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Opinioni

Fazio se ne va, la destra esulta, ma per la Rai è un disastro senza precedenti

Dopo anni di attacchi politici e indiscrezioni, la Rai perde uno dei suoi volti più autorevoli. Fabio Fazio se ne va e lascerà un vuoto gigantesco, per credibilità e ascolti. Una voragine difficile da colmare, a dispetto di chi oggi esulta.
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A cura di Andrea Parrella
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Alla fine è successo. Dopo anni di ipotesi e frequenti attacchi politici frontali, Fabio Fazio saluta la Rai. Dall'anno prossimo il conduttore sarà a Discovery, sul Nove, con un nuovo programma. Non sembrava possibile. Anche stavolta le indiscrezioni sull'uscita di Fazio dalla Rai parevano fumo negli occhi, scenari legati alla narrativa della nuova Rai voluta dal governo Meloni pronto a fare piazza pulita. Narrativa che anche stavolta pareva destinata a schiantarsi contro il dato di realtà di un programma che funziona, i numeri e il riscontro di un titolo giunto al suo ventesimo anno di vita in piena salute.

Al contrario il 14 maggio, all'ora di pranzo di una domenica qualsiasi, arriva l'annuncio dell'accordo tra Fazio e Discovery. Quattro anni di contratto, un programma (presumibilmente nella stessa fascia della domenica sera) e un ruolo di responsabilità editoriale.

In pochi minuti è il caos, la slavina diventa valanga, ingrossata dal tran tran sui social che si spacca in due. Da una parte c'è chi si schiera dalla parte del conduttore, dall'altra chi esulta, compreso il ministro Salvini, che pubblica un tweet in cui saluta Fazio e Littizzetto con un "belli ciao" senza bisogno di didascalie. Il vicepremier, d'altronde, è da sempre fautore di una soluzione su Fazio, identificato come un totem della sinistra in Rai.

Intanto Fazio diventa il sottotesto della programmazione domenicale Rai. Prima da Mara Venier, che intervistando Baglioni a Domenica In sottolinea: "Dovevamo fare un collegamento con lui ma non può". Il motivo è chiaro, ma nessuno lo dice. Il conduttore si collega poi con il Tg3 della sera, che secondo una logica quasi surreale pubblicizza l'addio di Fazio alla Rai. Quindi arriva il momento della consueta puntata di Che Tempo Che Fa e il presentatore, accolto da una standing ovation, non può esimersi dal commentare la vicenda: "Non ci sono uomini adatti a tutte le stagioni e io non credo di esserlo".

Nel corso della puntata di Che Tempo Che Fa si consuma un altro duello a distanza, quello tra l'ormai ex amministratore delegato Carlo Fuortes e il Cda Rai. Il primo, di fatto accusato della responsabilità di non essersi occupato del rinnovo del contratto di Fazio, tra le righe di un comunicato scarica le colpe di una mancata sollecitazione sul Consiglio di amministrazione che, a sua volta, durante la serata rispedisce le accuse al mittente. Il tutto alla vigilia dell'Assemblea del Cda del 15 maggio che ratifica il nome di Roberto Sergio come nuovo Amministratore delegato.

Tre le domande che sorgono spontanee. Andare via è stata una scelta di Fazio? Se no, c'è un mandante politico dietro all'addio del conduttore alla Rai? E in ultima istanza perché? Sulla prima domanda la considerazione è semplice, i contratti si siglano tra due parti. La mancata urgenza della Rai di rinnovare l'accordo con il conduttore deve aver spinto quest'ultimo a prendere in considerazione l'interesse di Discovery, che è riuscita a chiudere il tutto prima ancora della fine della stagione televisiva, quando sarebbe stato più plausibile. Se il mandante politico c'è, è chiaramente occulto. Non bastano il tweet di Salvini, o le parole di Calderoli per decretare che l'addio del conduttore sia frutto di una precisa volontà politica dell'esecutivo guidato da Giorgia Meloni e che darà il via a una grande infornata in Rai di nomi graditi al governo. Una cosa è certa: a destra nessuno starà versando lacrime per l'uscita di Fazio dalla Rai.

Infine il perché. Questa è, senza dubbio, la risposta più difficile da trovare. Lasciarsi scappare Fazio è, per la Rai un autogol clamoroso sotto il profilo dell'appeal, quello commerciale e di credibilità. La vicenda trova un precedente equiparabile, se pure per ragioni diverse e senza annunci, nell'ormai celebre editto bulgaro di Berlusconi contro Biagi, Santoro e Luttazzi. Un programma come Che Tempo Che Fa è diventato una certezza negli anni, un contenitore capace di attirare personaggi di grandi rilievo, italiani e stranieri, come nessuno altro è riuscito a fare. In piena salute sotto il profilo degli ascolti, ben al di sopra delle aspettative dell'azienda dopo il passaggio su Rai3, negli ultimi anni e in particolare con il Covid ha dimostrato di sapere incarnare alla perfezione i valori del servizio pubblico. Per queste ed altre ragioni, l'addio di Fazio è una sorta di ecatombe, un danno d'immagine per la Rai difficile da quantificare e pressoché impossibile da compensare.

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"L'avvenire è dei curiosi di professione", recitava la frase di un vecchio film che provo a ricordare ogni giorno. Scrivo di intrattenimento e televisione dal 2012, coltivando la speranza di riuscire a raccontare la realtà che vediamo attraverso uno schermo, di qualunque dimensione sia. Renzo Arbore è il mio profeta.
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