Sondaggi politici, FdI primo partito ma il campo largo supera il centrodestra: cosa cambia con lo Stabilicum
Fratelli d'Italia resta il primo partito, ma nella sfida tra coalizioni il campo largo supera, seppur di poco, il centrodestra. È questo il dato politico più interessante che emerge dal sondaggio realizzato da Only Numbers, mentre al Senato si discute la riforma della legge elettorale.
Nelle intenzioni di voto, Fratelli d'Italia è al 26,5%, davanti al Pd, che raggiunge il 21,5%. Il distacco tra i due principali partiti resta quindi di cinque punti, mentre il Movimento 5 Stelle si ferma al 10,8%, confermandosi terza forza politica.
Il dato racconta due cose insieme. Da una parte il partito di Giorgia Meloni continua ad essere in netto vantaggio rispetto agli altri, nessuna forza politica, oggi, sembra davvero in grado di insidiare il primato di Fratelli d'Italia. Dall'altra, però, il vantaggio di FdI non si traduce automaticamente in una superiorità altrettanto netta della coalizione di governo, che fotografa un equilibrio politico molto diverso da quello suggerito dalla semplice classifica dei partiti.
La forza di Meloni non basta al centrodestra
Il punto, insomma, è sempre lo stesso: Fratelli d'Italia è molto più forte del Pd preso singolarmente, ma il centrodestra non riesce ad avere lo stesso vantaggio quando entrano in gioco tutti gli alleati e tutte le forze dell'opposizione. Per il centrosinistra e per il Movimento 5 Stelle il tema resta quindi quello della capacità di trasformare una potenziale maggioranza di consensi in un'alleanza politica concreta. Perché il vantaggio del campo largo esiste sulla carta, ma per diventare davvero competitivo alle elezioni dovrebbe tradursi in accordi, candidature comuni e una strategia condivisa.
Guardando ai singoli partiti, Forza Italia è al quarto posto con l'8%, davanti a Futuro Nazionale di Roberto Vannacci, al 7,3%. Seguono Lega al 6,8% e Alleanza Verdi e Sinistra al 6,6%. È un altro elemento politicamente significativo della fotografia scattata dal sondaggio: la maggioranza di governo non è più compatta come prima.
Forza Italia mantiene la posizione di seconda forza della coalizione, ma la distanza dalla Lega non è enorme e soprattutto l'ingresso di una forza come Futuro Nazionale aggiunge un nuovo elemento alla competizione nell'area della destra. I consensi di Vannacci, secondo questa rilevazione, sono ormai abbastanza consistenti da non poter essere considerati marginali e potrebbero pesare non solo nella distribuzione dei voti, ma anche nella costruzione degli equilibri parlamentari.
Dall'altra parte, il Pd resta il perno principale dell'opposizione, mentre il Movimento 5 Stelle continua a rappresentare una componente decisiva per qualsiasi progetto di alternativa al governo. Avs, al 6,6%, conferma inoltre uno spazio elettorale significativo alla sinistra del Pd, rendendo il possibile campo largo più ampio ma, allo stesso tempo, politicamente più complesso da tenere insieme.
Seguono Azione al 3,4%, Italia Viva al 2,6%, +Europa all'1,5% e Noi Moderati all'1%, mentre gli altri partiti raccolgono complessivamente il 4%.
La partita si gioca anche sugli indecisi
Ma il numero forse più importante per capire quanto questa fotografia possa ancora cambiare è quello di astenuti e indecisi, che raggiungono il 42,3% degli elettori. Una quota enorme, addirittura superiore al consenso attribuito a ciascuna delle due principali coalizioni. Significa che quasi metà dell'elettorato resta fuori dalla partita delle intenzioni di voto espresse oppure non ha ancora scelto definitivamente chi votare.
Ed è proprio qui che si giocherà una parte importante della prossima campagna elettorale. Perché con centrodestra e campo largo separati da meno di un punto, la capacità di mobilitare chi oggi non voterebbe o è ancora incerto potrebbe diventare decisiva.
La legge elettorale può ribaltare tutto
Il sondaggio prova poi a tradurre questi consensi in seggi parlamentari, mettendo a confronto il sistema attuale, il Rosatellum, con lo Stabilicum, nella versione approvata dalla Camera a luglio.
Ed è qui che lo scenario cambia radicalmente. Con il Rosatellum, alla Camera, i numeri produrrebbero sostanzialmente un pareggio: 184 seggi al centrosinistra e 183 al centrodestra, con nessuna delle due coalizioni in grado di raggiungere da sola la maggioranza assoluta. Futuro Nazionale conquisterebbe 19 seggi, Azione 9 e gli altri partiti 5.
Con lo Stabilicum, invece, il centrodestra beneficerebbe dell'effetto del premio e arriverebbe a 216 deputati, superando nettamente la soglia della maggioranza assoluta. Il centrosinistra scenderebbe a 144 seggi, mentre Futuro Nazionale ne otterrebbe 24 e Azione 11. Un meccanismo che, insomma, potrebbe trasformare un vantaggio minimo, o addirittura una situazione di sostanziale equilibrio nei consensi, in una maggioranza parlamentare molto più solida.
Anche al Senato la differenza sarebbe evidente: con il Rosatellum il centrosinistra risulterebbe avanti nei seggi, ma senza una maggioranza autonoma; con lo Stabilicum, invece, il centrodestra arriverebbe a 107 senatori, conquistando la possibilità di governare da solo anche a Palazzo Madama.