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Il Musazzi su The 50: “Ero certo che funzionasse. È un mix tra Grande Fratello e Squid Game. Senza morti, purtroppo”

A Fanpage.it, il creator e conduttore radiofonico racconta The 50, il reality di Prime Video a cui ha partecipato: dai momenti cult con Tavassi alle dinamiche che ha scoperto solo guardando il programma in TV. E sul futuro: “La radio è la china del compasso. Tutto gira intorno a quello”.
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Il Musazzi, cinico per vocazione. È la prima delle didascalie con cui The 50 decide di presentare il suo personaggio. "Ma non è un personaggio," sbotta subito a Fanpage.it, "è che io sono proprio così". Tant'è che si lamenta persino del Leone, il padrone di casa del gioco: "L'avrei fatto più cattivo!". 

L'anti-influencer, emerso sui social nel 2020 in piena pandemia, ormai è oggi un apprezzato e acclamato speaker di Radio 101, tra i "comic creator" più seguiti al momento ed è anche tra i protagonisti del format Prime Video che sta conquistando – per usare una locuzione a portata di mano – "pubblico e critica". Ne abbiamo parlato con lui, in occasione dell'uscita di tre episodi nuovi sulla piattaforma video di Amazon, che nel contempo è diventato un riferimento della nuova Milano dei comici: "Ma non siamo il nuovo Derby, non bestemmiamo! Solo che abbiamo trovato il nostro pubblico". 

Il format era una scommessa o eri già certo che avrebbe funzionato?

Ero certo che questo programma funzionasse. Aveva tutti i requisiti affinché un programma del genere in Italia possa funzionare. È il fascino del disagio, no? E poi dal punto di vista mediatico, è incredibile. Hanno messo dentro 50 persone che funzionano fortissimo.

Come lo descriveresti a chi non l'ha ancora visto?

È un mix tra un Grande Fratello con una parte game molto accentuata, come potrebbe essere uno Squid Game. Ma senza morti.

Per fortuna.

Purtroppo, oserei dire.

Uno degli elementi che balza agli occhi, guardando The 50, è che sembra un reality con la satira incorporata. Come se ci fosse la Gialappa, ma non c'è la Gialappa.

La Gialappa è il personaggio del Leone. Però ti posso dire che avrei calcato ancora più la mano. Il Leone l'avrei fatto più cattivo, se devo dirti la verità.

Ti candidi a Futuro Leone, quindi?

Sì, però a modo mio.

Qual è stato il lavoro degli autori durante le riprese? Vi davano suggerimenti?

Te lo posso garantire: gli autori non ci imbeccavano in nulla. Non c'era nulla di deciso da loro. Eravamo veramente 50 persone buttate lì dentro e quel che succede succede.

Tra i tuoi top moment delle prime puntate metto la prova della piscina. Nessuno si rende conto che la prova non è superata, tu lo dici a Tavassi e nasce un momento comicissimo.

Non avevano capito. Io lo vedevo, ne mancavano sei, però erano tutti così felici che non mi andava di rovinargli il momento. Poi l'ho detto a Tavassi, che era dall'altra parte della piscina. È venuto da me, vedeva tutti che festeggiavano, e io gli ho detto: "Tavassi, ma hanno perso." E lui: "Avete perso, avete perso." Io: "Ma non dirglielo."

E un altro momento cult?

Uno che ho rivisto credo 50 volte, ho anche registrato la televisione in quel pezzo, un po' triste lo ammetto, è il momento in cui, durante un'eliminazione, dico: "Ah, a livello umano mi dispiace. Comunque stasera mangio lo stesso". C'è stata una pausa di silenzio che è stata incredibile.

Gli autori ti hanno costruito addosso la maschera del cinico o era già tua?

Fanno parte della mia persona, non del personaggio. Io ci tengo a dirlo: sono proprio così. In realtà, mi sono molto divertito, ma hanno tenuto tutte le parti in cui mi lamento del contesto, ecco.

Con Tavassi vi conoscevate?

Non lo conoscevo, ma ci siamo trovati subito. Siamo stati una fucina di battute, ne facevamo una dietro l'altra, molto divertenti. Il nostro unico obiettivo era ridere. Non ho mai riso così tanto in maniera consecutiva nella mia vita per quegli otto giorni totali. Le battute che abbiamo fatto non sono state messe tutte, probabilmente perché impubblicabili a livello umano e morale.

Stefano Musazzi con Edoardo Tavassi in uno dei momenti topici di The 50: il voto per l’eliminazione dei concorrenti.
Stefano Musazzi con Edoardo Tavassi in uno dei momenti topici di The 50: il voto per l’eliminazione dei concorrenti.

Francesco Chiofalo e Paolo Caruso sono due tra gli animali da reality del cast.

Chiofalo lo conoscevo già di persona ed è straordinario: è riuscito a far girare mezza puntata sulle sigarette che gli avevano rubato. Uno dice "Ma chi cazzo se ne frega?" eppure lui sa come muoversi all'interno del reality. Anche Paola Caruso sapeva come apparire nel montaggio finale.

Non è un caso che Chiofalo e Caruso hanno vissuto anche una litigata insieme. 

Sai che alcune di quelle dinamiche, gli inciuci, le ripicche, le sfuriate, le sto scoprendo adesso guardando il programma in televisione. Non me ne ero accorto di niente.

Eri altrove.

Sempre. Non sapevo neanche i nomi di tanta gente. Tant'è che durante i confessionali, quando gli autori mi chiedevano cosa ne pensassi di tizio che flirtava con Caio, non capivo neanche a chi si riferissero. A me piaceva stare lì e ridere.

La radio resta il tuo baricentro.

È il punto fisso, la china del compasso. Tutto gira intorno a quello perché mi dà stabilità, certezza. E poi mi piace molto. Diciamo che a parlare sono abbastanza bravo, mettiamola così.

Il sogno dell'attore invece?

L'attore è sempre stato un po' il cruccio della mia vita. Però ad oggi, qualsiasi impegno lavorativo dovessi prendere, mi assicuro al 100% di non perdere il lavoro in radio. Film non ne ho mai fatti, e credo che mai lo farò. Però è un sogno, e i sogni sono sogni. Altrimenti smetti di rincorrere qualcosa e ti perdi.

Nove anni per fare le superiori, in sei scuole diverse.

Sempre bocciato in terza, quattro volte. Mi fottevo da solo in partenza perché ogni volta cambiavo indirizzo e dovevo ricominciare dal triennio. Ho fatto scientifico, chimico, dirigente di comunità, informatico e ragioneria. Non è che non studiavo: studiavo quello che volevo io. Se mi obblighi a fare qualcosa, non ce la faccio.

Il sistema scolastico ti ha penalizzato o eri tu il problema?

Il sistema scolastico va rivalutato: una persona a 14 anni non è in grado di decidere il proprio futuro. Tant'è che mi sono diplomato in ragioneria e non so un cazzo di ragioneria. Il dare e l'avere, a malapena.

C'è qualcuno che avresti voluto vedere nei 50?

Fabio De Vivo, il mio collega di radio con cui faccio il programma. È molto competitivo, vincere contro uno come Fabio sarebbe stato tosta. E poi il gruppo: Frank Gramuglia, Giuseppe Mercurio, il Boomer Milanese. Siamo amici, usciamo spesso insieme. Dal punto di vista della compagnia sarebbe stato molto divertente.

Su questa nuova onda "milanese" di comici "creator", la dico forte, sentite di essere eredi, o in qualche modo figli, dei comici del Derby?

Stai bestemmiando.

Ecco. 

Però c'è da fare un ragionamento. Una volta il Derby era capeggiato da una direzione artistica. E il pubblico si trovava di fronte una persona già scelta da qualcuno. Con i social, chiunque può dire la qualunque. I social hanno dato il permesso e la possibilità a chiunque di avere il proprio Derby, ma senza un filtro. Perché chissà quanti, trent'anni fa, avrebbero voluto esibirsi al Derby. C'era sempre un setaccio, qualcuno che diceva "Questo sì, questo no." Adesso quel setaccio non esiste più. E questo ha permesso a chiunque di esibirsi e trovare comunque il proprio pubblico. I comici "creator" se sono dove sono è perché il loro pubblico ce l'hanno.

Chiofalo pare sia il primo concorrente della prossima Isola dei Famosi. Il Musazzi ci andrebbe?

Per fare un reality ho bisogno che sia registrato. Non ho il filtro mentale: tutto quello che mi passa per la testa, lo dico. Ho provato a mettermelo durante The 50, mi dicevo "È registrato, se dico qualcosa che non va bene la tagliano, prova a filtrarti." Non ci riuscivo. Se avevo in mente qualcosa che sapevo facesse ridere qualcuno, la dicevo. In un reality in diretta sarei eliminato immediatamente.

Per le troppe parolacce?

No, non per quello. E non bestemmio neanche. Per me la bestemmia qualifica la persona. Però un certo tipo di terminologia, magari per commenti un po' trucidi. Se qualcuno sta facendo qualcosa e non ci riesce, io senza cattiveria parto con un intercalare che ho paura di tirare fuori. Motivo per cui, forse mi sentirei a mio agio in un reality "registrato", non di quelli che hanno una componente molto forte di diretta.

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