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Legge elettorale, Boccia (Pd): “Destra interessata solo alla manutenzione del potere, Parlamento umiliato”

Il campo largo rifiuta il dialogo sul nuovo testo di riforma della legge elettorale del centrodestra. La maggioranza è intenzionata a portarlo il Aula il prossimo 26 giugno. Boccia (Pd) a Fanpage.it: “Il Paese continua a fare i conti con carovita, salari bassi e una sanità disastrata, e loro fanno i vertici notturni esclusivamente per discutere delle regole del gioco e della loro sopravvivenza, ossessionati dal tentativo di conservare il potere”.
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La maggioranza accelera sulla legge elettorale e presenta una seconda bozza di testo, dopo che le opposizioni avevano fatto sapere di non aver intenzione di negoziare su un testo imposto a priori, unilateralmente. All'indomani della tornata di amministrative, che Giorgia Meloni considera positiva, il centrodestra ci riprova con un nuovo testo di riforma, arrivato in commissione Affari costituzionali della Camera.

Ieri la maggioranza ha chiesto e ottenuto la calendarizzazione in Aula del proposta per il 26 giugno. In questo modo punta ad arrivare a un primo ok entro la pausa estiva dei lavori parlamentari, con un possibile contingentamento a luglio. Il Pd protesta per la fuga in avanti e per il metodo: portare il provvedimento in Aula il 26 rischia di penalizzare in modo significativo il lavoro del Parlamento impedendo lo svolgimento di un esame approfondito.

Premio di maggioranza innalzato dal 40 al 42% e rafforzamento dell'obbligo, già previsto nella prima versione della riforma, di indicare la proposta del nome del candidato premier al deposito delle liste e dei programmi elettorali, sono le principali novità del nuovo testo. Nella nuova versione il tetto massimo che una coalizione può raggiungere alla Camera, grazie al premio di maggioranza, non è più di 230 seggi, ma scende a 220, mentre al Senato si passerebbe da 114 a 113. Eliminata anche l'ipotesi di ballottaggio prevista nel testo originale e si passa al proporzionale puro nel caso nessuno raggiunga il 42% dei voti o in caso di maggioranze diverse tra Camera e Senato. Anche in questo testo non sono previste le preferenze per scegliere i candidati in lista.

Il campo largo per il momento non intende sedersi a un tavolo per discutere della proposta nel merito. Ne abbiamo parlato con Francesco Boccia, capogruppo Pd al Senato: "Rappresentano la politica ridotta a manutenzione del potere, nulla di più. Utilizzeremo gli strumenti parlamentari a nostra disposizione per mettere al centro i problemi del Paese".

Senatore, per il Partito Democratico e per il campo largo il nuovo testo di riforma è più digeribile?

Non è cambiato nulla, l'approccio rimane sbagliato. Il Paese continua a fare i conti con carovita, salari bassi e una sanità disastrata, e loro fanno i vertici notturni esclusivamente per discutere delle regole del gioco e della loro sopravvivenza, ossessionati dal tentativo di conservare il potere. Sono totalmente disinteressati ai problemi reali, il loro unico interesse è conservare il potere.

Non ci sono stati miglioramenti in questa seconda bozza?

Hanno fanno un nuovo testo, blindato, senza discuterne con nessuno. Hanno accelerato il calendario alla Camera, imponendolo di fatto. Questa legislatura passerà alla storia come quella che ha più umiliato il Parlamento: la riforma costituzionale, per fortuna fermata dagli italiani, è andata in Aula senza mandato al relatore; hanno proposto riforme che poi sono state fermate dalla Corte Costituzionale, come l'autonomia differenziata; per la prima volta nella storia hanno deciso di riferire al Parlamento sul Consiglio europeo dieci giorni prima del meeting, in mancanza quindi di un ordine del giorno che normalmente viene comunicato uno o due giorni prima. E ora stanno utilizzando lo stesso metodo con la legge elettorale. Questa destra ritiene che il Parlamento sia un orpello.

In questo nuovo testo viene abbassato il tetto massimo di seggi che si possono ottenere con il premio (che scende da 230 a 220 alla Camera e da 114 a 113 al Senato). In questo modo non sarebbe più possibile raggiungere il 60% dei seggi complessivi, anche ipotizzando che il vincitore ottenga la totalità dei 27 seggi in palio tra Valle d'Aosta, Trentino Alto Adige e circoscrizioni all'estero. Non lo ritiene un passo avanti?

La coalizione vincente se non ottiene il 60% arriva magari al 57-58. È una farsa. In questo modo possono eleggere da soli il Presidente della Repubblica, possono modificare la Costituzione senza passare dal referendum. La verità è che loro detestano la Costituzione repubblicana, perché sono gli eredi di coloro che non l'hanno scritta.

Secondo lei quest'accelerazione sulla legge elettorale è stata determinata dai risultati inaspettati ottenuti alle ultime elezioni comunali, per esempio a Venezia?

No, si sarebbero mossi comunque in questa direzione. È una tentazione troppo forte per loro.

Nella bozza si rafforza l'obbligo di indicare la proposta del nome del candidato premier al deposito delle liste e dei programmi elettorali, specificando che in assenza di questa indicazione la lista sarà inammissibile. Questo vi impone una decisione sul nome che proporrà il campo largo?

Decideremo, come abbiamo sempre fatto, per noi non cambia nulla. Questa è una repubblica parlamentare, non è la repubblica del primo ministro. Il Capo dello Stato non è Giorgia Meloni ma è Sergio Mattarella, garante dell'unità nazionale. Il centrosinistra si prepara ad affrontare la prossima campagna elettorale con una coalizione unita, con un suo programma.

Ma questo programma lo state scrivendo?

Basta rileggere i sedici emendamenti all'ultima legge di Bilancio, costruiti da tutti i partiti del campo largo, Pd, M5s, Avs e Iv. Sono uno scheletro, la spina dorsale del programma del centrosinistra.

Ci può elencare i punti principali?

C'è una parte sul lavoro, con il salario minimo. C'è la parte dedicata all'industria, con il piano Industria 4.0 modernizzato. C'è una parte sul fisco, che sarà molto redistributivo. E poi c'è il rafforzamento della sanità pubblica e il congedo parentale. Sono proposte condivise, firmate da tutti, che abbiamo presentato alla manovra. Ogni partito sta lavorando in autonomia al proprio programma, raccogliendo le proposte dai propri sostenitori. Quando sarà completato questo step ci siederemo a un tavolo, faremo una sintesi e arriveremo a un programma di coalizione.

C'è chi dice che siete in ritardo, perché questo lavoro avreste dovuto farlo da tempo, per arrivare pronti all'indomani del referendum e della vittoria del No…

Si vota nel 2027, è dal 2022 che sento questa critica. Ma un partito non si ricostruisce dall'oggi al domani. Elly Schlein ha preso il Pd al 14%, lo ha riprofilato, facendo diventare il lavoro, la sanità e l'ambiente i temi centrali. Abbiamo rafforzato la delegazione a Bruxelles, strappato due Regioni al centrodestra negli ultimi 18 mesi, vinto le amministrative quasi ovunque. Probabilmente dovevamo fare di più, ma quello che abbiamo fatto non è poco.

Eppure quest'insistenza della maggioranza sulla legge elettorale impone comunque una decisione sul candidato premier. Come ne uscite?

Sulla legge elettorale io vedo solo una forma di arroganza da parte del centrodestra. Sulla leadership e sulle primarie vedremo, ovviamente se si deciderà di farle il Pd sarà in prima linea, con la nostra segretaria in campo. Ma è una decisione che prenderà la coalizione che condividerà il programma, non un singolo partito.

Sarebbero comunque il metodo giusto secondo lei?

Sono sempre stato a favore delle primarie, ma non decido io chiaramente. Parlare oggi di questo è perfettamente inutile. Il centrodestra al contrario parte proprio dal potere. Sono affamati, non gli basta aver distrutto un Paese e averlo messo in ginocchio, visto che abbiamo i salari più bassi d'Europa.

Rivendicate dunque la scelta di rifiutare l'offerta di dialogo avanzata dalla maggioranza sulla legge elettorale? Dicono che avete preferito "un atteggiamento ostruzionistico".

Non è ostruzionismo, è politica parlamentare. Quando ci si trova davanti persone che calpestano tutte le regole democratiche, come è possibile sedersi al tavolo e bere un caffè insieme? Fino a quando decideranno tutto da soli non avremo nulla da dirci: parlano di governabilità ma pensano solo al controllo del potere. È una torsione istituzionale, che non accettiamo venga normalizzata.

Non vi fidate quindi quando Donzelli dichiata che "il testo non è inemendabile"?

Assolutamente no. Non hanno mai dimostrato in questi quattro anni di essere diversi da quello che abbiamo visto durante il referendum, nella vicenda dell'autonomia indifferenziata, che continuano a portare avanti in maniera ignobile nonostante sia incostituzionale. In tutto questo credo ci sia qualcosa di tremendamente inquietante: davanti a un Paese fermo la maggioranza pensa che la priorità sia scegliere come si voterà domani. Rappresentano la politica ridotta a manutenzione del potere, nulla di più. Utilizzeremo gli strumenti parlamentari a nostra disposizione per mettere al centro i problemi del Paese. Faremo tutto quello che potremo fare alla Camera per rendergli la vita difficile.

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