Legge elettorale, Parrini (Pd): “Destra terrorizzata da Vannacci, ma il ballottaggio lo avevano già bocciato loro”

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Il Senato inizia la discussione in seconda lettura sulla legge elettorale. Le opposizioni presentano una serie di emendamenti comuni, tra cui quelli su preferenze e parità di genere. La maggioranza discute sull’ipotesi di reinserire nel testo il ballottaggio, per recuperare al secondo turno i voti destinati a Futuro Nazionale, senza un accordo organico con Vannacci. Ma il senatore Pd Dario Parrini ricorda: “Alla Camera la destra ha tolto il doppio turno dal testo perché i costituzionalisti lo avevano criticato”.

L'ultima stagione politica della legislatura si apre come era finita quella passata, con il centrodestra che litiga, in cerca di una quadra sulla legge elettorale. In attesa di capire se reggerà l'accordo sulle mini-preferenze, ecco spuntare l'idea di reinserire nel testo il ballottaggio. Un'ipotesi tornata in voga perché, con le attuali proiezioni di voto, per la coalizione di governo sembrerebbe quasi impossibile raggiungere il 42 percento, necessario a ottenere il premio della maggioranza.

"La legge elettorale per la destra cambia ogni volta che cambiano i sondaggi, mentre le regole della democrazia devono rimanere neutrali", sintetizza il capogruppo Pd al Senato Francesco Boccia, durante una conferenza stampa delle opposizioni, per presentare gli emendamenti comuni al testo, alla vigilia dell'inizio dell'esame a palazzo Madama. Gli fa eco il presidente dei senatori M5S Luca Pirondini: "Il governo ha paura di perdere e quindi tenta di cucirsi addosso il sistema di voto".

L'antidoto contro Vannacci

A guastare i piani di Giorgia Meloni, manco a dirlo, è l'ascesa nelle intenzioni di voto di Futuro Nazionale. Secondo le attuali proiezioni, infatti, se il partito di Roberto Vannacci restasse fuori dall'alleanza, la coalizione oggi al governo andrebbe incontro alla sconfitta. Con il ballottaggio, invece, ci sarebbe la possibilità di recuperare i voti dei vannacciani al secondo turno, senza impiccarsi a un accordo organico con l'ex generale.

Dice a Fanpage.it il senatore dem Dario Parrini, vicepresidente della Commissione Affari Costituzionali ed esperto di sistemi elettorali: "I partiti della destra di governo sono terrorizzati da Vannacci e per avere un vantaggio momentaneo sono disposti a tutto. Ma Vannacci va sconfitto politicamente, non con trucchi alle regole". Parrini ricorda che il ballottaggio era stato inserito in una prima versione della legge elettorale, ma poi eliminato nel corso del passaggio alla Camera perché "la ministra Casellati disse che avevano recepito le critiche dei costituzionalisti. Ora, tre mesi dopo queste critiche non contano più e il ballottaggio rispunta come l'Araba Fenice, così è una pagliacciata".

Sul doppio turno, tuttavia, dentro la maggioranza l'intesa sembra ancora lontana: Fratelli d'Italia e Forza Italia sono più possibilisti, la Lega si oppone. Al momento l'unica proposta formalizzata in Commissione – a titolo personale – è quella del senatore di Fdi Marcello Pera, in attesa di capire cosa succederà in aula. Secondo Parrini però esistono problemi tecnici insormontabili, "Un ballottaggio col premio nazionale – come viene proposto da Pera  – con il bicameralismo paritario non si può fare. Quindi io mi rifiuto di commentare una cosa che secondo me è infattibile a Costituzione vigente".

In realtà anche nel mondo del centrosinistra c'è chi spinge in questa direzione, come dimostra un appello per introdurre il ballottaggio nella legge elettorale, firmato a luglio tra gli altri dall'ex senatore Pd Stefano Ceccanti, l'europarlamentare dem Giorgio Gori, il ‘padre' dell'Ulivo Arturo Parisi e altri. "Sono persone che stimo, ma in questo caso sbagliano – replica a Fanpage.it Parrini -. Se alla Camera vincesse una coalizione e al Senato un'altra, cosa facciamo? Si passa al proporzionale? Ci prenderebbero in giro in tutto il mondo. Il ballottaggio può avere un senso in sistemi con il monocameralismo politico (in cui solo una Camera dà la fiducia ndr), non a caso esiste per i Comuni".

Preferenze e parità di genere, le proposte delle opposizioni

In attesa di capire se la destra di governo produrrà il presunto antidoto anti-Vannacci, le opposizioni hanno presentato le proposte di modifica al testo, firmate da tutti i gruppi fuori dalla maggioranza (esclusa Azione). Un passo avanti rispetto al passaggio a Montecitorio, dove invece i partiti del centrosinistra erano andati in ordine sparso. Tra le altre cose si chiede l'innalzamento della soglia per il premio di maggioranza dal 42 al 45 percento e la sua riduzione; l'abolizione dei listoni da cui attingere per il premio; lo stop all'indicazione del candidato premier.

E poi l'introduzione della scelta dei candidati con i collegi uninominali o con le preferenze integrali (sistema che il Pd non aveva sostenuto alla Camera). Bocciato da tutti invece il compromesso raggiunto dalla maggioranza, con il capolista dei collegi bloccato e la possibilità di scegliere tra gli altri nomi sulla scheda. Dice il senatore Pd Dario Parrini: "È una presa in giro perché tutti gli eletti delle forze medio-piccole saranno capilista bloccati, quindi avremmo un parlamento formato al 75-80 percento da nominati dai partiti".

Critiche anche sul tema della parità di genere, che per le opposizioni dovrebbe essere integrale nelle liste. "Mi pare invece che  nella maggioranza c'è chi vuole fare i propri comodi sulla designazione dei capilista", spiega Parrini. E prosegue: "Io ritengo i capilista bloccati un imbroglio, ma se li fanno la tutela di genere serve anche lì. Garantirla solo tra i candidati sottoposti a preferenze è un'altra presa in giro".

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