Il blocco dei licenziamenti scadrà il prossimo 30 giugno, Draghi ha sposato alla fine la linea di Confindustria. Secondo l'Unione europea non deve essere prorogato. L'Europa boccia la proroga del divieto, che rischia di essere dannoso. Un documento stilato dalla Commissione Ue dice che "Più a lungo è in vigore e più rischia di essere controproducente perché ostacola il necessario adeguamento della forza lavoro alle esigenze aziendali".

Per i tecnici della Commissione la misura non sarebbe insomma "efficace" per la ripresa del mercato del lavoro. Nel documento, in cui viene analizzata la situazione economica italiana, Bruxelles scrive che "Un confronto con l'evoluzione del mercato del lavoro in altri Stati membri che non hanno introdotto tale misura suggerisce che il blocco dei licenziamenti non è stato particolarmente efficace e si è rivelato superfluo in considerazione dell'ampio ricorso a sistemi di mantenimento del posto di lavoro".

L'Italia invece è l'unico Stato membro che ha introdotto all'inizio della pandemia un blocco totale dei licenziamenti, e la misura è in vigore per tutto il mese di giugno, e per alcune categorie è stata prolungata fino a ottobre.

Il blocco "tende a influenzare la composizione, ma non la portata dell'aggiustamento del mercato del lavoro", recita ancora l'analisi della Commissione, e alla fine penalizza i precari, i contratti a tempo determinato e gli interinali. L'Italia invece dovrebbe tagliare la spesa corrente, mantenere quella per gli investimenti e utilizzare i fondi del Recovery plan per programmare la ripresa.

Secondo i sindacati la partita sul blocco dei licenziamenti è ancora aperta: "Non è vero che non ci sono passi in avanti. Le pressioni fatte da Cgil Cisl e Uil hanno costretto il quadro politico a ridiscutere quella impostazione. Vedremo cosa succederà nei prossimi giorni", ha detto oggi in un'intervista a La Stampa Pierpaolo Bombardieri, segretario generale della Uil. In un'intervista al Riformista ha aggiunto: "Prolungare fino a ottobre avrebbe reso tutto meno traumatico. La crisi c'è ancora. Ricordiamo che, nel corso dell'anno la cassa Covid non ha pesato sulle aziende: il programma Sure dell'Unione europea ha messo a disposizione 24 miliardi che le aziende non hanno pagato di tasca propria. Finora, le risorse impegnate dal governo sono andate per il 70% direttamente alle aziende colpite e ai lavoratori autonomi, senza alcuna condizione e senza criteri selettivi. Perché, viceversa, i licenziamenti dovrebbero essere selettivi?".

Pochi giorni fa Enrico Letta aveva chiesto a Matteo Salvini un incontro per discutere del tema, per pensare una prolungamento del divieto di licenziare per alcuni settori, i più colpiti dall'emergenza sanitaria. Il segretario della Lega si era mostrato aperto al dialogo, salvo ritrattare parzialmente: "Salvini in 4 giorni ha detto 4 cose diverse. Sulla pelle dei lavoratori non dirò mai una cosa tirata per i capelli. Su questi temi la serietà è la cosa più importante di tutte". 

Secondo il segretario dem, "il blocco generale di tutti i licenziamenti non ha senso: basti pensare alla buona ripartenza dell'edilizia (dove il blocco scadrà il 30 giugno). In altri settori, come il tessile, il problema è enorme e noi lavoriamo su gradualità e selettività".