Roma capitale mette all’asta palazzo a Fontana di Trevi al prezzo minimo, Trombetti: “Rischio speculazione”

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Piazza dei Crociferi 49
Roma Capitale metterà all’asta l’immobile di piazza dei Crociferi 49, sede storica dei Missionari del Preziosissimo Sangue. Il presidente della commissione Patrimonio Yuri Trombetti a Fanpage.it: “Un grande operatore immobiliare potrebbe acquistarlo per realizzare abitazioni da rivendere”.

"Non vorrei che questa vendita diventasse l'ennesima operazione speculativa nel centro di Roma". Questi i dubbi espressi a Fanpage.it da Yuri Trombetti, presidente della commissione Patrimonio dell'Assemblea Capitolina, a proposito della procedura di alienazione del civico 49 di piazza dei Crociferi. Qui, da quasi 170 anni, ha sede la congregazione dei Missionari del Preziosissimo Sangue, a cui è affidata anche la vicina chiesa di Santa Maria in Trivio. Parliamo di un palazzo a poco più di cinquanta metri da Fontana di Trevi che Roma Capitale vorrebbe mettere all'asta dopo una richiesta di acquisto proprio della congregazione cattolica. Il rischio, espresso anche da Trombetti durante la seduta di commissione di venerdì 6 novembre, è che l'operazione possa far gola anche molti fondi speculativi.

All'asta il palazzo a due passi dalla Fontana di Trevi

Guardando il monumento più visitato di Roma e prendendo la stradina che costeggia la fontana a sinistra, si arriva in piazza dei Crociferi. Qui colpisce subito l'occhio la cinquecentesca chiesa di Santa Maria in Trivio, come tante altre del centro, incastonata nei palazzi circostanti. Affianco alla chiesa, affidata nel 1854 ai Missionari del Preziosissimo Sangue, c'è il palazzo di proprietà di Roma Capitale in cui sono ospitati i membri della congregazione. Nel 2025 i missionari hanno chiesto al Campidoglio di poter comprare il palazzo, tenuto in buono stato come da rilievi dei tecnici comunali. "Sono assolutamente favorevole al fatto che la congregazione possa continuare a operare nel centro storico. Parliamo di una presenza importante per la città", dice Trombetti, a lungo consigliere del I Municipio e tra il 2008 e il 2013 assessore municipale ai Lavori Pubblici. "Il problema è che, secondo le attuali regole sul patrimonio disponibile di Roma Capitale, non possiamo vendere direttamente l'immobile alla congregazione, ma dobbiamo procedere attraverso una gara pubblica", spiega.

Nel corso della seduta sono stati vari i dubbi espressi da Trombetti ai tecnici del Dipartimento Patrimonio intervenuti. "La mia preoccupazione riguarda però quello che potrebbe succedere con l'asta. Parliamo di un immobile che si trova a circa 50 metri dalla Fontana di Trevi, in una delle zone più pregiate e tutelate del centro storico – commenta a Fanpage.it -. Probabilmente le norme urbanistiche impediscono determinate trasformazioni, ma dobbiamo essere sicuri che questa operazione non possa aprire la strada a interventi speculativi".

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La chiesa di Santa Maria in Trivio

Il rischio di speculazioni edilizie nel centro di Roma

Negli ultimi anni l'intervento di fondi immobiliari stranieri e non a Roma è aumentato esponenzialmente. Una nuova attrattività della Capitale, unita alla saturazione del mercato milanese e di altre città, ha portato all'acquisto di numerosi palazzi del centro storico e di aree da riqualificare nella semiperiferia da parte di società che puntano soprattutto sul residenziale e il ricettivo. Una tendenza che, secondo i critici dell'amministrazione di Roberto Gualtieri, il comune starebbe favorendo. "La congregazione, presumibilmente, dispone di risorse limitate. Già una cifra intorno ai cinque milioni di euro rappresenta un investimento importante – aggiunge Trombetti -. Un grande operatore immobiliare, invece, potrebbe avere interesse ad acquistare il bene per realizzare abitazioni private da rivendere".

Il complesso fa parte, nel catasto, del tessuto T1, quello della città medievale. Qui, secondo le nuove Norme Tecniche di Attuazione del piano regolatore approvate a luglio scorso, il cambio di destinazione d'uso verso la categoria delle strutture ricettive è molto complicato. Ma non sarebbe impossibili ottenere in deroga quello verso il residenziale e farne appartamenti di lusso. Questa manovra urbanistica sarebbe, infatti, il preambolo per una consistente speculazione finanziaria ai danni proprio del Comune. Al momento il palazzo a destinazione d'uso terziaria e il prezzo di base pensato dai tecnici del dipartimento per l'asta è in linea con i valori minimi dell'Osservatorio Mercato Immobiliare dell'Agenzia delle Entrate per questa tipologia in questa zona: 5.560 euro al metro quadro. "Dobbiamo evitare che qualcuno acquisti l'immobile a un prezzo legato alla sua attuale destinazione e poi riesca a trasformarlo per realizzare un'operazione molto più redditizia", sottolinea Trombetti. Sempre secondo l'Omi il valore di un edificio residenziale nella zona che va dal Tridente a Fontana di Trevi va dai 7.900 ai 10.300 euro al metro quadro. "Per questo voglio verificare la possibilità di introdurre nella delibera un vincolo che impedisca il cambio di destinazione d'uso e preservi la vocazione attuale dell'immobile".

La proposta: "Vincolo di destinazione d'uso per dieci anni"

Prima di una vera e proprio proposta di emendamento occorre approfondirne la fattibilità con Dipartimento Urbanistica e Avvocatura capitolina. "Potrebbero anche dare un parere negativo, se riterranno che non sia possibile introdurre quel vincolo attraverso la delibera. Ma credo che presentare l'emendamento sia comunque un segnale importante per la città. Penso che anche l'assessore Tobia Zevi possa essere d'accordo sull'esigenza di tutelare l'immobile e la sua funzione".

Lacontinuità nell'utilizzo e nella valorizzazione del patrimonio pubblico è argomento su cui da tempo l'assessorato al Patrimonio e alle Politiche Abitative trova pane per i suoi denti. Prima la delibera 140 del 2014, che metteva a rischio concessioni pubbliche con esperienza decennale, poi l'aggiustatura con la delibera 104 del 2022 con il Regolamento sull’utilizzo dei beni immobili di Roma Capitale per finalità di interesse generale. In questo caso si parla di un'alienazione, e non di una concessione, ma il principio della continuità potrebbe essere applicato anche qui. "Con il nuovo regolamento sul patrimonio disponibile, che stiamo predisponendo – spiega Trombetti -, vorrei capire se sia possibile prevedere una vendita diretta a favore di chi ha custodito e utilizzato un immobile pubblico per tanti anni. Attualmente la congregazione può esercitare un diritto di prelazione, ma sul prezzo finale raggiunto all'asta. Questo significa che, se un altro soggetto dovesse offrire otto milioni di euro, la congregazione dovrebbe essere in grado di sostenere quella cifra per acquistare il bene".

Trombetti: "Cambiare modalità vendita patrimonio pubblico"

Un meccanismo che non tutela affittuari storici difronte allo strapotere economico. "Tuttavia, vedo che l'Ater, l'Azienda territoriale per l'edilizia residenziale, in determinate situazioni procede anche attraverso vendite dirette, senza ricorrere all'asta. Per questo vorrei approfondire ulteriormente la questione. Secondo me potrebbe esserci uno spazio per intervenire". L'idea potrebbe essere quella di invertire la procedura, come spiega il presidente della commissione Patrimonio: prima offrire l'immobile a chi lo occupa legittimamente e lo ha custodito per anni, a un prezzo stabilito dall'amministrazione; soltanto se quel soggetto non è interessato o non può acquistarlo, procedere con l'asta pubblica. "Altrimenti rischiamo di dire a una realtà che ha svolto per tanti anni un'attività meritoria e ha mantenuto un immobile pubblico nel centro storico che deve andarsene perché qualcun altro ha offerto di più".

"Tutelare residenzialità del centro storico"

In parallelo continua il lavoro per evitare lo svuotamento del centro storico dai suoi abitanti, che siano privati cittadini o ordini religiosi. "Gli strumenti ci sono e credo che dobbiamo muoverci lungo quattro direttrici", aggiunge il consigliere. La prima, spiega Trombetti, sarebbe il regolamento sulle attività ricettive extralberghiere. La seconda riguarda l'utilizzo del patrimonio pubblico. "Dobbiamo impiegare gli immobili di Roma Capitale per favorire la residenzialità, anziché alimentare nuove operazioni speculative". La terza riguarda i tanti locali commerciali di proprietà comunale presenti anche nel centro storico. "Invece di assegnarli a fondi immobiliari che hanno principalmente l'obiettivo di massimizzare i ricavi, dovremmo utilizzarli per sostenere le attività artigianali e aiutare gli imprenditori che vogliono investire in questo settore". Infine, secondo il consigliere capitolino, servirebbe vietare ulteriori vendite del patrimonio pubblico residenziale nel centro storico.

"Naturalmente dobbiamo essere consapevoli che molte trasformazioni sono già avvenute. Come si dice, ormai i buoi sono scappati. Ma questo dipende da una visione del centro storico che, secondo me, è stata sbagliata negli anni passati – conclude Trombetti -. Oggi dobbiamo cercare di riportare delle regole e garantire un equilibrio tra residenti, attività economiche e turismo".

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