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I doppiatori italiani in sciopero: “Condizioni di lavoro precarie e minaccia Intelligenza Artificiale”

L’Associazione Nazionale Attrici e Attori Doppiatori comunica il prolungamento dello sciopero fino al 7 marzo. Si richiede sia il rinnovo del contratto collettivo, fermo al 2008, sia una regolamentazione dei ritmi di lavoro. In più, uno sguardo alla minaccia dell’Intelligenza Artificiale: “Le voci italiane di tanti famosi attori stranieri come Julia Roberts o Leonardo Di Caprio possono essere riprodotte ed è un rischio”.
A cura di Eleonora D'Amore
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PH. Accademia del doppiaggio
PH. Accademia del doppiaggio

L'Associazione Nazionale Attrici e Attori Doppiatori comunica il prolungamento dello sciopero indetto dal 21 febbraio fino al 7 marzo. Dalle OO.SS (CGIL, CISL, UIL) e dalla delegazione di lavoratori votata dall’assemblea generale si evince la natura del problema che è sì nelle condizioni di lavoro e nel mancato adeguamento del contratto ma anche nella minaccia dell'Intelligenza Artificiale. Dichiarano da ANAD, attraverso la voce del Presidente Daniele Giuliani:

Al giorno d’oggi è impensabile continuare a lavorare in condizioni contrattuali obsolete, con normative che non tengono conto di quanto e come il mercato dell’intrattenimento dell’audiovisivo è cambiato negli ultimi 10 anni, e senza tutela per quanto riguarda la cessione dei diritti che mette quotidianamente a repentaglio l’intero settore, alimentando i rischi di un uso improprio dell’Intelligenza Artificiale.

Il cinema potrebbe restare muto ancora per un tempo indefinito, con conseguente ritardo sulla consegna dei prodotti stranieri come film e serie di enorme successo, perché l’agitazione potrebbe essere a oltranza in assenza di risposte concrete, con grave danno artistico ed economico. Un patrimonio culturale tutto tricolore, che vanta oltre 1.500 professionisti, 50 società specializzate e più di 100 milioni di euro l’anno di fatturato, ma che deficiterebbero delle attenzioni necessarie per poter svolgere un lavoro adeguato.

I lavoratori chiedono parimenti sia il rinnovo del contratto collettivo, fermo al 2008, sia una regolamentazione dei ritmi di lavoro, diventati frenetici a causa della molteplicità di produzioni audiovisive generate anche dal mercato delle piattaforme come Netflix, Amazon Prime Video, Apple Tv, Now Tv e Disney+. “Per correre da uno studio all’altro mi capita di percorrere la tangenziale di Roma anche quattro volte al giorno. Una volta li ho misurati: 170 chilometri, tutti all’interno di Roma. Non abbiamo neanche uno straccio di adeguamento Istat”, ha raccontato Alessio Cigliano, direttore di doppiaggio. “È impensabile continuare a lavorare in condizioni contrattuali obsolete, con normative che non tengono conto di quanto il mercato dell’intrattenimento dell’audiovisivo sia cambiato negli ultimi 10 anni, e in più senza tutela per quanto riguarda la cessione dei diritti, con i rischi di un uso improprio dell’Intelligenza Artificiale”, ha detto Daniele Giuliano, presidente dell’Anad.

Un nodo imprescindibile starebbe proprio in questo passaggio, nel riconoscimento di una professionalità a rischio, visto che, sondaggi alla mano, risulterebbe che l’85% degli spettatori italiani preferirebbe il doppiaggio alla versione originale sottotitolata. L’Intelligenza Artificiale (AI) è una minaccia sempre più concreta, stando anche alle parole di Rodolfo Bianchi, doppiatore e presidente di ADID (Associazione dei direttori di doppiaggio), rilasciate a Variety: “Siamo forzati a firmare contratti che prevedono la cessione dei diritti all’uso della nostra voce da parte di compagnie di intelligenza artificiale: le voci italiane di tanti famosi attori stranieri – come, per esempio, quelle per Julia Roberts o Leonardo Di Caprio – possono essere riprodotte, usando la tecnologia digitale, in altre produzioni”.

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