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Leo Gassmann: “Franco Califano mi ha insegnato a essere adulto e volermi più bene”

Essere un Gassmann e debuttare con un film su Franco Califano: Leo si racconta a Fanpage.it tra sogni, responsabilità e nuove consapevolezze.
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Leo Gassmann debutta come attore in Califano. Il film, diretto da Alessandro Angelini, ripercorre la storia del cantante in un modo inedito e, soprattutto, più onesto possibile. Califano, in onda su Rai1 domenica 11 febbraio, parte a Roma nel 1984, al Teatro Parioli, dove Franco attende l'inizio di uno dei concerti più importanti della sua vita. Quel giorno, però, irrompono sei uomini in divisa nel suo camerino e lo portano via in manette, lasciandolo sfilare davanti al suo pubblico.

È l'inizio di una grande storia italiana presentata a Fanpage.it proprio da Leo Gassmann: "Da romano, è due volte più grande quest'onore perché lui rappresenta l'anello di giuntura tra gli stornelli romani e la scena del cantautorato moderno". Sul rapporto con il padre Alessandro: "Abbiamo valori simili, ma caratteri completamente opposti. Lui mi ha insegnato a prendere sempre la strada in salita". 

Leo, stasera c'è il debutto. Come ti senti?

Sono felice e soddisfatto del lavoro che abbiamo fatto su questo film perché ci abbiamo messo il cuore. L'altro giorno ero a Napoli e, nonostante il film non è andato ancora in onda, già mi chiamano Franco. Nella vita m'hanno già chiamato in tutti modi. Vittorio, Alessandro, adesso so' Franco! Incredibile.

Sei passato anche per il Festival di Sanremo, dove hai cantato "Tutto il resto è noia". 

È stata una bella esperienza che ho dovuto tenere segreta, nascosta ai più. È stato bello tornare su quel palco che è un po' casa mia.

Un Gassmann all'esordio con un film su Franco Califano: è un bell'incrocio, una bella storia. Che valore ha?

È un grande onore raccontare la storia di un uomo come Franco. Da romano, è due volte più grande quest'onore perché lui rappresenta l'anello di giuntura tra gli stornelli romani e la scena del cantautorato moderno. Esordire da protagonista in un film, ovviamente, mi ricollega alle mie radici. Ci sono tante cose sul piatto ed è un momento importante della mia vita, lo riconosco.

Perché?

Apre le porte di un mondo che ho tenuto da parte per molto tempo.

Avevi paura?

No, non per paura. Non me la sentivo. Non era il momento giusto per lavorare sull'arte dell'attore. Ho fatto una vita abbastanza complessa perché studiavo all'università e facevo musica, poi ho sentito la necessità e quando mi sono sentito pronto ho cominciato a studiare recitazione e dopo due anni molto intensi ho cominciato a fare provini. Califano è arrivato dopo sei provini molto lunghi e molto duri. Sono felice, alla fine, di essere riuscito a conquistare questo ruolo molto importante che mi ha già cambiato la vita.

Leo Gassmann nel ruolo di Franco Califano
Leo Gassmann nel ruolo di Franco Califano

Hai fatto una preparazione molto dura per raggiungere la fisicità di Franco Califano. 

Era più alto di me di almeno sette, otto centimetri e c'è stato un lavoro con un dietologo e un personal trainer. Ho perso sei chili in tre settimane.

Non hai mangiato niente. 

Molto poco e per me è molto male, perché mi piace stare a tavola. È stato però il momento della mia vita dove mi sono amato di più. Ero asciutto, pieno di energie. Una dieta così ferrea nei primi giorni ti viene da morì de fame, però poi ti viene fuori un'energia incredibile.

Califano lo hai scoperto con la preparazione al film o in qualche modo era parte delle tue influenze musicali? 

Lo conoscevo a livello popolare come lo conosce la maggior parte delle persone, ovvero le canzoni più famose e qualcosa in più rispetto alla conoscenza generale del personaggio, come la scrittura di testi storici della musica italiana. Mai, però, mi sarei immaginato tutto il mondo che c'era dietro i suoi testi, mai mi sarei immaginato la sua vita privata. Con questo film, alla fine, ho conosciuto una grande persona oltre il grande poeta che è stato Califano.

Hai avuto modo di parlare con chi Califano lo ha conosciuto?

Sono stato in contatto con i suoi migliori amici, sono Antonello Mazzeo e Alberto Laurenti, fondamentali per la creazione del mio personaggio così come Mita Medici, che mi ha ospitato a casa sua. Ci tenevano che questa storia potesse essere più verosimile possibile a ciò che è accaduto nella vita di Franco. Siamo andati a toccare momenti della vita che non sono mai stati raccontati ed era importante farlo nella maniera giusta.

È una grande storia italiana di un uomo che non nascondeva i suoi difetti. Essere a contatto con lui t'ha cambiato un po' la visione dell'arte e della vita in generale d'un artista?

È successo subito dopo la fine del film, quando ho ripreso il tour il giorno dopo. In quel momento, ho capito di avere la possibilità di guardarmi di più e di volermi pure più bene. Credo sia stato un definitivo passaggio di crescita, di ingresso nell'età adulta. Mi manca tanto questo personaggio, non mi ha levato niente e mi ha soltanto dato.

È un periodo di grande ricambio generazionale e le famiglie d'arte stesse hanno nuovi riferimenti. Penso a te, penso a Pietro Castellitto…

Pietro è un grande. Non lo conosco di persona, forse ci siamo incontrati qualche volta, ma quando lo vedrò gli stringerò la mano molto volentieri perché Enea è un grandissimo film. Ha qualcosa di speciale. Quando sono uscito dalla sala, sono rimasto tutto il giorno a pensare a quello che ho visto. Ci sono dentro delle cose pazzesche, i dialoghi, le scelte che ha fatto per le inquadrature, mi è piaciuto davvero tutto.

Tornando alla domanda: qual è la molla che scatta crescendo in una famiglia d'arte e che cosa vuol dire? 

Credo sia importante avere l'aiuto dei genitori, devono toccare le corde giuste in maniera delicata e amorevole. Bisogna dare spazio e priorità a tutto, lo studio soprattutto, non sentire pressione in questo senso. Far parte di una generazione di famiglia, a questo punto, è un grande orgoglio. Sono sempre stato io per primo un fan di tutto quello che ha fatto la mia famiglia, non c'è nessun peso e non c'è nessun paragone. Ogni attore è fatto a modo proprio e vale anche all'interno di una famiglia.

Che rapporto hai con tuo padre? 

Io e mio padre abbiamo valori simili, ma caratteri completamente opposti. Quando sei in scena, racconti cose diverse. Ognuno è ciò che è.

L'insegnamento più grande che ti ha dato. 

Nella vita se ci sono due strade, meglio prendere quella in salita. È una cosa che arriva direttamente da mio nonno Vittorio. Ognuno deve costruire la propria collina personale, poi le strade magari un giorno si uniscono.

Ci hai già pensato a questo giorno? Arriverà? 

Non lo escludo e non lo nego. Mi piacerebbe un giorno avere un ricordo con papà, ma anche con mamma. Sarebbe come avere una foto di famiglia. Un passaggio di testimone, qualcosa del genere. Però, ecco, ogni cosa ha il suo tempo. Ora non c'è nei programmi e io devo ancora costruire la mia carriera, ma quando arriverà il momento in cui tutto sarà pronto, quando ci sarà l'occasione di confrontarmi col mio grande papà, allora sarà solo un piacere.

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