Per molti le elezioni europee di maggio segneranno una svolta epocale nel futuro dell’Unione. In Italia da settimane i leader dei due partiti di governo, Matteo Salvini e Luigi Di Maio, parlano di un voto storico che potrebbe ribaltare l’Ue. Ora arrivano i primi sondaggi a dire che, in realtà, nonostante dei grandi cambiamenti, per le forze sovraniste e populiste di differenza rispetto al passato potrebbe essercene poca. La vera novità è che, per la prima volta, il Partito Popolare e il Partito Socialista rischiano di non avere i numeri per la maggioranza. E, probabilmente, avranno bisogno di aprire la loro alleanza all’Alde di Verhofstadt, comprendendo anche il gruppo En Marche di Macron.

I sovranisti, guidati da Salvini e da Marine Le Pen, non riusciranno a sconfiggere il fronte europeista, stando al sondaggio commissionato dall’Europarlamento il 23 gennaio e pubblicato da Repubblica. La rilevazione evidenzia il crollo delle prime due forze a Bruxelles: il Ppe passa da 217 a 186 seggi, rimanendo comunque il primo gruppo; il Pse perde ancora di più, passando da 187 a 129. Salgono, invece, i liberali: da 68 a 77. A questi si potrebbero aggiungere 24 eurodeputati provenienti da En Marche. Ad oggi l’alleanza tra queste tre forze politiche è l’unica che può ottenere la maggioranza (la soglia da raggiungere è di 353 deputati).

A destra c’è l’Enf, l’attuale gruppo di Salvini e Le Pen che sale da 37 a 60 seggi. Ed è proprio la Lega a guadagnare più poltrone: con 29 deputati insidia anche la Cdu di Angela Merkel che potrebbe essere il primo gruppo con 32 deputati. I Conservatori dell’Ecr perdono molti seggi con la Brexit e passano sotto il controllo dei polacchi di Kaczsynski, scendendo da 75 a 43 seggi. Salvini punta a una fusione dei due gruppi prima del voto. O, magari, anche in un secondo momento per poter aggiungere anche altri deputati e arrivare – questo l’obiettivo – a un totale di 130 seggi. La sinistra, invece, può contare, secondo i sondaggi, su 45 seggi, contro i 52 delle scorse elezioni del 2014.

C’è poi un’altra partita, che è quella per la guida della Commissione europea. Il candidato del Ppe, per il momento, è Manfred Weber. Ma Macron vorrebbe allargare la colazione anche ai Verdi (accreditati di una quarantina di seggi): in quel caso Weber sarebbe considerato troppo a destra. E potrebbe quindi essere dirottato sulla presidenza del Parlamento europeo, in concorrenza con Antonio Tajani. Si dovrebbe quindi cercare un nome di compromesso: si parla di Michel Barnier. Francese, per accontentare Macron, moderato, per accontentare i Verdi, ed esponente del Ppe, per accontentare la Merkel. In tal caso la Francia dovrebbe rinunciare alla guida della Bce, che potrebbe così andare a un finlandese.

I Liberali e i Socialisti punterebbero invece alla presidenza del Consiglio europeo e al ruolo di Alto rappresentante per gli Affari esteri: i nomi in gioco sono quelli di Rutte, Michel e Vestager per i Liberali, e di Borrell o Timmermans per Socialisti. I sovranisti potrebbero invece cercare una rottura degli equilibri, convincendo – grazie a Orban e Kurz – i Popolari ad un’alleanza. Per ora, però, i numeri per avere la maggioranza non ci sono. C’è poi il gruppo a guida M5s. Al momento è difficile anche solo pensare alla sua nascita, ma potrebbe contare sui 23 seggi dei pentastellati, due dai suoi alleati croati, tre da quelli polacchi. E, in caso di ritorno a un’alleanza con i gilet gialli, se ne aggiungerebbero altri 10. Ma la strada è ancora in salita.

Il sondaggio per l’Italia

Nel sondaggio realizzato per l’Europarlamento si considerano anche i dati italiani, riportati sempre da Repubblica. La Lega risulterebbe essere nettamente il primo partito, conquistando 29 seggi a Bruxelles. Dietro troviamo il Movimento 5 Stelle, con il 25,9% e 23 seggi. Staccati il Pd, al 17,7% (con 16 seggi), e Forza Italia all’8,7% (8 seggi). Nessun altro partito riuscirebbe a superare la soglia di sbarramento del 4%: né Fratelli d’Italia (al 3,8%) né +Europa che rimane sotto il 3%.