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Bimbo annegato in piscina a Latina, il padre: “Ho provato a tirarlo fuori dall’acqua, era impossibile”

Il padre di Gabriele, il bambino di sette anni annegato nella piscina a Latina, ha tentato di salvarlo insieme a tre persone. Il risucchio dell’acqua dal bocchettone però era troppo forte, e non c’è stato nulla da fare.
A cura di Redazione Roma
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Ha cercato di salvarlo fino all’ultimo Antonello Petrucci, padre di Gabriele, il bambino di sette anni annegato in un centro termale a Castelforte, in provincia di Latina. L’uomo, accortosi che il figlio in acqua stava facendo "movimenti strani", come riporta il Corriere della Sera, ha tentato di tirarlo fuori con l’aiuto di altre persone presenti. Ma ogni sforzo è stato vano: il risucchio del bocchettone della piscina era troppo forte e liberarlo impossibile. Il piccolo è morto così, tra la disperazione dei familiari e di chi stava partecipando alla festa per il suo compleanno.

Sul caso è stata aperta un'inchiesta per omicidio colposo, mentre le indagini sono seguite dai carabinieri della compagnia di Formia: il corpo del piccolo sarà sottoposto ad autopsia, in modo da capire cosa sia accaduto ed escludere il malore. Nel frattempo, la famiglia si è rivolta all’avvocato Francesco Lauri con l’intenzione di fare piena luce sulla vicenda e capire come sia potuto accadere un episodio del genere, e per quale motivo quel bocchettone non fosse adeguatamente messo in sicurezza.

"Ricordo che almeno tre persone hanno provato ad aiutarmi a riportare in superficie Gabriele. Ma inutilmente", le parole del padre di Gabriele, riportate dal quotidiano. L'impianto è stato sequestrato per condurre ulteriori accertamenti: per il momento, la procura ha aperto un fascicolo per omicidio ma a carico di ignori, anche se non si esclude che i primi nomi possano essere segnati sul registro degli indagati già nelle prossime ore. Da capire perché quel bocchettone non fosse in sicurezza e perché si sia attivato, trasformando quello che doveva essere un giorno di festa in una tragedia.

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