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Alessandra Mussolini: “Per colpa del mio cognome ho abbandonato il cinema. Cambiarlo? Mai”

Alessandra Mussolini si racconta in una lunga intervista, partendo dall’abbandono della carriera nel mondo del cinema fino all’entrata in politica e all’infanzia.
A cura di Eleonora di Nonno
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Se Alessandra Mussolini ha abbandonato il mondo del cinema la colpa è anche del suo cognome. Lo racconta in un'intervista al Corriere della Sera, in cui rivela come difficilmente la scegliessero dopo i provini: "Le risposte erano: troppo bella, troppo brutta, troppo alta, troppo magra, occhi troppo chiari. Il vero troppo forse era il cognome". Nel colloquio ripercorre la sua vita, la sua carriera, ricordando con nostalgia quando recitava al fianco di attori come Alberto Sordi o quando prendeva parte a film diretti da Ettore Scola.

Alessandra Mussolini e il cinema

Alessandra Mussolini racconta come tra lei ed Ettore Scola, regista del film Una giornata particolare, ci fosse molto affetto: "Lui era molto legato a mia zia Sophia Loren, durante le riprese stavano sempre insieme". Confessa, poi, che se nel film c'è un errore la colpa è sua e di sua madre: "Un giorno stavo malissimo, tosse e mal di gola, faceva freddo e mi mise addosso un loden, che però era decisamente anacronistico per l’epoca in cui era ambientata la pellicola", un'inesattezza che sfuggì a tutta la produzione. L'esperienza con Alberto Sordi nel film Il Tassinaro, la ricorda come complicata: "Sordi era un grande. Feci il provino, mi volle subito. Il film fu una faticaccia perché la produzione voleva risparmiare sulle pose e Alberto, che era anche il regista, ci fece girare tutte le scene notturne in un’unica sera".

Alessandra Mussolini: "Cambiare cognome? Col ca…!"

L'ex attrice e parlamentare passa poi a spiegare perché non continuò la carriera nel mondo del cinema, oltre alle risposte negative ai provini: "Troppo bella, troppo brutta, troppo alta, troppo magra, occhi troppo chiari", chiarisce come il vero motivo del rifiuto fosse il suo cognome. Un'insinuazione che troverebbe conferma in quanto le disse Dino Risi: "Tu vuoi fare il cinema con quegli occhi che ricordano tuo nonno? Almeno cambiati il cognome!", suggerendole poi di farsi chiamare Alessandra Zero, proposta che lei rifiutò: "Col ca…! Pure mi fossi cambiata il cognome, non sarebbe cambiato nulla. Avrebbero detto “guarda ‘sta vigliacca, pure il nome si cambia".

Alessandra Mussolini, dal cinema alla politica

Dopo aver chiuso con il cinema si iscrisse a Lettere, cambiando poi con la facoltà di Medicina e laureandosi nel 1994. Era già in politica: "In Parlamento incontravo l’avvocato Agnelli, appena nominato Senatore a vita, che con me era molto garbato – racconta Alessandra Mussolini -. Il Movimento sociale mi mandò a sfidare Bassolino a Napoli e fu un successo incredibile. Io e Bassolino arrivammo al ballottaggio lasciando fuori la vecchia Dc".

L'infanzia di Alessandra Mussolini

Alessandra Mussolini, figlia di Romano Mussolini e Maria Scicolone, nel libro il Gioco del Buio racconta gli intrecci familiari, dai tradimenti del padre fino al rapporto con sua madre, sorella di Sophia Loren. Un'infanzia particolare: "Violenza fisica non ce n’era ma così era forse persino peggio, a casa erano litigi continui, senza sosta. Partivano dalla cucina e arrivavano in sala da pranzo, innescati spesso da nonna Romilda che attaccava mia mamma. Tanto nonna aveva costruito con zia Sophia, quanto poi ha distrutto con mia mamma". Alessandra Mussolini racconta che sua nonna: "Beccava i tradimenti di mio papà e li riferiva perfidamente a mia mamma. Mamma se la prendeva con papà. Papà faceva quello che fanno gli uomini di solito: negava, negava, negava. Magari era domenica, nonna per dispetto versava mestolate di ragù bollente nei piatti e lanciava cotolette che friggeva fino a farle diventare pietre". Ricorda poi una frase terribile della nonna a proposito di sua madre, che si stava operando: "Mi disse in faccia: "Spero che tua madre muoia sotto i ferri". Per la rabbia presi un tavolino e lo scaraventai contro la parete. Lei fece una delle sue pose da diva, viveva come se fosse dentro un film, sempre". A proposito di suo nonno Benito Mussolini, risponde di non conservare suoi cimeli: "Sono io il cimelio, un cimelio vivente, ho respirato quell’aria, porto il cognome". Con il padre Romano, poi, non hanno mai parlato del Duce: "Per lui esisteva la musica, era un artista, viveva come gli artisti. Un piacione, tanti viaggi, tante donne, pochi soldi".

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