Come vi abbiamo raccontato, la legge di bilancio ha avuto il primo via libera dalla Camera dei deputati: il testo è passato a maggioranza relativa, dopo che il governo Conte aveva deciso di apporre la questione di fiducia. Il punto è che il lavoro dei deputati, in Aula e nelle Commissioni, non è servito a nulla. E si deve sostanzialmente ricominciare da capo al Senato. Non solo e non tanto perché il testo è stato blindato con la fiducia, ma soprattutto perché quel testo è da cambiare, stravolgere, riscrivere completamente. E non lo dice l'opposizione o qualche giornale al soldo dei partiti o delle multinazionali, ma direttamente il governo, che spiega come al Senato il testo subirà cambiamenti sostanziali, che includeranno tutte le misure "accantonate" in sede di discussione alla Camera.

La manovra infatti è di circa 37 miliardi di euro, dei quali ben 22 sono stati reperiti utilizzando la leva del deficit (altri 7 miliardi arrivano da tagli alla spesa e circa 8 da un aumento delle entrate). Il problema è che, eccettuato il disinnesco delle clausole di salvaguardia, una quota consistente di questo importo non è stata ancora "discussa" dal Parlamento e non è chiarissimo neanche che fine faranno i saldi, che qualche esponente di governo chiama "numerini", ma che in realtà sono essenziali per capire se e come verranno impostati i provvedimenti di cui da settimane si parla.

Due sono le grosse questioni che rendono inutile, o quasi, tutto ciò che è stato fatto e detto finora. La trattativa con l'Unione Europea e le specifiche per reddito di cittadinanza e superamento della legge Fornero con quota 100. Come noto, il governo è impegnato in una complessa trattativa con la Commissione Europea per scongiurare la procedura di infrazione, ma anche per "tranquillizzare i mercati" ed evitare che gli interessi sul debito fagocitino le risorse a disposizione. Non è certo che i saldi cambino (dipenderà dalla volontà del governo e dall'orientamento dei commissari), ma è molto probabile che ciò accada. Cosa succederebbe alla manovra se ciò accadesse? La risposta è: dipende.

Perché l'altra grande questione è quella relativa a reddito di cittadinanza e meccanismo di riforma del sistema pensionistico. Nella discussione alla Camera non sono stati toccati i 16 miliardi di euro "accantonati" per le due misure cardine del contratto di governo, che saranno presentate al Senato, si spera con tutti i dettagli necessari. E sempre a Palazzo Madama dovrà essere discusso il taglio delle pensioni d'oro, che presenta più di qualche problema sul profilo costituzionale. Il problema è che al momento non c'è nessuno dei tre testi di legge, solo indiscrezioni e ipotesi.

Tutto ciò perché non si sa se il Governo sia in grado di usare i 16 miliardi di euro o se parte di questa cifra sarà utilizzata per abbassare "i numerini" e far calare quel 2,4% di deficit / Pil che è uno (e solo uno) dei punti di contrasto fra l'esecutivo e la Commissione UE. Tutto dipenderà dalle tempistiche di entrata in vigore e dalle specifiche dei singoli provvedimenti, che ancora non si conoscono (eccezion fatta per qualche indiscrezione più o meno confermata). Detto in poche parole, non ci si capisce molto. Il punto lo fa Il Sole 24 Ore:

Ma, come detto, a Palazzo Madama è attesa soprattutto la riduzione dei due fondi per reddito di cittadinanza e pensioni, se la trattativa con l'Europa si risolverà con un accordo sul taglio del deficit. In particolare i tecnici tengono pronte diverse soluzioni per “rimodulare” le due misure, puntando a tagliare i fondi di circa 4 miliardi complessivi. Idee come una “clausola di salvaguardia” per le pensioni, con finestre variabili a seconda dello stato dei conti e delle adesioni, è sul tavolo dei leghisti. Si ragiona anche sulla possibilità di un rinvio (a giugno?) della partenza delle due misure simbolo del Governo gialloverde. «Entro lunedì si tirano le fila, nel frattempo arriveranno i calcoli di Ragioneria e Inps», ha spiegato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti, dopo il voto dell’aula della Camera.

Insomma, stiamo aspettando ancora i conti di Ragioneria e Inps, la trattativa con la Ue e un accordo interno alla maggioranza sulle tempistiche per le due misure chiave dell'intera manovra. E siamo al 9 dicembre.