Bimbo annegato alle terme di Latina, il papà: “In 4 adulti non siamo riusciti a strapparlo dal bocchettone”

"Dalla morte di nostro figlio Gabriele mia moglie non vive più, io e sua madre le stiamo sempre accanto, non la lasciamo da sola". A parlare è il padre del bambino di sette anni morto annegato nella piscina delle terme Vescine di Suio a Castelforte, in provincia di Latina, lo scorso 18 aprile. Il padre di Gabriele ha parlato di come in commissione Sicurezza alla Camera e al Senato ci sono due disegni di legge e una mozione del Comune di Roma a firma bipartisan, per mettere in sicurezza le piscine in vista dell'estate. Gabriele infatti non è il primo bambino che muore in una vasca dopo essere stato risucchiato da un bocchettone, ma è già successo in passato, come ad esempio a Sara, morta a tredici anni nella piscina di un hotel a Sperlonga, e non solo.
Il padre di Gabriele intervistato dal Corriere della Sera spiega di non volere "nessuna vendetta, solo non voglio che il sacrificio di nostro figlio non serva a nulla", spiega. Ciò lo spinge a mobilitarsi, affinché vengano presi provvedimenti seri per mettere in sicurezza le piscine delle strutture ricettive e scongiurare che altri bambini muoiano facendo il bagno durante una vacanza o un momento di allegria, com'è accaduto al piccolo Gabriele.
Oggi un nuovo sopralluogo della Procura nella piscina
La Procura oggi ha svolto un nuovo sopralluogo all'interno della struttura termale. Attualmente sono quattro i nomi iscritti nel registro degli indagati per omicidio colposo. Si tratta dei responsabili della struttura e dei manutentori. "La grata di protezione del bocchettone non c'era, l'ho visto io personalmente" continua il genitore.
I soccorritori hanno provato a rianimare Gabriele per 3 ore
Il padre di Gabriele spiega di aver documentato lo stato in cui si trovava la piscina: "Abbiamo anche fotografato il mio braccio, dentro a quel buco, per far vedere che quello che è successo a mio figlio sarebbe potuto succedere a tutti, anche a un adulto". Poi il ricordo di quel drammatico momento: "In quattro adulti non siamo riusciti a strapparlo a quel risucchio, hanno dovuto spegnere il motore dell'impianto e solo dopo lo abbiamo liberato. I sanitari hanno tentato di rianimare Gabriele per quasi tre ore, ma il suo cuore non ce l'ha fatta".