Regione Lazio, maxi risarcimento da 82 milioni ad Angelucci: il caso San Raffaele
Da poco più di 3 milioni a oltre 82 milioni di euro: il risarcimento dovuto dalla Regione Lazio al gruppo San Raffaele, riconducibile all’imprenditore e parlamentare Antonio Angelucci, deputato della Lega, è passato da una proposta iniziale di liquidazione della Regione a una cifra finale quasi 27 volte superiore. Al centro della vicenda ci sono i presunti ritardi della Regione nelle autorizzazioni e negli accreditamenti di alcune strutture sanitarie private del gruppo Angelucci. Nel febbraio 2025 la Regione propose un risarcimento da 3 milioni di euro e adesso il Consiglio di Stato, sommando rivalutazione e interessi, ha quantificato il danno in oltre 77 milioni di euro. Con gli ulteriori interessi, la cifra complessiva supera gli 82 milioni. Per questo le opposizioni chiedono di chiarire come si sia arrivati da 3 milioni a 82 milioni e hanno sollecitato una convocazione urgente della Commissione Trasparenza.
La Regione: "Nessun taglio alla sanità"
L'assessore regionale al Bilancio, Giancarlo Righini, ha chiarito che la copertura finanziaria è reperita dal "fondo rischi della Gestione Sanitaria Accentrata (GSA), a valere sulla Missione 13 ("Tutela della salute"), senza comportare definanziamenti ai servizi sanitari o ai Livelli Essenziali di Assistenza (LEA)". Insomma, secondo la giunta Rocca non ci saranno conseguenze per i cittadini e per la sanità pubblica. Lo stesso Righini, tra l'altro, ha sottolineato che il pagamento derivante dalla sentenza è particolarmente urgente, dato che la mora comporta interessi pari a circa 9.000 euro al giorno.
L'opposizione: "Come si è arrivati a 82 milioni?"
Il problema, secondo le opposizioni, è capire come si sia passati dai 3 milioni di euro proposti a oltre 80 milioni. Una cifra "monstre" per le casse regionali. Il capogruppo del Pd, Mario Ciarla, ha evidenziato, per esempio, "la portata economica eccezionale della somma, sottolineando che si tratta di una scelta con un fortissimo impatto politico e finanziario". E l'ex assessore alla Sanità, Alessio D'Amato, consigliere regionale e segretario romano di Azione, ha ricordato che nel 2019 il Tar del Lazio aveva respinto la richiesta di risarcimento avanzata dal San Raffaele, all'epoca pari a 21 milioni di euro, giudicando che i ritardi fossero imputabili non alla Regione, ma alle inadeguatezze delle strutture del gruppo Angelucci.
In una nota i capigruppo di opposizione Ciarla, D'Amato, Marietta Tidei (Italia Viva), Claudio Marotta (Sinistra Civica Ecologista), Adriano Zuccalà (5 Stelle) e Alessandra Zeppieri (Polo Progressista) chiedono: "Quali sono stati i passaggi per arrivare a 82 milioni di euro di risarcimento? Come si è passati dai 3 milioni di euro proposti dalla Regione a una cifra del genere? È stata presa in esame una strada alternativa a livello giurisdizionale quando le possibilità di successo erano maggiori? Sulla stessa somma da risarcire, cosa gravissima, il coordinatore dell'avvocatura regionale ha dichiarato di non essere sicuro della correttezza del conteggio, stimandolo in 77 milioni e sconsigliando all'ente regionale di procedere con il pagamento, dopo aver sollevato, a tutela dell'amministrazione, profonde perplessità sulla data da cui far partire il calcolo degli interessi".
Le opposizioni sottolineano che questi 82 milioni "sono risorse fondamentali sottratte ai livelli essenziali di assistenza per destinarle a un erogatore privato che riceve continui aumenti di budget e che rappresenta la quasi totalità dei contenziosi in essere in ambito sanitario con la Regione".
La vicenda giudiziaria: dalle autorizzazioni al risarcimento
La vicenda giudiziaria nasce dai ritardi contestati alla Regione Lazio nell'attuazione dell'accordo quadro ratificato nel 2011, che riguardava la riorganizzazione delle attività sanitarie del gruppo Angelucci e prevedeva una serie di provvedimenti regionali relativi ad autorizzazioni, accreditamenti e budget per alcune strutture. Nello specifico, il risarcimento riguarda il San Raffaele di Cassino, il San Raffaele Pisana e il San Raffaele Termini, a Roma. Secondo i giudici, i ritardi dell'amministrazione regionale hanno causato un danno economico alla società. Nel 2023 il Consiglio di Stato ha riconosciuto, in parte, il diritto al risarcimento (per costi del personale inutilizzato, oneri finanziari e mancati guadagni economici) e ha chiesto una quantificazione alla Regione. La proposta economica è arrivata nel 2025: 3 milioni di euro, comprensivi di rivalutazione e interessi. Il San Raffaele ha presentato un ricorso e i giudici hanno disposto una consulenza per determinare l'importo dovuto. Questo è stato quantificato in circa 60 milioni di euro di danni, più oltre 15 milioni di interessi e rivalutazione.