Riforma legge elettorale del Governo Meloni

La legge elettorale approda nell’Aula del Senato: incognita premio di maggioranza e norma ‘anti-cespugli’

Immagine
La riforma della legge elettorale arriva in Aula al Senato, ma un testo definitivo ancora non c’è: dalla soglia per l’attribuzione del premio di maggioranza alla norma cosiddetta ‘anti-cespugli’ ecco tutti le questione ancora irrisolte nella maggioranza. L’ipotesi ballottaggio sembra essere archiviata, anche se formalmente l’emendamento Pera non è stato ancora ritirato.

A che punto è l'iter della riforma della legge elettorale? Domani è prevista nell'Aula del Senato la discussione generale sul testo che arriva però senza mandato al relatore: l'Aula è convocata alle 10 a per votare le questioni pregiudiziali, ma un testo definitivo ancora non c'è.

A ricordare la tabella di marcia dello Stabilicum (o Melonellum), il cui voto finale a Palazzo Madama è già fissato per il 15 settembre, ci pensa la ministra per le Riforme Casellati. "Siamo a buon punto – assicura – domani andiamo in aula al Senato, in seconda lettura, la prossima settimana dovremmo terminare con l'approvazione della legge a Palazzo Madama e poi passerà alla Camera per le modifiche inserite come quella delle preferenze. Alla fine di questo mese, inizio di ottobre si terminerà, poi i tempi li determina il Parlamento", dice intervistata a Zapping su Radio1. La verità è che molte questioni restano irrisolte e dovranno essere affrontate nella tarda mattinata di domani dagli "sherpa" del centrodestra, prima della scadenza di giovedì, quando il governo sarà chiamato a esprimere i pareri sugli emendamenti presentati alla riforma della legge elettorale. E non è escluso che alla fine possano decidere direttamente i leader del centrodestra. Al momento sono confermate, in commissione Affari costituzionali al Senato, la seduta serale e la seduta di domani mattina, con la commissione convocata per le 9.

È vero che sulle preferenze – questione che alla Camera aveva generato un terremoto facendo andare sotto la maggioranza per colpa del voto segreto – si è raggiunto un accordo ad agosto. L'emendamento in questo caso è unitario, sottoscritto da tutti i partiti di maggioranza, e contempla la possibilità di esprimere fino a tre preferenze con alternanza di genere, ma solo dal secondo nome in lista a scendere, perché i capilista restano bloccati. La norma sulle preferenze è stata già approvata in commissione, ma visto che l'approdo in Aula senza mandato al relatore, l'emendamento dovrà essere rivotato con voto palese in assemblea.

Via il doppio turno: ballottaggio escluso dalla legge elettorale

Restano comunque delle incognite. Probabilmente l'emendamento sull'introduzione del  ballottaggio, presentato a titolo personale dall'ex presidente del Senati ed esponente Fdi Pera e ritenuto una norma anti-vannacci, sarà ritirato, per cui il tema non dovrebbe più essere oggetto di trattativa da parte dei tecnici. Sull'eliminazione dell'ipotesi del doppio turno hanno pesato non solo il rifiuto della Lega e i dubbi tra gli azzurri, ma anche le perplessità tra meloniani, sempre più convinti che introdurre il ballottaggio avrebbe fatto un favore a Futuro Nazionale, che avrebbe potuto massimizzare così il risultato al primo turno. E c'è anche un'altra preoccupazione: il centrodestra rischierebbe di perdere al secondo turno, come storicamente è accaduto in altre occasioni. Con un unico turno, e senza Fn in coalizione, la premier così spera nell'effetto ‘voto utile' contro Vannacci, sperando che l'elettorato di destra scelga ancora il centrodestra, temendo che vinca la sinistra.

Premio di maggioranza per chi supera il 42 o il 41%

Oggetto di discussione è invece la soglia per ottenere il premio di maggioranza: secondo quanto si apprende da fonti Fdi, potrebbe ottenere il parere favorevole ed essere approvato l'emendamento a firma della senatrice di Fdi Paola Ambrogio, che prevede l'abbassamento dall'attuale 42 al 41% della soglia per l’assegnazione del premio. La proposta era stata presentata anche in commissione ma poi accantonata. L'idea è che si abbassi quella soglia, anche di un solo punto, proprio per mantenere l'obiettivo della riforma, che è quello di garantire più facilmente a chiunque vinca di guadagnare il premio di maggioranza, evitando di avere la distribuzione dei seggi a proporzionale puro. Nella prima versione del Bignami la soglia era fissata al 40% ma era stata poi alzata al 42% anche per alcuni rilievi dei costituzionalisti.

Il problema però per l'attuale maggioranza sta nei sondaggi: senza Vannacci, che è dato ormai tra il 7 e l'8%, e una Lega crollata al 5%, il centrodestra sarebbe poco sotto il 42%. Mentre il campo largo unito, sommando Pd, M5s, Avs, Iv, Più Europa, sarebbe poco sopra il 44%.

Che fine farà la cosiddetta norma anti-cespugli?

Altro punto ancora in bilico è la cosiddetta norma ‘anti-cespugli', introdotta alla Camera con un emendamento di Forza Italia e che ora dovrebbe saltare: il testo prevede di non conteggiare, ai fini dell’attribuzione del premio, le liste rimaste sotto il 3% e non ripescate. Si profilano due strade: tornare al sistema del Rosatellum, prevedendo che solo i partiti o le liste collegate che non superano l'1% siano escluse dal computo dei voti a favore della coalizione a livello nazionale (mentre le altre eventuali liste sotto soglia contribuiranno comunque al risultato della coalizione); oppure abbassare la soglia prevista nel nuovo testo dal 3% al 2%. Una soluzione che vede favorevole Forza Italia. In ballo c'è un emendamento sottoscritto da Fratelli d'Italia, Lega e Noi Moderati (ma non dagli azzurri) per portare la soglia all’1%, e uno di Fdi per fissare appunto la soglia al 2%.

autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views