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Sono 78 anni che il popolo palestinese è stato espulso dalle proprie terre. Quella che loro definiscono Nakba, che in arabo vuol dire catastrofe, è l'espulsione di 700.000 persone della Palestina, proprio mentre nasceva lo Stato di Israele. In quel momento i palestinesi divennero una nazione in esilio, come l'ha definita il professor Edward Said, nel libro "La questione palestinese".
La dualità del 14 maggio
Il 14 maggio si festeggia la nascita dello Stato d'Israele, perché ovviamente per una catastrofe ci deve essere una controparte che può festeggiare la vittoria.
Ieri c'è stata la Marcia delle Bandiere a Gerusalemme, dove si festeggia anche quella che per gli israeliani è la riunificazione di Gerusalemme e che per il diritto internazionale e le risoluzioni ONU è l'occupazione di Gerusalemme Est.
Dal mandato britannico al sionismo
Ecco, sono 78 anni che il popolo palestinese cerca una nazione, una nazione che gli era stata negata in precedenza dall'occupazione britannica, quel mandato britannico che poi, durante la rivolta araba del '36, li aveva disarmati proprio mentre la Palestina storica si riempiva di esuli ebrei che stavano andando verso quella terra promessa. Il sionismo aveva fatto breccia; a volte erano costretti proprio in fuga dal nazismo e nel '48 tutti quei preparativi divennero realtà, il sionismo aveva trovato una terra.
La crisi umanitaria e i radar della politica
Sono passati 78 anni dalla Nakba e quasi 60 anni dall'occupazione di Gerusalemme e della Cisgiordania, oggi siamo nella fase dell'annessione totale e del genocidio, eppure il silenzio politico e troppo spesso mediatico continua ad essere totale.
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