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Giancarlo della Ruota della Fortuna: “La mia gaffe non fu voluta. Ho fatto mille domande a L’Eredità, mai una risposta”

Il concorrente entrato nella storia per il clamoroso ‘scivolone’ sulle Amazzoni si racconta a Fanpage.it: “Capitava spesso che creassero frasi con doppi sensi. Tornai a giocare nel 2003 e Bongiorno non mi riconobbe. Con lui non c’era nessun rapporto”. Poi la confessione: “Vorrei partecipare a L’Eredità, ma ho perso le speranze. Non mi chiamano e sono convinto che dipenda da questa mia riconoscibilità”.
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Una risposta sbagliata che l’ha consegnato alla storia. Perché se Giancarlo Pelosini avesse fornito la soluzione esatta del tabellone, oggi sarebbe disperso nel lunghissimo elenco dei campioni che si sono alternati a “La Ruota della Fortuna”. Invece no, è bastato un colpo di genio – o di ingenuità – per entrare nelle immortali teche televisive, capaci di renderti eterno e perennemente riconoscibile.

“Vengo riconosciuto e i ragazzi mi cercano sui social – confida lui a Fanpage.it – mi chiedono di mandare video di auguri o di fare dei saluti. Mi fa piacere perché sento che la gente mi vuole bene”.

Oggi settantasettenne, Giancarlo vive da sempre a Rosignano Solvay, in provincia di Livorno, e dal 2003 è in pensione dato che – come spiega lui stesso – “iniziai a lavorare molto presto e all’epoca per smettere bastava aver maturato 37 anni e 6 mesi di contributi”.

Per gran parte di questo tempo è stato un dipendente della Telecom: “A dire il vero la prima occupazione fu nello stabilimento di bicarbonato Solvay. Poi un parente mi consigliò la compagnia telefonica e, dopo un corso a Roma di tre mesi, venni assunto appena terminato il servizio militare. Cominciai quando ancora si chiamava Sip e salutai nel momento in cui si era passati a Tim”.

La passione per la tv e i giochi l’ha sempre avuta, con il quiz di Mike Bongiorno che non rappresentò la sua primissima avventura: “Nel 1990 partecipai ad ‘Ok, il prezzo è giusto’ di Iva Zanicchi. C’era già stato un amico e mi comunicò che il programma aveva bisogno di una novantina di persone al giorno. Chiunque facesse domanda veniva accettato. Anzi, erano gli autori a spronarti per coinvolgere dei conoscenti”.

Riuscisti a giocare.

Sì. Il mio amico mi chiese se preferissi fare il figurante o provare a giocare. Risposi che avrei gareggiato volentieri. Allora mi consigliò di recarmi da uno dei giudici che effettuavano i colloqui e di fingere di conoscerlo. ‘Digli che sono già quattro volte che vieni a battere le mani, ti terrà in considerazione’. Così feci e mi selezionarono.

Vincesti qualcosa?

Uno stereo ed un seggiolone, che cedetti proprio al mio amico, a cui era nato il figlio sei mesi prima.

Nel 1995 fu la volta della “Ruota”.

Andava in onda alle sette di sera e la guardavo sempre con mia moglie. Indovinavamo spesso le risposte e mi convinsi a scrivere. Spedii la prima lettera e ripetei la pratica ogni settimana fino ad arrivare a 117 complessive. A quei tempi facevo l’allenatore di calcio di bambini e allegai anche una foto con tutti loro. Finalmente il tentativo andò a segno e mi convocarono a Roma in un hotel per il provino. Eravamo circa duecento.

La presero e si laureò campione per cinque puntate.

Vinsi pure l’ultima, ma il regolamento impediva di farne di più. Registrammo a febbraio e la messa in onda avvenne a partire dall’8 marzo.

In tutto ti portasti a casa 51 milioni e 300 mila lire, più due crociere.

Ci andai con mia moglie e l’altra la cedetti a mio figlio, che portò la sua fidanzata. Partimmo da Genova e percorremmo il Mediterraneo con tappa in Tunisia e alle Baleari. Fu la prima volta per me e non nego l’emozione. Trent’anni fa non era come adesso: le crociere erano un privilegio per pochi. Le persone normali potevano solo sognarle.

Arriviamo alla puntata del 13 marzo e alla manche sulle ‘Amazzoni’.

Non ci fu intenzionalità, non lo feci apposta. Non c’erano i social e non potevo immaginare il rilancio che ci sarebbe stato. Capitava di frequente che creassero delle frasi con dei doppi sensi e ci cascai. Se rivedi il filmato ti accorgi che io la soluzione l’avevo compresa. Avevo chiesto la ‘A’, la ‘G’ e infine la ‘F’. rimaneva solo una vocale.

“Vinsero battaglie grazie alla loro foga” divenne altro.

Avevo davanti Alvise Borghi che scoppiò a ridere. Mi domandai il motivo. Lo stesso Mike se ne accorse e colse la palla al balzo: ‘Stia attento alle vocali’. Pensai: ‘Perché tutta questa ilarità?’. Bongiorno rincarò la dose rivolgendosi al suo team: ‘Avete sempre in mente queste cose’. Quindi provai, convincendomi che potesse non essere una parola normale.

L’errore ti costò 8 milioni di lire.

Non mi aggiudicai la manche. Se lo studio non avesse cominciato a ridere e fossero rimasti tutti zitti probabilmente ‘figa’ non mi sarebbe uscito. Ma non ebbi tempo di ragionare. Ad ogni modo mi andò bene, perché se avessi detto ‘foga’ non ci sarebbe stato tutto il resto e nemmeno questa intervista (ride, ndr).

Terminate le registrazioni, cosa accadde?

Mi recai negli uffici per il disbrigo delle pratiche burocratiche e nella stanza accanto c’erano Mike, Alvise e altri autori che discutevano della possibilità di tagliare quel passaggio. Fu proprio Bongiorno ad opporsi alla cancellazione.

Con lui come fu il rapporto?

Con Mike i concorrenti non parlavano, strinsi rapporti solo con Paola Barale, con la quale sono sempre rimasto in contatto. C’era l’ordine di stare in studio alle 13.30, ma lui arrivava dopo quaranta minuti o un’ora. Entrava da una porticina, beveva il suo tè e si partiva. Credo che il distacco fosse anche un atteggiamento figlio della volontà di non dare l’impressione di favorire qualcuno.

Si registravano più puntate al giorno.

Quattro. Infatti mi chiesero di portarmi diversi vestiti da casa. Ricordo che mi scartarono una giacca con i pallini. La prima apparizione la registrai in coda al primo giorno; le altre quattro nella giornata seguente. Quando si finiva, il campione aveva appena 10 minuti per cambiarsi. Arrivai alla fine molto stanco e questo fattore influì sulla mia ultima performance.

Di 51 milioni quanti te ne entrarono realmente in tasca?

Ritirai i gettoni d’oro dopo un paio di mesi. Andai a Milano assieme al mio babbo e ci indicarono diversi fornitori che avrebbero potuto quantificarli. Mi venne spiegato che in ogni gettone da sei grammi c’erano solo quattro grammi d’oro. Se a ciò ci aggiungi la tassazione, diciamo che al netto di tutto incassai 35 milioni.

Come li investisti?

Mi comprai un’auto, una Alfa Romeo, mentre a mio figlio regalai una moto. Mia moglie, invece, volle una camera nuova.

Alla “Ruota” ci tornasti nel 2003.

La Barale non c’era più e nemmeno i giudici storici. Mike non era più lo stesso, pensavo che mi avrebbe riconosciuto, invece mi ignorò. Vinsi 500 euro e una sveglia d’argento. La trasmissione si era ridimensionata. Era stata spostata su Rete 4 e i premi erano decisamente più modesti.

Se nel 2009 Nicola Savino non avesse rispolverato il filmato a “Scorie”, non avresti goduto di questa seconda ondata di popolarità.

È vero. Da quel momento si sono moltiplicate le condivisioni e la scena è diventata virale. Mi hanno cercato tutti. A dieci anni dalla morte di Mike, Costanzo gli dedicò una puntata del ‘Costanzo Show’ e mi invitò. Poi mi chiamò Giletti a ‘Non è l’Arena’. Sono addirittura finito in un videoclip del rapper milanese Artie 5ive e nello show di Cattelan su Netflix ‘Una semplice domanda’.

Il legame indissolubile con “La Ruota della Fortuna” ti ha tuttavia impedito di prendere parte ad altri giochi.

Purtroppo hai ragione. Ho fatto mille domande a ‘L’Eredità’, ma nessuno mi ha mai risposto. Ho perso le speranze. Sono convinto che l’atteggiamento dipenda da questa mia riconoscibilità. Quando chiamo il numero che scorre in sovrimpressione mi ripetono sempre che hanno già i miei dati e che verrò ricontattato. Finora non è mai successo.

La riconoscibilità è diventata un limite?

Non mi pesa, al contrario mi inorgoglisce. Mi conoscono in tutta Italia e ho avuto la possibilità di conoscere tante persone che mi vogliono bene. Come sempre, nessuno è profeta in patria e dalle mie parti non mi regalano troppe soddisfazioni.

La tv ti ha più cercato?

No, se non per le ospitate a cui accennavo. In compenso, avrei potuto recitare in un film, ‘Le Bambine’. Sarebbe stata una particina, il ruolo del marito della signora che abita nello stesso condominio di queste bambine. Il progetto non andò in porto perché avrebbero dovuto girare le esterne a Torino e in quella settimana piovve in continuazione. Dovettero rinviare, ma quando si rifecero sotto io avevo già ricevuto l’offerta per il video di Artie 5ive.

Recentemente ti abbiamo rivisto alla “Ruota”.

Ero in gita, sono andato con i classici pullman organizzati dal paese. Una volta arrivato là ho chiesto di parlare con Alvise. Quando ha scoperto che ero in studio mi ha immediatamente convocato. Ho fatto le foto con tutti e mi hanno fatto sedere in prima fila, con Gerry Scotti che mi ha dedicato un saluto in diretta. Se dovessero mai organizzare una puntata con dei vip, chissà, potrebbero inserirmi come concorrente speciale.

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