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Opinioni

I Cesaroni sono tornati tra ascolti top e critiche: è presto per esultare, ma anche per stroncarli

Prima puntata, 3,5 milioni di telespettatori, 22,6% di share. E un messaggio vocale al personaggio di Antonello Fassari come omaggio che pesa come un macigno. È presto per esultare, ma è presto anche per stroncare il ritorno dei Cesaroni.
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Tre milioni e mezzo di italiani davanti alla televisione a guardare il ritorno dei Cesaroni. Il 22.6% di share. Nel deserto creativo della fiction italiana, questi numeri sono un'oasi. Miraggio o meno, non ha importanza. O almeno, non è questo il momento e non è neanche il punto. I Cesaroni sono un atto di nostalgia collettiva che dice tutto su chi guarda, molto poco su quello che stiamo guardando. Ma andiamo con calma.

Una prima puntata, come una rondine, non fa primavera. È un biglietto da visita e non un contratto. È la stretta di mano prima di sedersi a tavola. E con i Cesaroni, che stanno per aprire guarda caso un ristorante, a tavola ci siamo appena seduti.

Quello che posso dire, qui e ora, è che c'è un dato che non si discute: il pubblico c'è. Tre milioni e mezzo radunati davanti a uno schermo non arrivano per caso. Ci vanno perché vogliono qualcosa. Affetto, nostalgia, il calore di una famiglia della tv che hanno frequentato per anni. Il legame tiene, anche e soprattutto dopo la morte di Antonello Fassari.

La chiave narrativa per omaggiare l'attore scomparso durante l'organizzazione delle riprese è un messaggio vocale. È Giulio, sul finale di puntata, che parla al fratello Cesare, scomparso come nella realtà, per dirgli che la vecchia bottiglieria di famiglia diventerà un ristorante. È una scelta semplice. Quasi elementare. E forse per questo funziona. Non c'è retorica, non c'è il pistolotto sul lutto, non c'è il "ci manchi tanto" urlato in primo piano. C'è una voce che parla a qualcuno che non risponderà più. E quella voce porta con sé tutto il peso di quello che siamo stati e di quello che siamo adesso.

"Che amarezza". Quella storica battuta del Cesare di Antonello Fassari è un modo perfetto per salutarsi in attesa della prossima puntata. Una puntata che tutti aspettano al varco per capire se confermerà il clamoroso dato della prima, o se ci sarà il fisiologico calo dopo l'effetto novità.

Uno dei momenti più dibattuti anche sui social ha riguardato il cameo di Paolo Bonolis. Nel ruolo di se stesso. Perché Bonolis è uno di quei rari personaggi dello spettacolo italiano che sa stare dentro una scena senza divorarla. E soprattutto, perché è il tipo di scelta che dà un segnale: è proprio Bonolis a spingere avanti dall'immobilismo il personaggio di Amendola. A suon di schiaffi. È stata una scena molto godibile.

Sui temi che vengono fuori subito, è interessante vedere come il motore che muove tutto, che unisce i puntini per mandare la narrazione avanti, è quello che ha combinato Augusto (Maurizio Mattioli), altro fratello di Giulio, che vende le sue quote a una speculatrice (Lucia Ocone, che è poi la moglie della nuova spalla stagionale Ricky Memphis), intascandosi i ristori dell'emergenza Covid con tanto di contenzioso aperto con l'Agenzia delle Entrate. L'Italia così com'è.  

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Gennaro Marco Duello (1983) è un giornalista professionista e scrittore. Laureato in Scienze della Comunicazione al Suor Orsola Benincasa di Napoli. Lavora a Fanpage.it dal 2011. È autore di "Un male purissimo" (Rogiosi, 2022) e "California Milk Bar - La voragine di Secondigliano" (Rogiosi, 2023). "Un desiderio di ieri" (2025) è il suo ultimo romanzo. 
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