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Il Giovane Berlusconi, Freccero: “L’invenzione dei Puffi contro i Tg, così vincevamo agli ascolti”

Carlo Freccero racconta “Il giovane Berlusconi” nella docu-serie Netflix: “Avevamo capito che le famiglie a tavola avevano bisogno di far mangiare i figli e tenerli buoni”.
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È online su Netflix Il giovane Berlusconi, dicyserue in tre episodi sull'ascesa di Silvio Berlusconi come imprenditore immobiliare prima ed editore poi. Immagini d'archivio e testimonianze dirette da chi ha conosciuto il Berlusconi degli esordi, quello degli anni '70, di Milano 2 e del trionfo della Fininvest, nata prima come TeleMilano poi con l'acquisizione di Rete4 (di proprietà di Mondadori) e Italia1 (di proprietà di Rusconi). Carlo Freccero era tra quelli che ha lavorato con lui nei primi anni della tv commerciale: "Berlusconi capisce che il mercato diventa essenziale, che tutto è business, che tutto è profitto. Capisce che la televisione è il dispositivo di tutto questo".

Il più grande insegnamento di Silvio Berlusconi

Carlo Freccero racconta: "Berlusconi mi insegnò una cosa fondamentale: per fare tv, Carlo, devi sapere che a Palazzo dei Cigni ci sono quattro ragazzi che fanno 100 telefonate ogni mezz'ora dal mattino fino alle 23 per conoscere l'audience. Fu il mio corso di aggiornamento per capire la televisione commerciale. Capii subito che era la cosa fondamentale. Non era il mio giudizio critico, quello che mi piaceva a me. Io non dovevo esistere. Per me contavano solo quei numerini". E ancora: "Tu devi fare un palinsesto che imprigioni il pubblico, i programmi devono essere seriali, che invitino a un ascolto obbligato. Dallas mi servì a creare lo zoccolo duro d'ascolto al martedì. La Rai programmava solo episodi autoconclusivi e non capiva che Dallas era una soap e aveva un finale aperto. Creava seguito, ascolto coatto. E J.R. era la controfigura di Berlusconi, il vincitore per eccellenza".

L'intuizione dei Puffi contro il Telegiornale

Interessante il passaggio sulla controprogrammazione per contrastare il Telegiornale delle Reti Rai: "Ci inventammo di mettere i Puffi a ora di cena perché erano indirizzati ai bambini, che fanno fatica a mangiare". 

Io dovevo erodere la programmazione della Rai e lo strumento essenziale per erodere la programmazione della rete maggioritaria era la contro programmazione, cioè, fare il contrario della Rai per rubare l'ascolto. Ecco perché inventammo i Puffi contro il Telegiornale. Perché i Puffi in qualche modo erano indirizzati ai bambini, i bambini fanno fatica a mangiare, dissi, e finalmente le mamme possono essere sollevate dal compito di imboccare i bambini. Fu un successo clamoroso anche perché I Puffi erano bellissimi.

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