
"Permesso di soggiorno e cittadinanza sono un atto di fiducia e di accoglienza del popolo italiano". Sono parole che Matteo Salvini ripete ogni volta che si parla di questi temi. Nell'ultima puntata di Scanner Live, il programma di approfondimento politico di Fanpage.it condotto da Valerio Nicolosi, gli ospiti hanno portato una prospettiva diversa per smontare questa narrazione.
Subito dopo i fatti Modena, dove un uomo è andato volontariamente a schiantarsi contro un gruppo di persone ferendone almeno 8, la destra di governo e Salvini nel particolare hanno subito gridato all'allarme "immigrati", parlando di "revoca della cittadinanza”. Salim El Koudri, 31 anni, cittadino italiano di seconda generazione, è finito al centro del dibattito per via delle sue origini marocchine.
"Salvini, Bignami e Vannacci hanno detto cose pesantissime…misurando il grado di appartenenza dell'essere italiani: seconda generazione, terza, quarta. Quando smetteremo di contare? Quando si è italiani e basta? ", chiede Ouidad Bakkali, deputata del Partito democratico, italiana di seconda generazione con origini marocchine. “Sono 25 anni che si fa propaganda sull'immigrazione, da quando la Lega negli anni 90 inizia a fare dell'immigrazione un serbatoio elettorale, dire che non sei abbastanza italiano vuol dire che tu devi per forza appartenere, quindi è normalizzato, che la popolazione migrante abbia meno diritti e che possa essere oggetto di linguaggio razziale”, continua con fermezza Bakkali.
E se il dibattito sulla cittadinanza finisce per essere incentrato su stereotipi razzisti, mentre l’estrema destra mette sul tavolo l’idea della “remigrazione”, è anche perché le politiche di integrazione sono state depotenziate. Lo sottolinea la giornalista Eleonora Camilli: “Negli ultimi anni si sono tolti sempre più servizi, come i corsi di italiano che sono il primo step per integrarsi nel nostro paese, così saremo sempre meno preparati e appetibili”. Inoltre, il governo Meloni ha eliminato anche la figura dello psicologo e il servizio di orientamento legale. Il risultato è contribuire a creare un’emergenza sociale in cui la “remigrazione” viene presentata come unica soluzione.
La scrittrice Djarah Kan allarga la riflessione: "L'Italia è un paese in cui si associa la devianza sociale all'essere un immigrato, quando questa invece è legata alla povertà e a problematiche che possono avere anche persone italiane". Un approccio “lombrosiano” che resta onnipresente, nonostante l'articolo 27 della Costituzione parli di responsabilità penale e personale, non di fattezze fisiche.
D’altra parte, se si parla di allarme criminalità basta guardare alle statistiche. Al 30 aprile 2025 le persone straniere in carcere erano solo lo 0,4% delle persone straniere regolarmente residenti in Italia. Una disparità c’è, e a spiegarla spesso sono le pratiche di profilazione razziale, che il giornalista Leonardo Bianchi ha descritto così: "La profilazione razziale è una pratica di polizia, si basa su pregiudizi interiorizzati da parte degli agenti, quindi fanno parte di quel razzismo sistemico…è evidente il doppio standard, il discorso sulla remigrazione non c'entra perché è legato semplicemente al cognome della persona che ha commesso il reato."