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Caso arbitro Rocchi

Tutti gli scandali nell’AIA da D’Onofrio a Rocchi, la storia di cinque anni tormentati

Del caso D’Onofrio fino alle ombre sui vertici tecnici, il racconto della crisi del sistema arbitrale in Italia. Un viaggio nelle difficoltà degli ultimi anni dell’AIA, dove le lotte di potere e le inchieste giudiziarie stanno minando la credibilità del calcio italiano e della sua classe arbitrale.
A cura di Vito Lamorte
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Il calcio italiano è abituato alle tempeste, ma il fulmine che ha colpito i vertici dell’Associazione Italiana Arbitri (AIA) negli ultimi anni è qualcosa di difficile da spiegare. La vicenda che coinvolge l'ormai ex designatore Gianluca Rocchi è solo l'ultima tappa di una crisi che il sistema arbitrale vive in Italia da troppo tempo.

Quello che doveva essere il "tempio della legalità" e della trasparenza si è trasformato, negli ultimi anni, in un campo minato di inchieste giudiziarie, dimissioni forzate e ombre che arrivano dai vertici tecnici fino ai territori.

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Lo shock del caso D’Onofrio e le dimissioni di Trentalange

Tutto ha inizio nel 2022 con il caso Rosario D'Onofrio. La scoperta che il Procuratore Capo dell'AIA, l'uomo che avrebbe dovuto vigilare sulla condotta di migliaia di fischietti, fosse in realtà un narcotrafficante internazionale (arrestato e poi condannato per traffico di droga durante il lockdown) ha rappresentato il punto di non ritorno.

Com’è stato possibile che un uomo con un curriculum criminale così pesante scalasse i vertici dell'AIA senza che nessuno se ne accorgesse? Questo interrogativo ha squarciato il velo sulla gestione interna dell'associazione, portando inevitabilmente alle dimissioni di Alfredo Trentalange. Sebbene Trentalange abbia sempre rivendicato la sua estraneità ai fatti, la responsabilità politica di quella nomina era troppo pesante per essere ignorata, segnando la fine di un progetto che prometteva rinnovamento e "apertura".

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Dalla decadenza di Zappi al possibile commissariamento: un'instabilità permanente

La caduta di Trentalange non ha portato la pace sperata. Dopo l'elezione di Antonio Zappi, figura storica e carismatica, alla presidenza ecco che l'AIA si è ritrovata in un limbo amministrativo che ha indebolito la figura dell'arbitro proprio mentre la tecnologia (VAR) e le polemiche domenicali richiedevano una guida forte e autorevole.

La Procura Federale ha espresso accuse molto forti nei confronti di Zappi, che riguardavano la violazione dei principi di lealtà, correttezza e probità. In particolare veniva contestato di aver esercitato pressioni indebite per spingere alle dimissioni due figure di rilievo dell’organigramma tecnico: Maurizio Ciampi, allora responsabile della CAN C, e Alessandro Pizzi, responsabile della CAN D. Secondo quanto emerso dagli atti, l’obiettivo sarebbe stato quello di accelerare un ricambio interno per favorire nuovi designatori, aggirando le procedure previste dalla FIGC.

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La prima sentenza è arrivata nel gennaio 2026, quando il Tribunale Federale Nazionale ha inflitto a Zappi 13 mesi di inibizione. Il dirigente ha poi presentato ricorso, ma a febbraio la Corte Federale d'Appello ha confermato integralmente la sanzione, giudicando il comportamento “sleale” e parte di un disegno portato avanti con piena consapevolezza.

L’ultimo grado della giustizia sportiva ha respinto definitivamente il ricorso. Una decisione che comporta la decadenza automatica di Zappi dalla carica di presidente, essendo la squalifica superiore ai dodici mesi. Ora l'ombra del commissariamento dell'AIA si fa sempre più grande.

L’ombra su Gianluca Rocchi e l'inchiesta di Milano

Il capitolo più recente riguarda Gianluca Rocchi. Il designatore è finito sotto la lente d'ingrandimento della Procura di Milano che e si è autosospeso dopo l'indagine per concorso in frode sportiva.  L’inchiesta sul sistema arbitrale ruota attorno a un numero chiave: cinque. Sono infatti cinque gli indagati, tutti appartenenti al mondo degli arbitri e senza alcun coinvolgimento diretto di club come l’Inter, nonostante le iniziali indiscrezioni. Un elemento che, almeno per ora, esclude responsabilità delle società.

Tra i nomi sotto indagine figurano l'ex designatore insieme ad Andrea Gervasoni, Luigi Nasca e Rodolfo Di Vuolo. Il quinto, Daniele Paterna, è invece indagato per aver fornito dichiarazioni non veritiere ai magistrati.

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Cinque anche le partite finite sotto la lente: tre di Serie A, una di Coppa Italia e una di Serie B. Tra queste, Udinese-Parma e Salernitana-Modena per presunte interferenze al VAR, oltre a Inter-Verona, nata da un episodio contestato che ha dato il via all’indagine.

Al centro dell’attenzione anche Bologna-Inter e Inter-Milan, dove si ipotizzano designazioni favorevoli ai nerazzurri, anche se senza indagati tra i club. L’inchiesta, coordinata dal pm Maurizio Ascione, si basa anche sulle testimonianze di 29 arbitri.

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Nel frattempo, la gestione arbitrale per il finale di stagione è stata affidata a Dino Tommasi, mentre sullo sfondo resta l’ipotesi di un commissariamento della FIGC, valutata a livello politico ma ancora tutta da definire.

Oggi il mondo arbitrale si trova davanti a un bivio. Le difficoltà non sono più solo sul rettangolo verde — dove il fuorigioco millimetrico e il "chiaro ed evidente errore" continuano a far discutere — ma altrove, dove si decide il futuro della categoria.

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