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Genova, femminicidio di Sargonia Dankha: in Appello pena ridotta a 14 anni per Salvatore Aldobrandi

A 11 anni dal delitto di Sargonia Dankha, l’ex compagno Salvatore Aldobrandi è stato condannato in Appello a 14 anni. I giudici gli hanno riconosciuto le attenuanti generiche escludendo la richiesta di ergastolo presentata dalla Procura.
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Sargonia Dankha
Sargonia Dankha

Nuovo capitolo della vicenda di Sargonia Dankha, la 21enne uccisa in Svezia il cui corpo non è mai stato ritrovato. A 11 anni dal femminicidio avvenuto nel novembre 1995, il suo ex compagno Salvatore Aldobrandi è stato condannato in Appello a 14 anni di reclusione. In primo grado era stato condannato all'ergastolo e anche in questo caso il procuratore aveva presentato la stessa richiesta, che però è stata disattesa dai giudici della Corte d’Appello di Genova.

"L'imputato è un assassino". Queste le parole usate dal procuratore Enrico Zucca durante la lunga requisitoria con la quale aveva spiegato le prove a supporto della richiesta di ergastolo per Aldobrandi, oggi 76enne, accusato di omicidio volontario aggravato e della soppressione di cadavere. Zucca aveva chiesto di respingere le attenuanti generiche presentate dalla difesa, ma i giudici genovesi le hanno invece ritenute prevalenti rispetto all’aggravante dei futili motivi. Da qui la riduzione della pena ricevuta in primo grado. Ora si attendono le motivazioni della sentenza che saranno depositate tra 90 giorni.

La vicenda di Sargonia Dankha è una delle più complesse della giustizia italiana sia perché il corpo della giovane non è mai stato ritrovato, sia perché il delitto si è consumato in un paese straniero, in Svezia.

Quando la 21enne irachena naturalizzata svedese sparisce il 13 novembre 1995 dalla città di Linköping, i sospetti si addensano subito intorno all'ex fidanzato, all'epoca 46enne, Aldobrandi. Le amiche della ragazza testimoniano una relazione violenta tra i due, fatta di abusi verbali e fisici, e soprattutto di una gelosia incontenibile da parte dell'imprenditore italiano. L'aggressività, secondo le ricostruzioni dei giudici, sarebbe esplosa quando Dankha lo ha finalmente lasciato andando a vivere da sola.

Dopo la scomparsa, Aldobrandi venne arrestato dalle autorità svedesi e posto in custodia cautelare con l'accusa di omicidio. Tracce del sangue di Dankha vennero ritrovate nella macchina dell'uomo, nel suo appartamento e anche sui vestiti che indossava il giorno della scomparsa, ma nonostante le prove e le testimonianze raccolte, l'assenza del corpo determinò il rilascio dell'uomo nel gennaio 1996.

Aldobrandi decise quindi di abbandonare la Svezia per tornare in Italia e stabilirsi a Sanremo dove inizia a lavora in una pizzeria. Qui però lo raggiunge la famiglia di Dankha che fa aprire il caso in Italia. L'uomo viene arrestato il 17 giugno 2023 e nell'ottobre dello stesso anno inizia il processo di primo grado concluso con la pena dell'ergastolo da parte della Corte d'Assise d'Imperia. Una sentenza oggi parzialmente riformata dalla decisione dei giudici della Corte d'Appello.

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