
C’è un limite oltre il quale il brusio del gossip smette di essere l'unico protagonista e quel limite è tracciato dalla solidità di una carriera. Il debutto record di Don Matteo 15 non è solo l’ennesimo successo Auditel della Rai, ma la prova della riuscita strategia di "resistenza" messa in atto da Raoul Bova dopo il caso Fabrizio Corona. Mentre l'ex re dei paparazzi sembrava averlo trascinato irrimediabilmente nel fango, spiattellando la sua presunta relazione extra-coniugale con Martina Ceretti, Bova ha scelto di non alimentare il circuito mediatico, lasciando che a parlare fosse solo il suo lavoro.
Il precedente di Fedez
Sia chiaro: il tentativo di affossare un’icona popolare non è una novità per Corona e, purtroppo, le ombre gettate su Raoul Bova sono destinate a restare. Lo avevamo già osservato con Fedez, finito nel mirino dopo il polverone su Angelica Montini. In quell'occasione, il rapper cercò di riscattare l'immagine del "traditore" che gli era stata affibbiata puntando sulla fragilità e sul brano Battito, nel tentativo di ottenere una sorta di perdono pubblico raccontando a Sanremo la sua crisi personale. Per Raoul Bova, però, l’attacco ha assunto contorni ancor più complessi. Qui la macchina del fango non ha colpito solo l'immagine del "divo", ma ha forzato la porta del privato più inviolabile, esponendo dinamiche familiari che chiunque avrebbe il diritto di tenere riservate. Un colpo basso che l'attore ha scelto di neutralizzare con una strategia complessa ma efficace: quella della sottrazione.
La strategia di Raoul Bova
Dopo un momento iniziale di comprensibile spaesamento — in cui ha ammesso di aver persino pensato di lasciare il set — Raoul Bova è riuscito a operare un cambio di narrazione. Non ha risposto al fango con altro fango, scegliendo la via del silenzio e della tutela legale attraverso il Garante della Privacy, ed esponendosi solo con interventi mirati. Significativa la sua partecipazione ad Atreju, dove ha rivendicato il peso di essere stato "massacrato" per non aver ceduto a un ricatto: "Il messaggio che ho ricevuto indietro non è stato: ‘Bravo, hai vinto contro chi ti aveva ricattato'. No, a pagare sono stato io, e l'ho fatto con l'uccisione pubblica", ha dichiarato in quell'occasione. Parole che sottolineano quanto il danno d'immagine sia stato reale e doloroso, rendendo la sua successiva scelta di attendere il verdetto del pubblico ancora più centrale.
Il verdetto del pubblico
I numeri di ieri di Don Matteo 15 danno ragione alla sua tenuta: per il debutto della fiction, 4.159.000 spettatori e quasi il 25%. Un dato che suggerisce come trent'anni di carriera abbiano ancora un peso specifico per il pubblico, ancora capace di scindere il valore professionale di un artista dalla sua vita privata. Se l'obiettivo di Corona era quello di degradare l'erede di Terence Hill a macchietta da cronaca rosa, l'Auditel ha sancito il fallimento dell'operazione.
