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Famiglia sterminata a Casalotti, il figlio sopravvissuto operato alla testa: “Situazione delicata”

Amir, il figlio sopravvissuto alla strage della sua famiglia a Roma, nel quartiere di Casalotti, è stato sottoposto a una delicata operazione alla testa. La situazione resta critica.
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È stato sottoposto a un delicato intervento neurochirurgico Amir il figlio ventenne di Kamal Uddin e Jahan Hosne Momotaj, sopravvissuto alla strage compiuta da un killer la sera del 26 giugno nella loro abitazione di Casalotti. Il giovane, anche lui aggredito dall'assassino, ha riportato una grave frattura cranica alla testa con ematoma, e adesso si trova all'ospedale Gemelli in prognosi riservata. Secondo quanto emerso, sarebbe vigile e orientato, ma situazione sarebbe molto delicata.

Chi è Shahadat Hossain

Sospettato del triplice omicidio è Shahadat Hossain, 43enne, anche lui di origini bengalesi, arrivato da qualche mese in Italia e che proprio il giorno della strage ha ottenuto il permesso di soggiorno dalla questura di Frosinone. Hossain sarebbe un militante del partito nazionalista del Bangladesh, che avrebbe partecipato anche attivamente a incontri promossi dalla comunità bengalese. Ma sarebbe stata proprio quest'ultima, nelle ultime settimane, a allontanare l'uomo che aveva un comportamento estremamente problematico con Jahan Hosne Momotaj, per la quale sembra fosse ossessionato. Proprio Kamal Uddin avrebbe chiesto una riunione con la comunità bengalese per disporre l'allontanamento dell'uomo che seguiva la moglie e la figlia tutti i giorni, entrando anche nella loro abitazione, che sembra frequentasse regolarmente. E probabilmente per questo motivo sarebbero riusciti a entrare in casa e uccidere l'intera famiglia, tra cui la figlia Arowa, di soli otto anni.

Quaranta le segnalazioni arrivate alla polizia

Sono già oltre quaranta le segnalazioni giunte alla Polizia di Stato in seguito alla diffusione della foto del presunto assassino. Gli agenti hanno verificato ogni singolo avvistamento, ma per ora nessuno si è rivelato una pista concreta. Finora dell'uomo ancora nessuna traccia. Le ricerche si stanno estendendo non solo in tutta la zona di Roma, ma anche nella Ciociaria, dove l'uomo aveva da poco ottenuto il permesso di soggiorno, e nel Regno Unito, dove Hossain avrebbe mogli e figli, da cui però sembra si fosse separato. Controlli anche nelle stazioni ferroviarie, agli stazionamenti di autobus diretti verso l'estero, negli aeroporti e fino alle frontiere, oltre a cascine e casolari abbandonati. Non si esclude che l'uomo, dopo la strage, abbia compiuto un gesto estremo.

I corpi nascosti e il tentato omicidio di Amir

Le autopsie sui corpi delle vittime saranno effettuate nei prossimi giorni, in modo da chiarire la dinamica dell'omicidio. Da una prima ricostruzione e dalla testimonianza dell'unico figlio sopravvissuto, sembra che Hossain sia entrato in casa quando all'interno c'erano solamente Jahan e la piccola Arowa. Con una mannaia le ha uccise, nascondendo poi i corpi sotto un materasso. Sarebbe stata poi la volta di Kamal, tornato a casa dal lavoro. L'uomo non è riuscito a difendersi dai colpi inferti dall'uomo, che forse lo ha anche colto di sorpresa. Dopo averlo ucciso, Hossain ha nascosto il corpo tra il muro e un divano, e avrebbe cominciato a pulire casa, per coprire le tracce gli omicidi. Quando il figlio della coppia è arrivato, ha trovato l'assassino: si è però accorto di che cosa era successo perché ha visto il piede della sorellina spuntare da sotto un materasso. È riuscito a fuggire all'esterno, con Hossain che ha provato ad accanirsi su di lui con una mannaia. Sono stati alcuni passanti a sentire le grida e accorrere in aiuto di Amir, salvandogli la vita e facendo scattare l'intervento dei soccorritori.

La fuga del killer

L'assassino è fuggito e ha fatto rapidamente perdere le sue tracce. Si è cercato da subito in un'area boschiva intorno a Casalotti anche con i droni, ma finora di lui nessuna traccia. La polizia ha quindi diffuso un identikit e diffuso numeri e canali tramite cui contattarli nel caso di avvistamenti. Sono state inoltre ascoltate varie persone vicine alla famiglia vittima della strage e al presunto killer, in modo da provare a ricostruire un'eventuale rete di contatti sulla quale avrebbe potuto appoggiarsi l'uomo per fuggire. La comunità bengalese si è messa completamente a disposizione della polizia per suppportare le indagini: già la notte dell'omicidio avevano diffuso la foto del presunto killer, indicandolo come responsabile e chiedendo aiuto per rintracciarlo.

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