Si è uccisa a 35 anni Denise Cosco: era la figlia di Lea Garofalo, simbolo della lotta alla ‘ndrangheta

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Lea Garofalo
Denise Cosco, figlia della testimone di giustizia Lea Garofalo, si è tolta la vita a 35 anni. La madre venne uccisa dalla ‘ndrangheta a Milano nel 2009, quando aveva la stessa età. Denise aveva testimoniato contro il padre e gli altri imputati nel processo per l’omicidio: “Sono un’orgogliosa testimone di giustizia”, aveva detto, definendo quella scelta “una libertà interiore per ripartire con la vita”.

Si è uccisa a 35 anni Denise Cosco, la figlia della testimone di giustizia Lea Garofalo. La notizia, anticipata da ‘Avvenire', è stata confermata all'ANSA da più fonti. La mamma aveva la stessa età quando fu assassinata per mano della ‘ndrangheta. Lea Garofalo è stata uno dei simboli della ribellione alle mafie. Secondo quanto si è appreso, il dramma si sarebbe consumato domenica e la donna sarebbe morta alcuni giorni dopo in ospedale.

Aveva la stessa età della madre quando è morta. Lea Garofalo venne uccisa a Milano il 24 novembre 2009 dall'ex compagno Carlo Cosco, dopo aver scelto di collaborare con la giustizia e di allontanarsi dal contesto criminale nel quale era cresciuta. La sua storia è diventata negli anni uno dei simboli della ribellione delle donne alla ‘ndrangheta.

Chi era Lea Garofalo, madre di Denise Cosco

Lea aveva deciso di parlare con la magistratura nel 2002, raccontando l'attività di spaccio della famiglia Cosco e la faida con la propria famiglia, sfociata anche nell'omicidio del fratello Floriano Garofalo. Per questo era stata inserita, insieme alla figlia Denise, nel programma di protezione. Le due avevano lasciato la Calabria e si erano trasferite a Campobasso.

Nel 2009 Lea aveva però deciso di uscire dal programma di protezione. Pochi mesi dopo, a Campobasso, era riuscita a sfuggire a un primo agguato. Il 24 novembre dello stesso anno era arrivata a Milano per incontrare Carlo Cosco, che l'aveva contattata con la scusa di parlare del futuro della figlia. Da quell'incontro Lea non sarebbe più tornata. Il suo corpo venne poi ritrovato nel quartiere San Fruttuoso di Monza, dove era stato dato alle fiamme.

Dopo la scomparsa della madre, Denise si trovò al centro del processo per il suo omicidio e testimoniò contro il padre e gli altri imputati. La sua testimonianza arrivò dopo anni vissuti al fianco della madre e dentro una storia che aveva segnato profondamente la sua famiglia.

Io sono un'orgogliosa testimone di giustizia perché non è facile costituirsi parte civile contro il proprio padre, ma è una scelta di libertà interiore per ripartire con la vita".

Nel 2013, dopo la sentenza di condanna, Denise chiese che per Lea venisse celebrato un funerale pubblico a Milano.

Il 19 ottobre di quell'anno migliaia di persone si ritrovarono in piazza Beccaria per dare l'ultimo saluto a Lea Garofalo. La cerimonia venne organizzata con il sostegno del Comune di Milano e di Libera. Denise aveva voluto quel momento pubblico anche per trasformare la storia della madre in un messaggio rivolto alle altre donne e agli altri uomini che scelgono di ribellarsi alla criminalità organizzata.

La condanna degli assassini e la serie tv "The Good Mothers"

Per l'omicidio di Lea Garofalo sono arrivate condanne definitive nel dicembre 2014. La Cassazione confermò quattro ergastoli per Carlo e Vito Cosco, Massimo Sabatino e Rosario Curcio. Carmine Venturino, che aveva collaborato con la giustizia, venne condannato a 25 anni. Giuseppe Cosco era stato invece assolto in appello.

La confessione era arrivata in aula all’apertura del processo d’appello: "Io adoro mia figlia, merito il suo odio perché ho ucciso sua madre", le parole di Carlo Cosco.

La storia di Lea, e quella della figlia Denise, è stata raccontata anche nella miniserie "The Good Mothers". Per anni la vicenda di madre e figlia è stata ricordata come quella di una donna che aveva scelto di rompere con la ‘ndrangheta soprattutto per dare alla figlia la possibilità di vivere lontano da quel mondo. Una scelta che aveva avuto un prezzo altissimo e che aveva segnato entrambe le loro vite.

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