Con la riforma delle pensioni potrebbero arrivare i primi ‘pasticci'. Il rischio è che, in caso di ritardi per l'avvio di ‘Quota 100', in attesa del decreto che il governo ha promesso per la prossima settimana, si potrebbero creare degli intoppi nell'applicazione delle leggi che regolano il sistema pensionistico. Con quota 100 si potrà andare in pensione a 62 anni con 38 di contributi, se tali requisiti sono stati raggiunti entro il 31 dicembre 2018. A quel punto il lavoratore potrà andare in pensione da aprile. Ma come segnala il Corriere della Sera, due sono le possibili problematiche che potrebbero crearsi.

La prima è che in assenza del decreto del Consiglio dei ministri, verrebbe meno la possibilità di non far scattare l'aumento di 5 mesi dei requisiti richiesti per accedere alla pensione anticipata, agganciati all'aumento dell'aspettativa di vita. Se infatti fino al 31 dicembre 2018 per la pensione anticipata bastavano 42 anni e 10 mesi di contributi – un anno in meno per le donne – indipendentemente dall’età, con il nuovo anno è già scattato l'aumento di 5 mesi che il governo ha promesso di cancellare. In pratica per quanto riguarda la pensione di vecchiaia, da ieri servono 67 anni d'età e 20 di contributi, e non più 66 anni e 7 mesi; mentre per la pensione anticipata sono necessari 43 anni e 3 mesi (un anno in meno per le donne).

La seconda questione è invece la questione dei tempi di attuazione per ‘Quota 100'. Dopo il decreto infatti la nuova norma per poter entrare in vigore avrà bisogno delle circolari dell'Inps, in cui saranno chiarite le modalità di presentazione della domanda di pensione. E quindi i primi assegni potrebbero arrivare più tardi del previsto. E questo a catena potrebbe generare un sovraffollamento nelle richieste. Dal primo aprile infatti dovrebbero partire le pensioni che abbiano di chi ha 62 anni anni e 38 di contributi, ma anche potenzialmente quelle di coloro che hanno raggiunto quota 101 con 63 anni d’età, 102 con 64, 103 con 65 e 104 con 66, e che finora dovevano raggiungere appunto i 67 anni previsti dalla pensione di vecchiaia. Una platea di circa 200mila dipendenti privati (i dipendenti pubblici potranno accedere a quota 100 non prima di luglio o ottobre) che avrebbero già i requisiti per presentare la domanda, ma resteranno in sospeso appunto per l'assenza del decreto.

Inoltre bisogna considerare che il governo giallo-verde aveva previsto una proroga per ‘Opzione donna', il regime di pensionamento anticipato per le lavoratrici con almeno 35 anni di contributi e 58 anni d’età, ma con l’assegno ricalcolato con il metodo contributivo, e una proroga anche per l'Ape sociale, l'assegno fino a 1.500 euro a carico dello Stato, previsto per alcune categorie a partire dai 63 anni d'età. Ebbene queste due misure sono scadute il 31 dicembre. E il governo non è riuscito a prorogarle prima del 2019. Ora dovranno essere reintrodotte tramite il decreto (che ancora non c'è) e anche in questo caso non si tratta di un passaggio immediato: per far ripartire ‘Opzione donna' si dovrà attendere giugno.