Famiglia sterminata a Casalotti, il figlio sopravvissuto: “Ho trovato il killer in casa, mi ha detto di fare silenzio”

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Amir ha 20 anni ed ha perso entrambi i genitori e la sorella minore. Da un mese e mezzo la comunità di Casalotti lo sta aiutando ad affrontare questa terribile situazione.

Amir Ayan Hossain Uddin il 26 giugno ha perso entrambi i genitori Kamal e Jahan e la sua sorellina Arowa di soli 8 anni. Non si è trattato di un tragico incidente ma di un triplice omicidio commesso a colpi di mannaia nella loro casa nel quartiere Casalotti (periferia Nord Ovest di Roma). E a quasi un mese e mezzo dalla strage, avvenuta il 26 giugno 2026, l'unico accusato di aver commesso i tre delitti ha fatto perdere completamente le sue tracce ed è tuttora ricercato. Un uomo che lo stesso Amir ha riconosciuto quando è rientrato in casa: Shahadat Hossain 43 anni e originario del Bangladesh come la famiglia Uddin. "Era un amico di famiglia" sussurra Amir.

Oggi il ragazzo, difeso dall'avvocato Fabrizio Gallo, ha accettato di parlare mettendoci la faccia, rilanciando un forte appello perché chi ha sterminato la sua famiglia venga preso e arrestato il prima possibile.

Il racconto di Amir

Tutto sarebbe iniziato diverse ore prima della scoperta dei tre cadaveri. Amir infatti ci racconta di aver ricevuto una telefonata prima dal suo proprietario di casa, al quale non aveva risposto e poco dopo dal padre. "Papà mi diceva di aver parlato con il proprietario del nostro appartamento. Gli aveva detto che forse qualcuno aveva litigato con mamma. Mi è sembrato molto strano perché lei non parla neanche italiano". Sia Amir che il padre sono a lavoro ma Kamal finisce prima e torna a casa per accertarsi della situazione. Sua moglie e sua figlia sono state probabilmente già uccise dal killer e lui subirà la stessa fine non appena varcata la soglia di casa. Nel frattempo Amir prova a chiamare i suoi genitori senza ricevere nessuna risposta. Inizia a preoccuparsi ma non poteva immaginare quello che avrebbe trovato in casa poche ore dopo.

Amir torna a casa e trova il killer

Verso le 21 il ragazzo finisce il suo turno, prende l'autobus e torna a Casalotti. Arriva a via Montiglio, entra dal cancelletto principale e sale al primo piano. Dopo aver aperto la porta di casa nota che tutte le luci sono spente e sono chiuse le porte delle camere. C'è un silenzio strano, quasi spettrale. "Ho aperto la porta di camera mia ed ho visto che la luce solo lì era accesa. Mi sono girato per chiudere la porta principale e in quel momento ho visto quella persona con la mannaia e mi ha detto shhhh". Amir porta il dito indice sulle labbra per mostrare il gesto del silenzio e poi aggiunge: "Poi ha aggiunto stanno tutti dormendo e subito dopo mi ha colpito alla testa". Amir lotta con il suo aggressore e nonostante le ferite riesce a fuggire in strada e chiedere aiuto.

Amir è stato subito soccorso e trasportato al policlinico Gemelli di Roma dove ha subito un delicato intervento in testa e ha trascorso diversi giorni ricoverato lì. Gli abitanti del quartiere, gli amici della sua famiglia e la comunità del Bangladesh non lo hanno mai abbandonato e lo stanno aiutando in tutti i modi per riuscire ad affrontare un lutto così pesante.

L'ultimo saluto e il ritorno in Bangladesh

Adesso dovrà affrontare giornate intense e piene di dolore. Oggi pomeriggio ci sarà un ultimo saluto laico a piazza Ormea, luogo di aggregazione principale del quartiere. Poi Amir partirà per il Bangladesh insieme alle tre salme per svolgere lì il funerale insieme al resto della sua famiglia, dando poi una degna sepoltura ai suoi cari. Ma ci tiene a specificare di voler tornare in Italia prima possibile. "Qui ci sono i miei amici, gli amici di mio padre e voglio vivere qui".

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