L'ossessione del ministro degli Interni Matteo Salvini per le scorte ha colpito ancora. Questa volta nei ‘tagli' dell'Ufficio centrale interforze per la Sicurezza personale (Ucis) è finito anche il famoso chef siciliano Natale Giunta, che nel marzo 2012 denunciò a Palermo i suoi estorsori, poi condannati un anno dopo, tutti con l'aggravante dell'associazione mafiosa. Due giorni fa, il 10 giugno, inaspettatamente, due mesi dopo una sentenza del Tar del Lazio che di fatto riscontrava un concreto e "grave pericolo" per la sua incolumità (annullando un precedente procedimento di revoca della tutela), il tenente colonnello Salvino Macli ha fatto sapere al cuoco di Termini Imerese che adesso è senza protezione.

La storia di Giunta è una di quelle che dimostrano la miopia e nello stesso tempo la schizofrenia delle scelte dello Stato."La mia vicenda è iniziata circa 7 anni fa, quando nel mio ufficio entrarono tre soggetti – uno di loro fu incriminato al maxiprocesso con Totò Riina, per intenderci – Mi dissero che erano venuti a proteggermi, perché i carcerati sapevano di me, e delle mia attività commerciali (catering presso il bar del Teatro Massimo, ristorante preso il Castello a Mare e uffici in via Albanese ndr), e continuavano a ripetermi che non mi stavo comportando bene, perché avrei dovuto pagare un pizzo di 2mila euro ogni mese a Cosa Nostra, per il sostentamento delle famiglie dei detenuti, e una somma raddoppiata a Pasqua e a Natale", ha raccontato in un'intervista a Fanpage.it. "Io feci finta di non capire, feci il ‘fissa' (il finto tonto, ndr) dissi che non ero abituato a simili richieste e presi tempo. Quel giorno stesso andai a raccontare tutto ai carabinieri". Quei ‘soggetti' erano il boss Antonino Ciresi (condannato tentativo di estorsione aggravata), Giuseppe Battaglia, Alfredo Perricone (questi ultimi condannati per tentativo di estorsione semplice) Giovanni Rao, e Maurizio Lucchese, condannati tutti nel 2014 per tentata estorsione, minacce e danneggiamenti.

"Mettiti a posto e ‘un fari u sbirru picchì ti finisci mali", cioè "Paga il pizzo e non parlare con nessuno, altrimenti per te saranno guai", questo il contenuto di un bigliettino che gli fu recapitato di lì a poco, che aveva lo scopo di fargli capire che quegli uomini non stavano affatto scherzando. Nel frattempo erano partiti gli ‘avvertimenti': "Mi bruciarono un mezzo, mi fecero trovare una tanica di benzina davanti al locale. Mesi dopo – avevo le microspie in ufficio – vennero di nuovo a farmi visita dicendomi senza tanti giri di parole ‘C'è gente che ti vuole tagliare la testa'. Nel 2013 poi, in seguito a un'intercettazione ambientale da cui emerse l'intento chiaro di quelle persone di farmi del male, i carabinieri li arrestarono. Ci fu il processo, grazie al quale lo Stato sequestrò 4 milioni di euro provenienti da attività illecite". Ma i ricatti non si sono fermati. Nel 2017 lo chef siciliano ha ricevuto a casa un proiettile in una busta, su cui si leggeva ‘Onoranze funebri':"Fu il mio portiere a prendere in consegna il pacco, era terrorizzato", ci ha raccontato.

Ora sembra che lo Stato stia provando a scaricarlo. In realtà l'Ucis gli aveva già voltato le spalle una prima volta, nel 2018, dopo quasi sei anni: dal 2013 gli era stata assicurata infatti una protezione di livello 4. Fino a 3 anni fa la scorta gli era stata assegnata per i suoi spostamenti in tutta Italia, poi la tutela venne ristretta solo alla Sicilia. A maggio dell'anno scorso l'ufficio che si occupa delle scorte gli comunicò la sospensione della tutela, ma lo fece solo verbalmente. Giunta, ben consigliato dal suo avvocato, Maria Geraci, inviò una pec al prefetto, chiedendo l'accesso agli atti, che però gli fu negato. Con il suo legale decisero quindi di presentare ricorso al Tar. Ad agosto 2018 chiesero, e ottennero, la sospensione del provvedimento di revoca in via cautelare. Seguirono diverse udienze, fino ad arrivare alla sentenza del 21 marzo 2019, in cui il tribunale del Lazio diede torto al ministero, ripristinando la protezione. Fino al 10 giugno.

"Ci chiediamo cosa possa essere cambiato in soli due mesi dalla sentenza del Tar, cosa è cambiato per la Prefettura e per l'Ucis, e se ci sono risvolti di cui non siamo a conoscenza – ha detto Maria Geraci, contattata da Fanpage.it – Qui si parla di criminali veri, e sappiamo bene che in Sicilia il carcere non impedisce certo ai mafiosi di agire. Le ultime intimidazioni che il signor Giunta ha subito sono del resto recenti, non parliamo di fatti datati. Ora faremo istanza di accesso agli atti. E se sarà necessario ricorreremo alle vie penali. È irragionevole togliergli la scorta. Avrebbero potuto impugnare la sentenza del Tar due mesi fa, e invece non c'è stata alcuna azione di questo tipo". 

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Natale Giunta e quell'amicizia speciale con Elisa Isoardi

Natale Giunta è uno di quelli che non rimpiange di essersi esposto in prima persona. "Non l'ho fatto per fare l'eroe, e nemmeno per ottenere dei favori personali. Non ho mai chiesto un posto pubblico, per dire. Continuo a fare l'imprenditore, adesso ho 50 dipendenti, sto per aprire un nuovo ristorante anche a Roma. E lavoro spesso in televisione". Ed è qui che la vicenda personale del cuoco si intreccia con quella di Matteo Salvini. Giunta infatti da un anno, da quando più o meno il leader della Lega è diventato ministro, è stato ingaggiato da ‘La prova del cuoco', il programma in onda su Rai1, arrivato alla 19esima edizione e condotto da Elisa Isoardi. Non una conduttrice qualunque dunque: la presentatrice che ha preso il posto di Antonella Clerici è infatti l'ex fidanzata del ministro degli Interni Salvini e grande amica di Natale Giunta. La Isoardi lo ha sempre incoraggiato, interessandosi personalmente alla causa. Un anno fa aveva scritto un appello su Instagram, con queste parole: "Forza Natale, vedrai che qualcuno se ne accorgerà e ti restituirà la tranquillità che meriti, la tua libertà è stata limitata solo per aver avuto il coraggio di denunciare. La tua integrità è un insegnamento per tutti noi". 

Che tra i due ci sia un rapporto intimo di amicizia è testimoniato da diversi episodi, come quello dell'annuncio in diretta delle nozze di lui: Giunta (che si è sposato a dicembre 2018) ha voluto fare una sorpresa alla conduttrice, comunicandole la sua intenzione di sposarsi e invitandola al suo matrimonio proprio durante la trasmissione. Questo legame così stretto può aver contribuito al cambiamento di rotta del Viminale e dell'Ucis, influenzando decisioni che potrebbero anche avere ripercussioni molto gravi sulla sicurezza dello chef siciliano? "Non voglio pensare una cosa tanto brutta, sarebbe davvero spiacevole ipotizzare un dispetto tanto basso, per colpire me e indirettamente Elisa. Non posso pensare che un ministro si faccia condizionare così tanto dalla sua vita privata", ci ha risposto Giunta. "Certo, al momento è solo una fantasia, ma c'è una strana circostanza che mi preoccupa: l'anno scorso, poco dopo il suo insediamento al Viminale, e poco prima della sua rottura con Elisa, Salvini mi aveva telefonato, per ringraziarmi a nome dello Stato per quello che avevo fatto, dicendomi che avrebbe seguito il mio caso. Poi, dopo la chiusura della sua relazione sentimentale, ha interrotto qualsiasi contatto con me e ha smesso di rispondere alle mie lettere".