Esplosione nella fabbrica di armi a Colleferro, indaga la procura: nessun ferito, strage evitata

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La procura di Velletri ha aperto un fascicolo d’indagine su quanto accaduto ieri a Colleferro, dove uno stabilimento di proprietà della KNDS Ammo Italy è esploso.

L’esplosione avvenuta ieri all’ex Simmel Difesa di Colleferro, oggi di proprietà di KNDS Ammo Italy, fortunatamente non ha provocato né morti né feriti. Una circostanza particolarmente fortunata, anche perché, nel periodo di Ferragosto, nello stabilimento erano presenti soltanto 24 operai, nessuno dei quali si trovava nell’impianto interessato dall’esplosione. Il procuratore di Velletri, Carlo Villani, ha aperto un fascicolo per chiarire le cause della deflagrazione, che al momento restano ancora sconosciute. Si procede per l’ipotesi di reato di incendio e, per ora, non risultano nomi iscritti nel registro degli indagati.

Indagini in corso sull'esplosione

Secondo quanto appreso da Fanpage.it parlando ieri con il sindaco di Colleferro, Giulio Calamita, c’è molto sgomento per quanto accaduto. Gli impianti, infatti, non erano in funzione e al momento non è chiaro come sia potuta verificarsi l’esplosione. Si tratta quindi di un episodio piuttosto anomalo, sul quale sono in corso le indagini degli investigatori. Gli accertamenti stanno andando avanti anche oggi con la massima cautela. Il timore, infatti, è che possano verificarsi nuovi scoppi e, vista la pericolosità della situazione, trattandosi di un’azienda che produce munizioni e dove è quindi presente una grande quantità di materiale esplosivo, non si può escludere il rischio di un nuovo incidente come quello avvenuto ieri.

Si riapre il dibattito sull'industria bellica nel Lazio

Quanto avvenuto ieri a Colleferro ha riaperto il dibattito sulla questione dell’industria bellica nel Lazio. A prendere parola oggi sono stati i Giovani Democratici del Lazio e Rifondazione Comunista. Secondo la segreteria regionale dei Giovani Democratici, l’incidente dimostrerebbe quanto sia "irresponsabile continuare a trasformare la Valle del Sacco in un distretto dell’industria bellica". Il riferimento è anche al progetto che prevede la trasformazione del vicino sito di Anagni da struttura per lo smontaggio dei proiettili a centro per la produzione di nitrogelatina, componente utilizzato per il munizionamento di grosso calibro. I Giovani Democratici chiedono quindi di fermare il progetto e sostengono che "non bastano rassicurazioni e controlli dopo gli incidenti: serve cambiare radicalmente direzione".

Sul caso di Anagni è intervenuto anche il segretario nazionale di Rifondazione Comunista, Maurizio Acerbo, che ha ricordato come lo stabilimento KNDS in località La Macchia si trovi a circa 800 metri in linea d’aria dall’autostrada A1. "Cosa sarebbe successo se un incidente di questa natura fosse avvenuto ad Anagni?", ha chiesto Acerbo, sottolineando i rischi legati alla produzione di nitrogelatina in un’area così vicina a un’arteria molto trafficata. Per il segretario di Rifondazione, quanto accaduto a Colleferro dimostrerebbe inoltre che "la prospettiva occupazionale di un territorio e del Paese non può essere affidata al riarmo e all’economia di guerra".

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