Il governatore del Veneto, Luca Zaia, durante la conferenza stampa quotidiana sulla situazione epidemiologica nella Regione, ha puntato il dito contro chi continua a negare la gravità dell'emergenza coronavirus, continuando a comportarsi come se non fossimo nel mezzo di una pandemia. Il presidente leghista ha chiamato in causa le immagini, circolate in rete nel weekend, di strade e piazze piene di gente, sottolineando che in un momento come questo anche i comportamenti di pochi possono rappresentare un rischio per molti: "Sono imbarazzanti le foto di questo fine settimana di piazze strapiene dove si vive come se non ci fosse un domani. A me questo dispiace. Quando ero piccolo mi ricordo che c'era una bottega con un cartello con scritto: ‘Per colpa di qualcuno non si fa credito a nessuno'. Io penso che la stragrande maggioranza dei veneti sia gente per bene che sta utilizzano le mascherine. Ma per colpa di pochi, tutti rischiamo di rimetterci", ha detto.

Per poi parlare del livello di allerta nella Regione. Che per ora continua ad essere nella zona gialla, ma se i contagi dovessero continuare a crescere rapidamente e gli ospedali iniziassero a trovarsi in difficoltà, potrebbero presto arrivare nuove misure. "La domanda ricorrente in queste ore è: ma il Veneto resta giallo, o diventa arancione o rosso? Se dovessimo valutare la situazione ospedaliera il giallo ci sta tutto fino in fondo. Se dovessimo valutare quello che accade fuori mi sa che qualche dubbio ci viene", ha spiegato Zaia. Per poi alzare nuovamente i toni contro chi non rispetta le regole e chi nega che il Paese sia in una situazione di emergenza: "Possibile che oggi si viva solo con il contesto del benessere e nessuno si pone il problema che al di là del fossato c'è un ospedale pieno di pazienti? Non veniteci a dire che è tutta un'invenzione, perché muoiono una ventina di persone al giorno. E non veniteci nemmeno a parlare di età o di patologie pregresse, perché tutti hanno diritto di vivere".

Zaia ha quindi proseguito chiedendo a tutti di rispettare tutte le norme anti-contagio non solo per rispetto dei malati, ma anche di medici e infermieri che ogni giorno rischiano l'infezione sulla loro pelle: "Bisogna avere rispetto per le persone che soffrono e stanno male e per gli operatori che rischiano la propria vita per poterne venirne fuori. Non è che se saltiamo una domenica di spritz casca il mondo. In questo momento è esattamente quello che bisogna fare. O andare a passeggiare dove non c'è gente, o stare a casa. Altrimenti è inevitabile che ci daremo appuntamento alle porte dell'ospedale". Il governatore veneto ha poi concluso: "E poi non veniteci a dire che c'è la brandina nel corridoio, perché ogni struttura organizzata ha un punto di non ritorno. Il problema della gestione degli ospedali non è un problema degli altri. Non esistono ‘gli altri'. Esiste la comunità. Ho l'impressione che il problema da comune sia diventato individuale. Ma se passa questo principio davvero ci infiliamo nei guai. Non sto dicendo che l'alternativa al locale chiuso sia trovare un capannone per andare a fare festa, forse non si è capito di cosa si sta parlando. Noi siamo sul pezzo, l'appello che faccio ai cittadini e soprattutto ai giovani è quello di essere della squadra. Questa non è politica, questo è senso civico".