Condanna a 18 anni per disastro doloso  e omissione dolosa di cautele antinfortunistica a Stephan Schmydheiny, il miliardario elvetico 66enne. E’ questa la sentenza d'appello del Tribunale di Torino per il maxi processo Eternit, la multinazionale che produceva amianto e in Italia aveva stabilimenti dal Piemonte alla Puglia. La Corte è stata presieduta da Alberto Oggè. C'è da dire che Schmidheiny (condannato in primo grado a sedici anni di carcere per disastro ambientale doloso) era anche l' unico imputato del processo da momento che nei giorni scorsi, il barone belga De Cartier De Marchienne è deceduto all'età di 92 anni. Il tribunale ha dichiarato estinto il reato per il barone. In ogni caso, non avrebbe commesso il fatto prima del 1966. Ha anche stabilito la revoca nei suoi confronti delle sanzioni accessorie e civili, e di quelle civili per la Etex.

La pronuncia della sentenza d’appello era attesa con trepidazione da almeno 500 persone, arrivate a bordo di sette autobus. Le parti lese sono circa seimila tra familiari dei lavoratori morti per tumore o semplici cittadini residenti nei luoghi in cui c’erano le fabbriche che producevano le fibre di amianto a Casale Monferrato, in provincia di Alessandria, a Cavagnolo (Torino), Bagnoli (Napoli), Rubiera (Reggio Emilia). La sentenza estende la responsabilità dell'imputato anche per le vittime di queste due ultime fabbriche, per cui invece in primo grado era stata dichiarata l'intervenuta prescrizione.  Schmydheiny è stato assolto per il periodo che va dal giugno del '66 al '76 per non aver commesso il fatto.