
Al Senato si discutono gli emendamenti alla legge elettorale del governo Meloni: al centro del dibattito ci sono soprattutto il nodo delle preferenze e la gestione del ballottaggio. Fratelli d'Italia ha bocciato le proposte del Pd per introdurre le preferenze pure, mentre è passata la proposte sulle preferenze scritta dal centrodestra, che prevede molte limitazioni: i capilista restano bloccati. "Per non perdere la legge, Meloni ha perso la faccia", ha commentato la segretaria del Pd Elly Schlein. Sul ballottaggio il governo ha deciso di fare marcia indietro. Polemica sulla norma che obbliga le piccole liste a raccogliere circa 700mila firme per presentarsi alle elezioni, se non hanno già dei parlamentari. La maratona parlamentare al Senato proseguirà fino al voto finale, fissato per martedì 15 settembre. Successivamente, il testo della riforma tornerà alla Camera per l'approvazione definitiva.
Anche Pd e Avs contro la norma sulla raccolta firme per candidarsi alle elezioni: "Attentato alla democrazia"
Dopo +Europa, anche Movimento 5 stelle (con Giuseppe Conte), Partito democratico e Alleanza Verdi-Sinistra hanno attaccato la modifica della legge elettorale che obbliga i nuovi partiti a raccogliere circa 700mila firme per presentarsi alle elezioni su tutto il territorio nazionale. La norma "porta da 1.500 a 9mila il numero minimo delle firme che le formazioni politiche non presenti in Parlamento dovranno raccogliere per ogni collegio plurinominale per presentarsi alle elezioni, tra i residenti in quel collegio", ha spiegato Filiberto Zaratti, capogruppo di Avs in commissione Affari costituzionali alla Camera. Considerando che ci sono 75 collegi plurinominali tra Camera e Senato, si arriva a circa 700mila firme da raccogliere. Molte più di quelle previste per un referendum. E non sarà possibile nemmeno usare le firme digitali, dato che il centrodestra ha bocciato questa proposta. "Noi questo lo chiamiamo attentato alla democrazia", ha detto Zaratti.
Anche Andrea Giorgis, capogruppo Pd nella stessa commissione al Senato, ha attaccato: "Abbiamo dato voce al Senato agli emendamenti presentati da Riccardo Magi alla Camera sulla possibilità di prevedere le firme digitali e per evitare norme discriminatorie in materia di requisiti per presentarsi alle elezioni. Continueremo a sostenere tutte le battaglie che affermano principi democratici". Alessandro Onorato, leader del nuovo soggetto politico Progetto civico Italia, ha commentato: "Raccogliere 700mila firme per potere accedere alla competizione elettorale è una truffa contro la democrazia, nessun partito potrebbe mai raccoglierle. In nessuna democrazia al mondo c'è una norma del genere".
Conte attacca la norma sulle firme da raccogliere per presentarsi alle elezioni: "Il ritorno della casta"
"Fratelli d’Italia ha appena presentato al Senato una modifica alla legge elettorale per impedire a nuovi formazioni politiche di potersi presentare alle prossime elezioni politiche. Partono avvantaggiate solo le forze politiche che hanno già parlamentari di riferimento. Mentre chi oggi dà vita a una nuova formazione politica che non ha rappresentanti nell’attuale Parlamento non avrà nessuna possibilità di presentarsi alle prossime elezioni politiche". Lo ha scritto sui social Giuseppe Conte, leader del M5s. Il riferimento è alla modifica che obbliga una nuova forza politica a raccogliere 9mila firme per presentarsi in un collegio elettorale: "Una soglia impossibile da raggiungere anche per molti partiti già consolidati. Con questa norma palesemente incostituzionale Fratelli d’Italia costruisce uno scudo per proteggere la casta che è in Parlamento e soffocare qualsiasi tentativo della società civile di esprimere nuove formazioni politiche".
Per Bignami (FdI) quella sulle preferenze è una "riforma epocale"
"Con il via libera del Senato all’emendamento del centrodestra alla legge elettorale che reintroduce le preferenze, Fratelli d’Italia mantiene gli impegni assunti con i cittadini: gli italiani torneranno finalmente a scegliere direttamente i propri rappresentanti. Si tratta di una svolta storica e di una riforma epocale, che restituisce centralità al popolo sovrano e chiude definitivamente la stagione delle liste bloccate e dei parlamentari nominati dall'alto dalle segreterie di partito", ha detto il capogruppo di Fratelli d'Italia alla Camera, Galeazzo Bignami. "La sinistra per oltre un decennio in cui ha governato non ha mai fatto nulla per reintrodurre le preferenze. La verità è che la sinistra ha paura del giudizio dei cittadini. Noi invece no e con la nuova legge elettorale metteremo fine ai giochi di palazzo e agli inciuci di governo. Chi prenderà i voti siederà in Parlamento; chi non ha il consenso del territorio non potrà più contare su nomine blindate". Va detto, però, che per il modo in cui è formulata la legge elettorale ci sarà ampio spazio per i leader di partito di ‘blindare' come capilista i candidati che preferiscono.
Fratelli d'Italia ha salvato la legge elettorale, ma i malumori nel centrodestra rimangono: la giornata in Aula
Oggi Fratelli d'Italia ha ingoiato il rospo, politicamente parlando, e ha respinto l'emendamento del Pd che prevedeva le preferenze ‘pure' per la legge elettorale: così facendo, ha salvato il compromesso raggiunto con Forza Italia e la Lega. Poco dopo, la maggioranza ha approvato l'emendamento che introduce le preferenze ‘temperate', con i capilista bloccati, che permetteranno comunque ai leader di partito di nominare la maggior parte degli eletti. Ma le tensioni nella maggioranza non sono finite, e non si può ancora dire che la nuova legge elettorale sia al sicuro. Meloni incassa le accuse di incoerenza politica e medita, almeno secondo Matteo Renzi, di andare al voto il più tardi possibile: magari l'autunno 2027, cioè il termine ufficiale della legislatura. Cosa che farebbe piacere anche a Matteo Salvini, alle prese con i malumori all'interno della Lega che rischiano di diventare una frattura.
Ora in Senato i lavori sulla legge elettorale vanno di corsa: si riparte domattina
Superati i due emendamenti considerati più ‘delicati' della giornata, cioè quelli sulle preferenze – uno presentato dal Pd, l'altro dal centrodestra – la maggioranza in Senato ha accelerato i tempi. Dopo una breve sospensione dei lavori, sotto la guida della vicepresidente Licia Ronzulli, è iniziata una raffica di votazioni senza interruzioni: nel giro di un'ora l'Aula ha respinto circa 180 emendamenti. Ora la seduta è terminata, si ripartirà domani mattina. Il voto finale è previsto per martedì 15 settembre.
Schlein: "Meloni per non perdere la legge elettorale ha perso la faccia"
"Per non perdere la legge, Meloni ha perso la faccia. Ce la ricordiamo che, qualche anno fa, diceva ‘va bene qualsiasi legge elettorale purché abbia le preferenze': le opposizioni unite hanno presentato un emendamento sulle preferenze per tutti i parlamentari e la destra ha votato contro. Questi sono i fatti. Il resto è propaganda di Giorgia Meloni che ha votato con la sua maggioranza un emendamento che invece reintroduce i capilista bloccati". Lo ha detto, a margine della Festa dell'Unità a Reggio Emilia, Elly Schlein.
Magi (+Europa): "Per presentare una lista servono 700mila firme, scandalo antidemocratico"
"Da 9mila a 10mila firme per collegio, mentre prima erano da 1.500 a 2mila,
per potere accedere alla competizione elettorale: siamo di fronte a uno scandalo antidemocratico, alla blindatura del circuito elettorale", ha detto il segretario di +Europa Riccardo Magi. "Si tratta di oltre 700mila firme, tra Camera e Senato. In nessuna democrazia al mondo accade una cosa del genere, ed è stata persino rifiutata la raccolta in formato digitale come avviene già per i referendum. Il privilegio e la discriminazione come regole per le elezioni, uno schifo".
De Cristofaro (Avs): "Meloni si è presentata come paladina delle preferenze, mentiva"
"La destra ha bocciato gli emendamenti dell'opposizione che volevano sbloccare le liste, introdurre le preferenze vere, non quelle farlocche con i capilista bloccati, e i collegi uninominali. La destra vuole che la stragrande maggioranza del Parlamento venga eletto in maniera bloccata e parlamentari che siano semplicemente fedeli del capo", ha detto Peppe De Cristofaro, capogruppo di Alleanza Verdi-Sinistra al Senato. "Giorgia Meloni qualche settimana fa ha accusato l'opposizione di volere mantenere le liste bloccate mentre lei era la paladina delle preferenze, ebbene mentiva. Erano solo menzogne. La destra al Senato poteva dare all'Italia una legge elettorale migliore, ma non l'ha voluto fare. Hanno scelto di mantenere le liste bloccate e introdurre preferenze finte che non valgono per i capilista. Questa legge elettorale è pessima, conferma le liste bloccate, indica il premier violando la Costituzione e immagina un premio di maggioranza abnorme. La contrasteremo fino al voto finale e poi alla Camera nella terza lettura. La legge elettorale voluta da Meloni è un danno alla democrazia del nostro paese".
Meloni rivendica il voto: "Preferenze rimesse da noi dopo quasi 35 anni, sinistra poco credibile"
Giorgia Meloni è intervenuta con un post su X per difendere la riforma approvata al Senato, attribuendo a Fratelli d'Italia e alla coalizione di centrodestra il "merito storico" di aver reintrodotto il meccanismo delle preferenze per il Parlamento, assenti dal 1993. Nel suo messaggio, la presidente del Consiglio ha risposto agli attacchi delle opposizioni, definendo "non credibili" le critiche del centrosinistra. Secondo la premier, l'opposizione non avrebbe "mai voluto le preferenze nei decenni passati", arrivando a votare contro la loro introduzione persino un mese fa. Meloni ha poi concluso rivendicando la discontinuità impressa dal governo: "la reale differenza politica non risiede nella quantità delle preferenze, ma tra chi le ha concretamente reinserite nella legge elettorale e chi non lo ha mai fatto".
Legge elettorale, FdI in Aula mostra cartelli contro le opposizioni: "Con noi le preferenze"
Poco dopo l'approvazione dell'emendamento unitario del centrodestra sulle preferenze, i senatori di Fratelli d'Italia hanno dato vita a una protesta nell'Emiciclo esponendo cartelli con la scritta: "Con noi le preferenze, con loro zero preferenze".
Fuori onda di La Russa: "Più emendamenti facciamo, prima chiudiamo"
Dopo aver sospeso i lavori dell'Aula per una pausa di venti minuti, il presidente del Senato Ignazio La Russa ha detto, mentre il microfono era ancora acceso: "Fuori verbale, fuori tutto, ricordo che c'è un'intesa: dobbiamo arrivare stasera a quando mancano un centinaio di emendamenti. Più ne facciamo, prima chiudiamo".
Lisei (FdI) attacca Conte: "Taroccò il verbale prima di salire a Palazzo Chigi, nessuno sapeva chi fosse"
Nuovo capitolo nello scontro tra Fratelli d'Italia e Movimento 5 stelle. In Aula, i meloniani si erano riferiti a Giuseppe Conte come "Pincopallo" sostenendo che fosse sconosciuto prima di diventare il presidente del Consiglio. Stefano Patuanelli (M5s) aveva risposto che Giorgia Meloni non aveva "lavorato un giorno in vita sua", a differenza di Conte. Prendendo la parola in Senato, il meloniano Marco Lisei ne ha approfittato per rispondere ancora una volta: "Giorgia Meloni ha fatto lavori come tante studentesse, mentre studiava ha fatto la baby sitter, tanti lavoretti, con orgoglio e umiltà ha lavorato mentre studiava. Pincopallo lo conoscevano tutti, Giuseppe Conte non lo conosceva nessuno. E a differenza di Giuseppe Conte, Giorgia Meloni non ha dovuto taroccare il proprio curriculum quando è salita a Palazzo Chigi perché nessuno sapeva chi fosse".
Ok dal Senato all'emendamento di maggioranza sulle preferenze
L'Aula di Palazzo Madama ha dato il via libera, con 97 voti favorevoli, 67 contrari e 2 astenuti, alla proposta di modifica unitaria del centrodestra che definisce la struttura delle preferenze, respingendo quasi tutte le controporposte delle minoranze. Il nuovo meccanismo consente agli elettori di esprimere fino a tre preferenze con vincolo di alternanza di genere (a pena di annullamento dei voti successivi al primo), tracciando una croce sui nomi presenti in scheda sotto il capolista. Restano tuttavia confermati i capolista bloccati e protetti, per i quali viene inoltre abolita la precedente quota di genere del 60/40 prevista dal Rosatellum.
Magi: "Meloni oggi ha perso la faccia e domani perderà le elezioni"
"La maggioranza ha trasformato la discussione sulla legge elettorale, una delle norme fondamentali di uno Stato, in un mercato delle vacche, tra soglie che variano a seconda dei sondaggi, modifiche a seconda della convenienza del momento, sgambetti tra alleati di centrodestra, minacce incrociate. Sulle preferenze in particolare, Giorgia Meloni prima le ha decantate, ora le ha annacquate", ha detto il segretario di +Europa, Riccardo Magi, che ha poi aggiunto "Un balletto indegno per una coalizione di governo e per una legge così importante, segno che ormai la maggioranza ha perso la bussola e va avanti a tentoni. Intanto resta questa legge elettorale plebiscitaria, che annulla la volontà degli elettori, che non ha l'obiettivo della stabilità di governo ma della preservazione del potere e che contiene norme discriminatorie per impedire la presentazione di liste concorrenti. Se oggi Meloni oggi ha perso la faccia, domani perderà le elezioni".
Carburanti, prorogato lo sconto sul diesel fino al 17 settembre: il governo rinvia il pacchetto d'aiuti
Il Consiglio dei ministri ha approvato una nuova mini-proroga di una settimana per il taglio delle accise sul solo gasolio, confermando lo sconto di 17 centesimi al litro fino al 17 settembre (equivalente a un risparmio stimato di circa 8,50 euro per un pieno da 50 litri). La misura, finanziata tramite l'extragettito Iva e il meccanismo delle accise mobili, serve a contenere i forti rincari dei prezzi alla pompa spinti dalle tensioni internazionali. In attesa di definire le coperture finanziarie, il governo ha rinviato il provvedimento strutturale a sostegno delle fasce più deboli e dell'autotrasporto. Resta in cantiere un nuovo pacchetto energia che potrebbe estendere la misura fino a fine mese e introdurre un "bonus benzina" selettivo basato sull'Isee, con la Lega che spinge per includere tra i beneficiari anche autonomi e partite Iva.
Conte: "Sulle preferenze teatrino sfacciato del centro destra"
"Premetto: ritengo assurdo che da mesi la maggioranza impegni il Parlamento giorno e notte sulla legge elettorale migliore per blindarsi al potere anziché su misure forti che servono agli italiani per contrastare il crollo degli stipendi, il record di tasse, i rincari e il caro-carburanti. Ma ora siamo oltre. Siamo al teatrino più sfacciato, alla messinscena più truffaldina. Giorgia Meloni si smentisce ancora una volta e, nascondendosi dietro la fedeltà alla maggioranzà, vota contro la possibilità che i cittadini possano esprimere delle vere preferenze nella scelta dei parlamentari". Lo ha scritto il presidente del M5s Giuseppe Conte, sui social. "Due mesi fa erano andati sotto alla Camera su un loro emendamento farlocco che proponeva finte preferenze e avevano provato a mischiare le carte accusando le opposizioni di non volere le preferenze. Ora al Senato dicono chiaramente no agli emendamenti nostri e delle altre forze di opposizione che proponevano preferenze vere, a partire dai capilista.Meloni su un aspetto si sta dimostrando pienamente coerente: tradisce sistematicamente tutti gli impegni presi con gli elettori; è straordinariamente ‘coerente' nella sua totale ‘incoerenza'"
Il Pd posta un vecchio video con Meloni che chiedeva le preferenze in legge elettorale
Dopo il voto contrario del centrodestra al Senato al subemendamento delle opposizioni sulle preferenze, il Partito democratico ha postato sui social un video del 22 gennaio 2024 in cui la premier Meloni affermava: "Noi siamo disposti a votare qualsiasi legge elettorale, chiediamo una cosa: che ci siano le preferenze".
Bonelli: "La maggioranza si regge con lo scotch, Meloni rinnega sua storia"
"Questa maggioranza si regge con lo scotch: sono tutti contro tutti. Tajani contro Salvini, Salvini contro Tajani e Fratelli d’Italia che non riesce a tenere insieme la maggioranza", ha detto in una nota Angelo Bonelli, co-portavoce di Europa Verde e deputato di AVS. "Giorgia Meloni ha rinnegato la sua storia politica, che parlava di preferenze, di poter dare la possibilità ai cittadini di scegliere. Invece oggi propongono una norma con i capilista bloccati: il segnale di una maggioranza, a partire dalla Meloni, ormai in totale sbando, che pensa solo a come conservare il potere, dimenticando e impedendo di fatto ai cittadini di poter scegliere i propri rappresentanti. Parlano solo di legge elettorale, dimenticando i veri problemi degli italiani: gli stipendi bassi, la crisi climatica, il caro energia, la sanità pubblica, alla quale hanno tagliato le risorse".
Paita (Iv): "Fratelli d'Italia boccia le preferenze, sono ridicoli"
"Fratelli d'Italia alla fine boccia le preferenze. Sono ridicoli. Da anni Giorgia Meloni parla di ridare la parola agli italiani. Quando finalmente ha l'occasione di farlo, si tira indietro e smentisce sé stessa. L'ennesimo voltafaccia di una premier completamente priva di credibilità. Le poltrone contano di più. Quella vista oggi nell'aula del Senato è una indecorosa sceneggiata", a dirlo la senatrice Raffaella Paita, capogruppo al Senato di Italia viva-Casa Riformista.
Forza Italia: "Cdx compatto su stabilità e preferenze"
"Il centrodestra ha dimostrato ancora una volta di essere unito. Anche in queste ore c'è chi ha provato a raccontare divisioni e sperare in fratture nella maggioranza, puntualmente smentite dai fatti. La nostra è un'alleanza solida, fondata su valori e obiettivi comuni, che continua a lavorare per dare risposte agli italiani. La nuova legge elettorale va nella direzione giusta, perche' rafforza la stabilita' e la rappresentanza secondo un principio semplice e chiaro: chi vince governa, chi perde va all'opposizione. Basta con inciuci e accordi di palazzo ai quali la sinistra ci aveva abituati" a dirlo Stefano Benigni, vicesegretario nazionale di Forza Italia e sherpa sulla legge elettorale.
"Inoltre, per la prima volta in trent'anni il centrodestra, grazie al contributo determinante di Forza Italia, ha reintrodotto le preferenze, restituendo agli elettori la possibilità di scegliere direttamente i propri rappresentanti. Il resto sono polemiche pretestuose e tentativi maldestri di un'opposizione sgangherata e dilaniata al suo interno, tenuta insieme solo dalla volontà di mandare a casa l'esecutivo. E anche chi sostiene di appartenere alla destra dovrebbe decidere da che parte stare: attaccare ogni giorno il governo di centrodestra significa soltanto fare un favore alla sinistra-sinistra di Schlein e Conte, quella della patrimoniale e delle tasse. Intanto, i tentativi di dividere la maggioranza sono tutti falliti. Una buona notizia per gli italiani".
Pirondini (M5S): "Meloni ha perso definitivamente la faccia"
Il capogruppo del Movimento 5 Stelle al Senato Luca Pirondini ha sferrato un attacco alla premier Meloni, accusandola di "mancanza di coerenza" per non aver sostenuto l'introduzione delle preferenze reali. Secondo Pirondini, la Presidente del Consiglio ha sprecato "l'ultima opportunità utile della legislatura per restituire ai cittadini il potere di scelta". Piuttosto che difendere la propria coerenza, Meloni avrebbe preferito, denuncia il capogruppo M5S, piegarsi ai diktat degli alleati di governo Lega e Forza Italia per garantire la sopravvivenza della maggioranza, lasciando che le liste siano blindate per proteggere "esponenti controversi".
Borghi (Iv): "Dalla maggioranza un 'Indietro tutta' sulle preferenze per tenere insieme la coalizione"
Durante il dibattito in Aula sugli emendamenti alla riforma elettorale, il vicepresidente di Italia Viva Enrico Borghi ha accusato la maggioranza di essere in pieno stato confusionale, citando lo show di Renzo Arbore per definirne il comportamento come un vero e proprio "Indietro tutta". Secondo il senatore di IV, la premier Giorgia Meloni avrebbe ordinato l'ennesimo dietrofront sulla questione delle preferenze unicamente per evitare spaccature interne e garantire la tenuta della coalizione. Borghi ha inoltre sottolineato l'incertezza del centrodestra sul punto politico, evidenziando come persino il lavoro svolto in Commissione Affari costituzionali sia stato sostanzialmente accantonato per rincorrere i mutevoli equilibri della maggioranza.
Renzi legge in Aula un discorso di Meloni del 2014 sulle preferenze: "Vergognatevi!"
Durante la discussione sul ddl elettorale a Palazzo Madama, il leader di Italia Viva Matteo Renzi ha scatenato la bagarre rispolverando un vecchio intervento del 2014 firmato dall'attuale premier Giorgia Meloni. Nel testo citato, la presidente di Fratelli d'Italia si schierava con decisione a favore dell'introduzione delle preferenze, criticando la ritrosia di chi rifiutava il giudizio diretto delle urne. Renzi ha utilizzato le parole dell'allora deputata FdI per mettere in evidenza la presunta incoerenza della maggioranza sulle regole del voto, concludendo il suo affondo contro i banchi del centrodestra con un perentorio invito a "vergognarsi" in vista delle imminenti votazioni.
Il centrodestra boccia il subemendamento Pd sulle preferenze
L'Aula del Senato ha respinto, con 99 voti contrari e 68 favorevoli, la proposta di modifica a prima firma del senatore dem Dario Parrini che puntava a introdurre le preferenze secche nel testo della riforma elettorale. Nonostante l'esecutivo avesse scelto di non esprimere un parere vincolante, rimettendosi direttamente al giudizio dell'Assemblea di Palazzo Madama, la maggioranza di centrodestra ha votato in modo compatto affossando il subemendamento presentato dal Partito Democratico.
Renzi (IV): "Alla Camera passa il 'Melonellum'? No, un deputato di FI con lo scrutinio segreto lo boccia"
Sui corridoi del Senato, il leader di Italia Viva Matteo Renzi azzarda una previsione sull'iter del ddl elettorale, sostenendo che Giorgia Meloni sia consapevole delle difficoltà del testo nel passaggio a Montecitorio. Secondo Renzi, se la riforma, ribattezzata "Melonellum", dovesse essere approvata a Palazzo Madama e tornare alla Camera con l'ipotesi delle preferenze, rischierebbe di impantanarsi al voto segreto per via dei franchi tiratori della maggioranza, in particolare di Forza Italia. Con il nuovo meccanismo e le preferenze, argomenta il senatore di IV, un deputato azzurro privo di un forte bacino personale azzererebbe le proprie chance di riconferma, laddove il modello attuale del "Rosatellum" gli garantirebbe quantomeno un 20% di possibilità di rielezione.
Boccia (Pd): "Maggioranza nel caos, il voto sulle preferenze è una prova di verità per la democrazia"
Nell'illustrare gli emendamenti dell'opposizione all'articolo 1 del disegno di legge elettorale, il capogruppo del Partito Democratico al Senato, Francesco Boccia, ha sferrato un duro attacco al centrodestra, definendolo diviso e in confusione. Boccia ha sottolineato come la linea unitaria delle minoranze punti a restituire reale potere di scelta agli elettori, eliminando i capilista bloccati, garantendo la parità di genere con la doppia preferenza ed evitando quello che ha definito "un premierato nascosto" con l'indicazione del candidato premier sulla scheda.
Pur ribadendo la totale contrarietà dell'opposizione a un impianto normativo ritenuto profondamente sbagliato e incostituzionale, a causa di un premio di maggioranza sproporzionato e di soglie sbilanciate, il senatore dem ha indicato il voto sui subemendamenti come un banco di prova decisivo. Se la maggioranza boccerà la proposta unitaria, ha concluso Boccia, dimostrerà di voler piegare le regole democratiche alle proprie convenienze politiche, offrendo ai cittadini solo un'illusione del diritto di preferenza.
Patuanelli (M5S) a Lisei: "Offensivo definire Conte un 'Pinco Palla' da parte di chi ha una leader che non ha mai lavorato in vita sua"
Nel corso del suo intervento al Senato per il voto sugli emendamenti alla legge elettorale, il vicepresidente e senatore del Movimento 5 Stelle Stefano Patuanelli ha espresso duro risentimento verso le parole rivolte a Giuseppe Conte dai colleghi Lisei e Malan.
Patuanelli ha difeso la traiettoria e la gestione dell'ex premier durante la pandemia, ricordando il conseguimento dei 209 miliardi di risorse europee e i tassi di crescita economica registrati in quel periodo, in contrapposizione ai dati attuali dell'esecutivo. Il senatore M5S ha poi rivendicato il profilo accademico e professionale di Conte, giudicando inaccettabile l'etichetta di "signor nessuno" o "Pinco Palla" utilizzata dalla maggioranza, soprattutto se avanzata da chi fa riferimento a una leadership politica che, ha detto Patuanelli, non ha mai svolto un giorno di lavoro al di fuori della politica.
Legge elettorale, iniziate le votazioni al Senato: bocciato il primo emendamento delle opposizioni
Prendono ufficialmente il via a Palazzo Madama i voti sulle proposte di modifica alla legge elettorale. L'Aula ha aperto la sessione respingendo il primo emendamento all'esame, l'1.1 a prima firma del senatore dem Andrea Giorgis, sul quale l'esecutivo aveva già anticipato e confermato il proprio parere contrario.
Governo si rimette all'Aula su cinque proposte delle opposizioni
Sulla riforma elettorale l'esecutivo traccia una linea chiara: sì all'emendamento Lisei (FdI) che introduce il voto di preferenza salvaguardando però i capilista bloccati, mentre si rimette al giudizio di Palazzo Madama per le correzioni avanzate dalle minoranze. Ad annunciarlo è stata la ministra per le Riforme Elisabetta Casellati. Il nodo politico resta la gestione delle preferenze. Il Governo ha infatti espresso parere contrario alla proposta del Partito Democratico (a firma Irto), lasciando invece la decisione all'Aula su altri cinque subemendamenti d'opposizione. Tra questi figura il testo unitario siglato tra gli altri da Parrini, Giorgis e Paita, che mira ad abolire del tutto i capilista protetti per concedere agli elettori la possibilità di esprimere due preferenze.
Legge elettorale, fonti di maggioranza: "Centrodestra compatto contro il subemendamento delle opposizioni sulle preferenze"
Il centrodestra si appresta a votare in modo compatto contro il subemendamento in materia di preferenze avanzato dalle forze di opposizione durante l'esame della legge elettorale al Senato. La decisione di far blocco comune sulla linea della maggioranza emerge da diverse fonti parlamentari a Palazzo Madama, a conferma del clima di forte contrapposizione dell'aula sulla riforma delle regole del voto.
