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Claudio Bisio: “I ragazzi di oggi crescono con meno prospettive e un futuro meno roseo”

Claudio Bisio, protagonista della fiction di Rai1 “Vivere non è un gioco da ragazzi”, ha parlato della differenze tra la sua generazione e quella dei giovani d’oggi per cui le prospettive sono sempre meno rosee di quanto ci si possa aspettare.
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A cura di Ilaria Costabile
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Sarà protagonista della prossima fiction Rai, "Vivere non è un gioco da ragazzi" in prima serata da lunedì 15 maggio, ed è della difficoltà che vivono le nuove generazioni di cui parla Claudio Bisio in un'intervista al Corriere della Sera, dove ricorda anche la sua adolescenza: "Facevo un sacco di cose al liceo… karate, teatro, l’impegno politico, lo studio", per poi raccontare quella dei suoi figli: "Il problema è che rispetto a noi i ragazzi di oggi crescono con meno prospettive, con un futuro meno roseo davanti". 

Claudio Bisio nella nuova fiction Rai

La fiction, nuova produzione Picomedia, indaga il rapporto dei ragazzi con le droghe dalla prospettiva di chi, ancora giovane, non comprende o almeno non è pronto ad affrontare le conseguenze di un qualcosa troppo grande da gestire. "Mi piacerebbe che genitori e figli guardassero insieme questa serie; non è leccata, non è retorica; è cruda, il linguaggio dei ragazzi non è stereotipato, penso che abbiamo evitato il rischio di fare una cosa per “gggiovani”, con tre g" dice l'attore al Corriere, facendo poi un paragone con l'adolescenza dei suoi figli, che non si sono mai imbattuti in

Con grande paura. I miei figli per fortuna hanno avuto amicizie sane. All’epoca mi spaventavo di più per il motorino, quando non li vedi tornare alle due di notte e provi quell’angoscia che toglie il fiato. Ora uno sta a Londra, l’altra a Berlino. Anche lì ci sono pericoli, ma almeno il sabato sera dormo.

La scelta di fare l'attore

In un momento in cui si avverte la differenza tra le nuove generazioni e quelle passate, soprattutto dal punto di vista lavorativo, provare a tornare indietro agli anni in cui Bisio ha deciso di voler fare l'attore apre ad una ulteriore riflessione:

Io non ho mai avuto il dubbio di non trovare lavoro, dovevo solo capire cosa avrei fatto. Ho studiato Agraria e poi sono diventato attore, le idee confuse le avevo anche io. La differenza sono le opportunità. A 23 anni mi proposero di andare a Parigi a gestire un ufficio del Cts per cui lavoravo d’estate, ma facevo già la scuola del Piccolo e dovevo scegliere. Non ci ho dormito una settimana. È stata una grande sliding door, ma era un bivio con due possibilità, adesso più che bivi mi sembrano vicoli ciechi.

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