Silvia Romano (foto Facebook)
in foto: Silvia Romano (foto Facebook)

Continuano le ricerche di Silvia Romano, la cooperante 23enne milanese della Africa Millele Onlus rapita a Chakama, a sessanta chilometri da Malinidi, in Kenya. Mentre le autorità locali con l’ausilio dei ranger e delle comunità masai locali battono la zona alla ricerca di una traccia, si aggiungono nuovi particolari sulla dinamica del rapimento avvenuto ieri sera nella sede dell’associazione. A raccontare come è avvenuto il sequestro è Freddie Del Curatolo, da anni residente in Kenya e rappresentante degli operatori turistici italiani che operano sulla costa. “Erano in 5 o 6 e hanno assalito un piccolo negozio armati di pistole prima di fare irruzione nella sede della Onlus dove c’era la cooperante”, racconta Del Curatolo che aggiunge un particolare inedito: “Alcuni testimoni oculari hanno raccontato che gli assalitori hanno chiesto dove fosse la mzungu che significa "bianca" nella lingua locale”. Questo pur non dando certezza assoluta che l’obiettivo fosse Silvia, che al momento dell’assalto avrebbe tentato di fuggire, sicuramente non può far escludere che gli assalitori volessero portare via proprio la cooperante italiana che a Chakama svolge attività di scolarizzazione.

La zona dove è avvenuto il rapimento è lontana rispetto alla costa dove si concentrano i villaggi turistici meta di migliaia di italiani ed europei, ma è soprattutto un territorio tranquillo (l'ultimo rapimento in quella zona risale a 7 anni fa quando fu rapita una turista francese) dove gli unici occidentali sono quelli che lavorano per associazioni e Ong che promuovo progetti sociali e sono ben accolti dalle comunità locali. Tra queste ce n’è una che si è insediata da poco non lontano da Chakama: quella degli Orma, pastori seminomadi provenienti da un territorio al confine con la Somalia e che potrebbero avere legami con i fondamentalisti islamici di Al Shabaab, il gruppo terroristico legato ad Al Qaida. Un elemento non di poco conto: “Resta da capire dove abbiano recuperato le armi – conclude Del Cratolo – non è escluso che provengano dalla zona di Garissa, al confine con la Somalia dove operano i terroristi islamici”.

Domani ci sarà un incontro tra gli operatori turistici italiani e le autorità locali per fare il punto della situazione sulla questione sicurezza nella zona costiera del Kenya, dove vivono e lavorano migliaia di cooperanti occidentali.

Articolo a cura di Gennaro Punzo