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Riforma legge elettorale del Governo Meloni

Legge elettorale, c’è l’intesa nel centrodestra sulla riforma: emendamento unitario al Senato per le preferenze

Accordo raggiunto tra i partiti di maggioranza sulla legge elettorale. Al Senato la coalizione depositerà una proposta unitaria per reinserire le preferenze ed eliminare le frizioni emerse durante il primo passaggio parlamentare alla Camera.
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C'è l'accordo nel centrodestra sul futuro della legge elettorale. Al termine di un vertice di oltre due ore nella sede di Fratelli d'Italia in via della Scrofa, la maggioranza avrebbe infatti raggiunto un'intesa formale in vista del prossimo esame del testo al Senato. La scelta della coalizione, secondo quanto si apprende da fonti parlamentari, sarebbe quella di procedere unita per reintrodurre le preferenze sulla scheda elettorale, permettendo così ai cittadini di scegliere direttamente i propri rappresentanti, e di affiancare a questa novità regole più rigide per garantire la parità di rappresentanza tra uomini e donne.

Il quadro politico e la svolta unitaria sulla riforma elettorale

L'accordo segnerebbe così un cambio di passo decisivo per la tenuta della coalizione. Durante il primo passaggio alla Camera dei deputati, infatti, una proposta analoga volta a reintrodurre le preferenze era stata bocciata a sorpresa per un solo voto a causa dello scrutinio segreto, sollecitato dalle opposizioni. In quell'occasione, del resto, il testo portava la firma soltanto di Fratelli d’Italia, Noi Moderati e Udc: un dettaglio che aveva reso evidenti le crepe tra gli alleati, finendo per spalancare la strada all'azione dei franchi tiratori.

Proprio per questo, in vista del passaggio a Palazzo Madama, lo scenario si preannuncerebbe diverso. Secondo quanto riferito da fonti della maggioranza, il centrodestra avrebbe infatti scelto di depositare un emendamento sottoscritto congiuntamente da tutte le forze di coalizione, FdI, Lega, Forza Italia, Noi Moderati e Udc, così da certificare una piena convergenza politica e mettere al sicuro il voto in Aula.

Cosa prevede l'intesa sulla legge elettorale: preferenze e quote rosa

Sul piano dei contenuti, la bozza dell'emendamento confermerebbe la possibilità per gli elettori di esprimere la propria scelta diretta, introducendo al contempo paletti più rigidi sulla parità di genere. Oltre alla ripartizione del 60 e 40% per i capolista, la modifica imporrebbe un vincolo vincolante sull'alternanza uomo-donna nell'assegnazione delle preferenze. Il meccanismo di riequilibrio verrebbe poi esteso anche ai contesti con specificità territoriali, inclusi i collegi uninominali del Trentino-Alto Adige.

A definire i dettagli della proposta sarebbero stati i rappresentanti delle forze di governo riuniti nella capitale: per Forza Italia gli esponenti Roberto Rosso, Stefano Benigni e Alessandro Battilocchio; per Fratelli d'Italia Giovanni Donzelli e Angelo Rossi; per la Lega il ministro per gli Affari Regionali Roberto Calderoli affiancato da Andrea Paganella; per Noi Moderati Alessandro Colucci e per l'Udc il senatore Antonio De Poli.

L'obiettivo della maggioranza sarà ora quello di superare definitivamente il modello delle liste bloccate del Rosatellum, arrivando all'approvazione del testo in Senato con una linea di coalizione finalmente blindata.

Le reazioni dell'opposizione

La mossa della maggioranza ha sollevato l'immediata reazione delle forze di opposizione, scettiche sulla tenuta del nuovo patto. A bocciare senza mezzi termini l'esito del vertice di via della Scrofa è stato Filiberto Zaratti, capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra (Avs) nella commissione Affari costituzionali della Camera: "Più che un accordo sembra la conferma di un disaccordo", ha attaccato Zaratti, evidenziando come, a suo avviso, la sostanza del provvedimento resti inalterata e inaccettabile. "Dopo tante riunioni e vertici al massimo livello non cambia nulla rispetto al testo approvato alla Camera, per noi inemendabile: hanno trovato un'intesa su un emendamento già bocciato dall'Aula. Mai accordo fu più ridicolo". Secondo l'esponente di Avs, le tensioni interne al centrodestra resterebbero tutte aperte, congelate soltanto temporaneamente dalle dinamiche d'Aula e dal peso delle correnti interne.

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