Abusa della figlia minorenne della compagna sul divano di casa: condannato per violenza sessuale

Atteggiamenti inappropriati, molestie ripetute e palpeggiamenti. Questo è quanto ha dovuto subire una ragazzina da parte del compagno della madre, un uomo di 49 anni, sotto il tetto di casa sua. I fatti sono avvenuti fra il 2019 e il 2022. L'uomo abusava della ragazzina, all'epoca appena adolescente, di 14 anni, all'interno dell'abitazione in cui vivevano. Spesso gli abusi si verificavano quando entrambi si trovavano seduti sul divano: in pochi minuti, all'improvviso, l'uomo più volte avrebbe raggiunto la ragazzina molestandola. Denunciato dalla madre che si è accorta di quanto accadeva, è stato condannato a quattro anni e mezzo per violenza sessuale aggravata.
Cosa è successo: violenta la figlia della compagna sul divano di casa
I fatti, come anticipato, sono avvenuti fra il 2019 e il 2022, quando la ragazzina era appena un'adolescente. L'uomo, un quarantanovenne, in questi tre anni ha abusato più volte della ragazzina che era costretta a subire violenze sul divano della casa in cui viveva insieme ai due. In un'occasione, però, la madre della quattordicenne si è accorta di quanto stava succedendo. Ha colto sul fatto l'uomo e lo ha denunciato.
Secondo quanto ricostruito, come scritto nelle carte secondo quanto riportato da il Messaggero, la ragazzina era costretta a "subire atti sessuali subdoli e repentini": una volta seduta sul divano, l'uomo le avrebbe messo un braccio intorno alle spalle, prima di iniziare gli abusi. Ma le molestie non si esaurivano in salotto: in più occasioni il quarantanovenne la palpeggiava in cucina, mentre lei tentava di spostarsi, fino a quando la ragazzina non se ne andava in camera.
Il racconto della ragazzina e il processo
La madre si è accorta di quanto accadeva soltanto tre anni dopo, nel mese di dicembre. La figlia a quel punto le ha raccontato tutto: fino a quel momento ne aveva parlato soltanto cn un'amica. Aveva preferito non parlare alla madre di quella situazione, temendo di sentirsi in colpa nel caso in cui si fossero lasciati. Nel frattempo, però, vivere in quelle condizioni ha contribuito allo svilupparsi di alcuni disturbi alimentari, come testimoniato anche da alcuni esperti nel processo.
Per il quarantanovenne erano stati chiesti sette anni di carcere. Il dibattimento si è concluso, invece, con quattro anni e mezzo da parte dei giudici della V sezione collegiale di piazzale Clodio. Un epilogo che ha reso comunque soddisfatta la penalista Patrizia Perugini, avvocata di parte civile: "La giustizia ha riconosciuto una giusta tutela alle fasce più deboli".