
È il giorno delle votazioni sulla legge elettorale. In Aula alla Camera i partiti si sono confrontati sugli emendamenti alla riforma elettorale. La maggioranza si è spaccata sulle preferenze, in particolare sull'emendamento che Fratelli d'Italia aveva presentato senza la firma di Lega e Forza Italia.
Gli alleati sembravano aver accettato il compromesso sulle preferenze ‘soft', e invece è arrivata la bocciatura in Aula con voto segreto: 188 no contro 187 sì, un solo voto di scarto, dopo che Governo e Commissione avevano espresso parere favorevole alla proposta di modifica. Giorgia Meloni sui social: "Ci abbiamo provato. Ha vinto di nuovo la palude. Ora serve una riflessione nel centrodestra".
Il capogruppo Fdi Bignami, firmatario dell'emendamento, commenta così a Fanpage il risultato: "È un voto parlamentare, non ci nascondiamo nel non vedere cosa è successo ma le dimissioni sono un'altra cosa. Nessuno aveva detto se non passa mi dimetto come Renzi che doveva lasciare la politica". Proteste in Aula, le opposizioni ritirano tutti gli emendamenti presentati in aula alla Camera alla legge elettorale: "Non ci vogliamo più prestare a questa farsa, andate avanti da soli". La seduta riprenderà domani mattina alle 9:30.
Intanto il Consiglio dei ministri ha varato il nuovo disegno di legge in materia di sicurezza: il fermo preventivo viene esteso anche ai minorenni.
Aula sospesa con mezz'ora di anticipo, riprende domani alle 9:30
L'Aula della Camera è stata sospesa con mezz'ora di anticipo rispetto a quanto previsto dalla seduta notturna dopo il ritiro per protesta degli emendamenti alla legge elettorale da parte delle opposizioni. La decisione è arrivata a seguito della richiesta del deputato Pd Federico Fornaro, che ha chiesto di dare agli uffici il tempo necessario a sistemare il fascicolo degli emendamenti. "Una richiesta di buonsenso e rispettosa", l'ha definita il capogruppo Fdi Galeazzo Bignami secondo cui però lo slittamento non sarebbe dovuto essere direttamente a domattina. "Vediamo se gli uffici ci mettono dieci minuti, nel caso riprendiamo l'esame, o tra mezz'ora e andiamo a domani", ha osservato. Il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè tuttavia ha annunciato che l'esame della riforma riprenderà domani mattina alle 9,30.
Bignami: "Accogliamo richiesta opposizioni, lasciamo agli uffici il tempo di sistemare fascicolo emendamenti"
"Lasciamo agli uffici il tempo di sistemare il fascicolo degli emendamenti", alla luce del ritiro degli emendamenti annunciato dalle opposizioni. Lo ha detto il capogruppo di Fdi alla Camera Bignami, prendendo la parola.
Domani la riunione del collegio dei questori: analizzerà il video dei vannacciani durante il voto
Domani mattina si riunisce il collegio dei questori e svolgerà una istruttoria: "Se necessario porterà la questione all'ufficio di presidenza già fissato il 21 luglio che deciderà su eventuali sanzioni da erogare". Lo ha annunciato in Aula il presidente di turno Giorgio Mulè, dopo la richiesta delle opposizioni a seguito del filmato dei deputati di Futuro Naizonale, che si sono ripresi mentre votavano a scrutinio segreto l'emendamento sulle preferenze. I questori affronteranno anche il caso delle parole che sarebbero state pronunciate in Aula dal vannacciano Furgiuele, che avrebbe detto "Hitler, Hitler".
Opposizioni ritirano tutti gli emendamenti: "Continuate da soli"
Tutte le opposizioni ritirano gli emendamenti condivisi, ad accezione di quelli sui fuorisede: "La maggioranza non è stata capace di costruire un dialogo, andate avanti da soli. Questa farsa deve finire".
Caos alla Camera, Furgiuele (Fn) nomina "Hitler" in Aula, Mulè: "Non l'ho sentito"
Caos in Aula alla Camera per le parole che sarebbero state pronunciate dal deputato di Futuro Nazionale con Vannacci Domenico Furgiuele. Secondo quanto riferito da Giuseppe Provenzano (Pd) e Roberto Giachetti (Iv), l'ex leghista avrebbe detto "Hitler" rivolgendosi al deputato Pd Andrea Casu mentre stava intervenendo per stigmatizzare il video pubblicato dai vannacciani durante il voto segreto sulle preferenze.
Nel corso della seduta notturna sulla legge elettorale Casu ha parlato di "provocazione grave da parte di una persona che ha pronunciato un nome che in quest'aula non dovrebbe mai essere pronunciato. Abbiamo visto deputati sanzionati per aver difeso la Costituzione e la storia antifascista della nostra democrazia". Il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè ha spiegato di non aver sentito le parole di Furgiuele ("Mi è stato segnalato") assicurando che i questori si occuperanno di verificare.
Furgiuele si è giustificato, spiegando che "non c'è nulla da segnalare. Qualcuno stava intervenendo, qualcun'altro ha fatto gesti minacciosi, io ho risposto, ci è scappato anche un sorriso. Ma non ho fatto nulla. Mi auguro che i colleghi che si accerteranno che quello che non hanno sentito e che le hanno riportato, se fosse accertato che non fosse accaduto chiedano scusa. Quando è accaduto non mi sono tirato indietro dal subire le sanzioni. Questa volta non è accaduto nulla nonostante le minacce e io sono rimasto stranamente seduto".
"Non so se in modo beffardo Furgiuele ha ripetuto più volte il nome di Hitler in quest'aula. La presidenza farà le sue valutazioni ma penso che Furgiuele non possa rimanere un minuto in più in quest'aula. Non c'è molto onore nel ritrattare le parole che forse dal sen fuggite si sono pronunciate in un'aula parlamentare", ha detto Provenzano.
Il presidente Mulè espelle Giachetti (Iv) dall'Aula: "Non si sfida la presidenza"
Il presidente dell'Aula Mulè espelle l'onorevole Giachetti (Italia viva): "Non si sfida la presidenza". Interviene la deputata Boschi, che protesta: "Lo ha espulso per lesa maestà nei suoi confronti non perché ha violato il regolamento".
A quel punto Mulè replica: "Il collega Giachetti ha violato il regolamento, ha mancato di rispetto e dopo due richiami ha sfidato non me ma la presidenza".
Botta e risposta La Russa-Bonelli dopo il voto sulle preferenze, il leader di Avs: "È arbitro o giocatore?"
"Alla luce del voto sulle preferenze ricordo – da presidente del Senato – che nel bicameralismo esiste la concreta possibilità di modificare, anche chirurgicamente, quanto votato alla Camera. Ovviamente con un voto favorevole che per il regolamento del Senato non consente sul punto il voto segreto e rende perciò palesi gli intendimenti dei singoli senatori". Lo dichiara in una nota Ignazio La Russa, presidente del Senato della Repubblica, in merito al voto sulla legge elettorale.
Gli risponde in replica l'onorevole Bonelli, che reputa "Inaccettabile l'intervento di La Russa" sulla legge elettorale, "è l'arbitro o il giocatore?".
"La presidenza della Camera ricordi al presidente del Senato che non è il capogruppo di Fdi e deve avere rispetto del voto della Camera", aggiunge.
A questo punto gli risponde direttamente il portavoce del presidente del Senato, Emiliano Arrigo: "Credo che l'onorevole Bonelli sappia leggere. Lo invito a farlo bene così scoprirà che il presidente La Russa ha solo ricordato, in regime bicamerale, le prerogative del Senato. A meno che l'onorevole Bonelli non abbia intenzione di cancellarle".
Mulè annuncia: "Domani si riunisce ufficio questori su video dei vannacciani durante il voto segreto"
"Domani si riunirà l'ufficio dei questori si riunirà" per "le eventuali sanzioni" per il video girato dai vannacciani durante il voto segreto sulle preferenze. "Ora materialmente non si può riunire". Lo ha detto il presidente di turno della Camera, Giorgio Mulè alla ripresa dei lavori.
Riprendono i lavori dopo la sospensione: le opposizioni avevano occupato i banchi del governo
Caos alla Camera, impegnata nella discussione e nel voto sulla legge elettorale, con diversi deputati di opposizione che hanno chiesto al presidente di turno Mulè di sospendere i lavori per l'irregolare condotta dei vannacciani, che si sono filmati in Aula durante il voto segreto sull'emendamento per le preferenze. I deputati dell'opposizione sono poi usciti dai loro banchi e hanno occupato i banchi del governo. Il presidente di turno Mulè, dopo aver varie volte richiamato all'ordine, ha sospeso la seduta.
Aula sospesa, tensioni su video dei vannacciani girato durante il voto a scrutinio segreto sulle preferenze
Il presidente di turno Giorgio Mulè, dopo aver richiamato più volte all'ordine i deputati, soprattutto quelli del Pd, è costretto a sospendere i lavori. Esplode la tensione nell'emiciclo sul video dei deputati vannacciani che si sono filmati mentre votavano l'emendamento del centrodestra sulle preferenze, bocciato con voto segreto. "Si apra un'istruttoria, si è trattata di una grave violazione del regolamento, un insulto all'aula, non è possibile far passare questo come un atto di goliardia. Chiediamo l'intervento di Fontana, è inaccettabile un comportamento come questo. Queste cose sono da Repubblica delle banane", dice il deputato del Pd Federico Fornaro. "Segnaleremo alla presidenza, che farà i dovuti approfondimenti", assicura il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè. Grimaldi (Avs) chiede una sospensione dell'aula, respinta poi con un voto, ma il questore Paolo Trancassini (Fdi) interviene per far sapere che "il collegio dei questori visionerà i filmati, formulando una proposta all'ufficio di presidenza". Laura Ravetto difende il video pubblicato dal suo gruppo spiegando che in passato anche Dario Franceschini aveva suggerito ai deputati di tenere il ditino alzato per dimostrare che anche a scrutinio segreto rispettavano le indicazioni di voto.
Vannacci approfitta del caos: "Questi partiti le preferenze non le vogliono, ora sapete chi votare"
"Potrei fare l'oracolo. Che cosa vi avevo detto io? Che alla Camera ci sarebbe stata la richiesta del voto segreto e che questa riforma sulle preferenze non sarebbe passata. Perché una cosa è quello che dicono di fronte alle telecamere, altro invece è il fatto che questi partiti le preferenze non le vogliono. L'unico a volerle è Futuro Nazionale. È l'unico partito che vuole ridare la sovranità al popolo e ridare la dignità al Parlamento. Ora, cari cittadini, sapete chi votare". Lo dice il leader di Futuro nazionale Roberto Vannacci in un video pubblicato su facebook.
Furgiuele (Fn) insiste: "Qualcuno non dormirà sonni tranquilli, noi coscienza pulita"
"Le preferenze sono esclusivamente quelle che consentono al cittadino di scrivere nome e cognome della persona che si vuole votare. Noi, a differenza di chi oggi ha fatto andate sotto il governo, abbiamo dato il voto favorevole. In ogni caso, però, sarebbero rimasti i capilista e le liste di nomi su cui il cittadino mette delle crocette su nomi scelti direttamente dalle segreterie dei partiti. Oggi qualcuno non dormirà sonni tranquilli, ma di certo lo farà Futuro Nazionale che ha la coscienza pulita – agli scettici le prove video!- e continuerà la sua battaglia affinché i burocrati non decidano per i cittadini". Lo dice il deputato di Futuro Nazionale con Vannacci Domenico Furgiuele.
A Pescara terminate le tensioni, dopo le proteste contro Vannacci. Saluti fascisti dei militanti al comizio
La situazione è gradualmente tornata alla normalità al termine del comizio di Roberto Vannacci a Pescara, il primo in Abruzzo da leader di Futuro Nazionale. Al termine del comizio, i sostenitori del generale si sono messi in fila per scattare delle foto con lui, mentre i manifestanti hanno dato vita ad un corteo improvvisato che, patendo da piazza Sacro Cuore ha percorso corso Umberto e piazza della Rinascita fino ad arrivare al lungomare, per poi tornare indietro. I partecipanti stanno continuando ad intonare canti antifascisti e cori contro il generale.
Non sono mancati i saluti fascisti dei militanti di Fn. Sentolando le bandiere italiane, hanno alzato il braccio teso in direzione dei rappresentanti del partito che erano sul palco. I simpatizzanti di Vannacci hanno poi cantato "Italia, nazione, remigrazione".
Vannacci contestato al comizio a Pescara, interviene la polizia. Lui risponde: "Me me frego"
Tensione questa sera al comizio di Roberto Vannacci nel centro di Pescara. Al grido di "fascisti, tornate nelle fogne" un centinaio di persone ha protestato contro il leader di Futuro Nazionale, arrivato per presentare il passaggio al suo partito di Valeria Toppetti e Cristian Orta, ex assessori dell'attuale giunta guidata dal sindaco Carlo Masci. Gli agenti di polizia, in tenuta antisommossa, sono stati costretti a intervenire per evitare che i due schieramenti venissero a contatto tra di loro. I manifestanti hanno esposto anche striscioni contro il generale come ‘Futuro Nazionale, servi del capitale' o ‘Gramsci vive (e lotta insieme a noi)'.
"Me ne frego, me ne frego, me ne frego". Ha risposto così Vannacci, citando uno dei motti di Gabriele D'Annunzio. Per tutta la durata del suo intervento i manifestanti hanno continuato a contestare il generale intonando ‘Bella Ciao' e cori antifascisti.
La ministra Roccella entra in Aula, accolta da un lungo applauso
Lungo applauso e standing ovation da parte di maggioranza e opposizione per il ritorno e l'arrivo in aula della ministra Eugenia Roccella, il cui marito è scomparso due settimane fa e risulta ancora disperso nel lago di Vico.
Braga: "D'accordo con Meloni, serve una riflessione, è accaduto fatto politico enorme"
"Siamo d'accordo con la presidente del Consiglio, serve una riflessione, quello che è accaduto non può essere considerato uno dei tanti voti in cui i colleghi erano assenti. È accaduto un fatto politico enorme. Il Parlamento non una palude, è la sede della democrazia", lo ha detto la capogruppo dem alla Camera Braga. "Non possiamo riprendere i lavori come se niente fosse".
Bignami: "Franchi tiratori dentro Fdi? Non credo"
Franchi tiratori in FdI? "Non credo. Anche perché ci siamo confrontati a lungo e abbiamo elementi fondati per ritenere che non sia così". Così il capogruppo alla Camera Galeazzo Bignami dopo la riunione di capigruppo. "Ovvio che Fratelli d'Italia lo abbia convintamente votato, se no non avrebbe presentato l'emendamento – aggiunge -. È una legge elettorale ed è prerogativa del Parlamento, non è che il governo abbia messo la fiducia".
Riprendono i lavori dell'Aula, Fratoianni: "Abbiate la decenza di interrompere questa discussione"
"Inaccettabile che la maggioranza si ripresenti qui alle 21,30, abbiate la decenza di interrompere questa discussione, Che oggi l'aula vada avanti come niente fosse è ridicolo e indecente. Ennesima forzatura arrogante, autoritaria. Prendetene atto, consentite che l'aula interrompa i lavori e prendetevi il tempo per fare la riflessione che la vostra leader a mezzo social ha annunciato". Lo ha detto l'onorevole Fratoianni alla ripresa dei lavori sulla legge elettorale alla Camera.
Braga: "Se le opposizioni lasceranno l'Aula alla ripresa dei lavori? Vedremo"
"Vedremo come riprendere, sicuramente non nella normalità perché non c'è niente di normale in questa situazione a partire da quell'emendamento respinto con la complicità della maggioranza". Lo dice Chiara Braga, presidente dei deputati del Pd al termine della riunione dei capigruppo della Camera e sulla possibilità che le opposizioni lascino l'aula impegnata fino a mezzanotte nelle votazioni sulla legge elettorale. Braga ribadisce che la bocciatura dell'emendamento di FdI sulle preferenze "è un fallimento politico e un fallimento della Meloni che la faccia non ce l'ha messa o l'ha persa stasera", sottolineando che "per noi, proseguire i lavori in queste condizioni non ha alcun senso, quindi vedremo come procedere. Ma non può essere archiviato come un fatto burocratico".
Fratoianni: "Meloni aveva posto la fiducia e ha avuto sonora sfiducia, voti mancanti sono della maggioranza"
"Era un voto di sfiducia nei confronti di Giorgia Meloni, perché è stata lei stessa ad aver messo la fiducia su questo passaggio. E lo aveva fatto via social perché ormai fa così lei. Ha posto la fiducia e la fiducia non l'ha avuta anzi ha avuto una sonora sfiducia e il messaggio politico è molto chiaro : andate a casa. Io credo che debbano trarne la conseguenza , perché il problema è all'interno della sua maggioranza perché, è del tutto evidente lo dicono i numeri, noi avevamo dichiarato il nostro voto la maggioranza aveva fatto altrettanto, i voti mancanti sono tanti tantissimi e sono tutti della maggioranza". Lo afferma Nicola Fratoianni di Avs parlando con i cronisti davanti a Montecitorio a margine del presidio dopo la bocciatura dell'emendamento della destra alla legge elettorale.
Campo largo si ritrova in piazza a Montecitorio dopo il voto: "Governo sfiduciato, a casa!"
Il campo largo si ritrova in serata a piazza Montecitorio, davanti alla Camera, alla maratona oratoria organizzata da Più Europa per protestare contro la legge elettorale. Ci sono tutti: dal Pd a Iv, passando per M5s, Avs e Psi. Dopo la sorpresa in aula, con il voto che ha affossato l'emendamento di Fdi sulle preferenze tutti si presentano in piazza: Elly Schlein, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli, Nicola Fratoianni, Davide Faraone, Enzo Maraio, Bruno Tabacci. Il messaggio è uno solo: "A casa!".
Per le opposizioni il voto della Camera ha un solo significato: il governo è stato sfiduciato, quel post di oggi pomeriggio in cui Giorgia Meloni contestava il voto segreto e chiedeva a tutti di "metterci la faccia" viene letto come una sorta di questione di fiducia informale. E, dicono tutti, il Parlamento la fiducia l'ha negata. "È un voto di sfiducia – dice Elly Schlein – oggi è venuta giù la maggioranza". Conte concorda: "Vanno sotto perché viene sfiduciata lei che ha sfidato noi. È lei la perdente. Oggi Giorgia Meloni – se ha il senso della dignità, dell'onore – va dal presidente Mattarella a informarlo, apre una crisi di governo e va a casa". Lo ripetono tutti, da Magi a Faraone, con il deputato Iv che chiede anche di votare "a settembre", come accadde nel 2022.
Legge elettorale, Bignami: "Portiamola a termine e poi faremo confronto in maggioranza"
"Confronto in maggioranza sulla legge elettorale dopo la bocciatura delle preferenze? Portiamo a termine il provvedimento e poi faremo il punto su tutto. È un emendamento che ha presentato Fratelli d'Italia, Udc e Noi moderati, ovvio che noi di Fdi lo abbiamo votato, in un contesto di una legge elettorale più complessa e che confidiamo di portare a termine nei tempi previsti". Lo dice il presidente dei deputati di Fratelli d'Italia, Galeazzo Bignami, al termine della capigruppo.
Conte: "Meloni sfiduciata dalla sua maggioranza, per questo deve dimettersi"
"Parliamo di una democrazia parlamentare, eppure c'è stato un plebiscito sul No alla riforma della giustizia e hanno fatto finta di niente e sono andati avanti; poi, sull'unica riforma che portano si spaccano. Si tratta di un emendamento voluto da Giorgia Meloni, è stata sfiduciata dalla sua maggioranza e ora dovrebbe rassegnare le dimissioni nelle mani del capo dello Stato e andare a casa". Così Giuseppe Conte, leader del M5S, a InOnda su La7 risponde a chi gli chiede di motivare le ragioni della richiesta di dimissioni nei confronti della premier dopo la bocciature dell'emendamento sulle preferenze alla legge elettorale.
Meloni ammette che sono mancati diversi voti nella maggioranza: "Serve riflessione"
"Ci abbiamo provato. Ha vinto di nuovo la palude. Abbiamo provato a reintrodurre le preferenze nella legge elettorale dopo più di 30 anni di liste bloccate. Abbiamo chiesto che si votasse con voto palese e che ognuno mettesse la faccia sul suo voto, ma le opposizioni hanno voluto il voto segreto. Il risultato dice che la sinistra e le opposizioni hanno votato compattamente contro. Ma anche nella maggioranza sono mancati diversi voti, e su questo serve una riflessione. L’emendamento è stato respinto per un solo voto. Un’occasione persa per gli italiani, ma era giusto provarci", ha scritto sui suoi social la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. "P.S. La scena dell’opposizione che esulta come se avesse vinto un Mondiale per aver impedito ai cittadini di poter scegliere i propri parlamentari dice tutto", aggiunge.
I lavori alla Camera sulla legge elettorale proseguiranno fino alle 24
I lavori sulla Legge elettorale, nell'Aula della camera, proseguiranno dalle ore 21:15 fino alle ore 24. Lo ha stabilito la conferenza dei capigruppo di Montecitorio convocata dopo che l'Assemblea ha respinto l'emendamento di Fratelli d'Italia-Noi moderati-Udc sui capilista bloccati e sulle preferenze.
Meloni commenta il voto che ha spaccato il centrodestra: "Ci abbiamo provato, ha vinto la palude"
"Ci abbiamo provato. Ha vinto di nuovo la palude. Abbiamo provato a reintrodurre le preferenze nella legge elettorale dopo più di 30 anni di liste bloccate. Abbiamo chiesto che si votasse con voto palese e che ognuno mettesse la faccia sul suo voto, ma le opposizioni hanno voluto il voto segreto". Lo scrive la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in un post sui social.
Bocciato emendamento su preferenze, Renzi attacca: "Maggioranza non c'è più, Meloni si dimetta e salga al Colle"
"Siamo da sempre a favore delle preferenze. E riteniamo una vergogna che a scrutinio segreto i parlamentari della destra abbiano bocciato un emendamento che migliorava la pessima legge elettorale. A questo punto però il dato di fatto è semplice: la maggioranza non c'è più. Meloni vada al Quirinale subito e si dimetta. Non ha la fiducia del popolo e oggi ha perso anche quella del palazzo. Noi prendiamo un impegno: nessun inciucio, nessun governo tecnico. Si vada subito al voto: restituiamo la parola ai cittadini, con questa legge elettorale. Si voti a settembre, come già si è fatto quattro anni fa, e vediamo chi ha paura davvero del giudizio degli italiani". Lo afferma su X il leader di Italia viva, Matteo Renzi.
Maggioranza ko sulle preferenze, Tajani: "Voto non influenza stabilità del governo"
Il voto di oggi alla Camera su un emendamento alla legge elettorale "non ha influenza sulla stabilità del governo e della maggioranza". Lo assicura il vicepremier Antonio Tajani a margine della festa francese a Roma.
Ziello (Futuro Nazionale), pubblica video con il voto: "I traditori della destra non siamo noi"
"I traditori della destra sulla legge elettorale non siamo noi". È quanto si legge in sovraimpressione in un video pubblicato dal deputato di Futuro nazionale Edoardo Ziello, in cui viene mostrato il voto dei parlamentari di Fn.
Taruffi (Pd): "Senza maggioranza Meloni non ha altra scelta che rassegnare le dimissioni"
"Il Governo di Giorgia Meloni in 4 anni non ha dato risposte sul piano economico/sociale. Crescita pari a zero. Salari reali diminuti dell'8%. Produzione industriale in calo per tre anni consecutivi. Ma la priorità per il Governo era la riforma della legge elettorale". Lo dice Igor Taruffi, responsabile organizzazione del Pd. "Meloni ha giocato ancora una volta la sua leadership su una riforma. A marzo gli italiani hanno detto no al referendum sulla giustizia. Il Parlamento ha detto di no oggi con il voto determinare di una parte della sua maggioranza. Si è parlato per settimane delle presunte divisioni del campo progressista. La realtà è che il campo progressista ha dato prova di unità e compattezza e a dividersi è stata la destra. La Presidente del Consiglio non ha più una maggioranza. Rimane una sola scelta: Giorgia Meloni rassegni le dimissioni e lasci la parola agli italiani", aggiunge il dirigente dem.

