Ballottaggio, la tesi di Simoni (Fn): “Avvantaggia noi e ammazza il Cdx. Meloni non può fare a meno di Vannacci”
Alla legge elettorale sono stati presentati in tutto 697 emendamenti in prima commissione al Senato, di cui 659 a firma centrosinistra. Sono tre quelli unitari di maggioranza e otto le proposte di modifica firmate unitariamente dai capigruppo Pd, M5S, Avs e Iv.
Alla fine, diversamente da quanto emerso nelle ultime ore, non è stato presentato alcun emendamento a firma Forza Italia sul ballottaggio. Lo ha spiegato anche Stefania Craxi, presidente dei senatori azzurri, sottolineando che la scelta è stata determinata dalla necessità di mantenere la coalizione unita in questa fase: "Forza Italia ha sottoscritto, insieme agli altri partiti della maggioranza, tre emendamenti condivisi alla proposta di riforma della legge elettorale approvata in prima lettura alla Camera, riguardanti il sistema misto di preferenze e capilista bloccati con alternanza di genere, la piena funzionalità della procedura prevista per l'elezione del Senato della Repubblica con l'attribuzione del premio di governabilità e una più coerente ridefinizione dei collegi di Bolzano, Merano e Bressanone".
Confermato, invece, secondo quanto viene spiegato, l'emendamento di Marcello Pera di Fdi, su cui restano le forti perplessità della Lega e anche in Fratelli d'Italia si registrano posizioni contrastanti. Il testo della proposta prevede in sostanza un secondo turno se nessuno supera il 48% e almeno due coalizioni sono al 38%, senza possibilità di apparentamenti diversi dal primo turno.
Quello del ballottaggio "è un tema ancora aperto, era previsto all'inizio nella proposta, è stato tolto nel lavoro fatto alla Camera, c'è un emendamento del presidente Marcello Pera. È un emendamento che lui ha presentato a titolo personale, così come a titolo personale ha fatto un intervento in commissione. Lo valuteremo come tutti gli altri emendamenti: anche se i tempi sono abbastanza stretti è un provvedimento aperto", ha detto il senatore meloniano e presidente della commissione Affari costituzionali del Senato, Andrea De Priamo, relatore del disegno di legge elettorale. Il nodo verrà comunque sciolto in occasione della discussione in Aula, prevista a Palazzo Madama il 9 settembre. E non è escluso che alla fine l'ipotesi doppio turno possa essere ritirato.
Per il partito di Vannacci, Futuro Nazionale, quella dei ballottaggi comunque è solo una mossa studiata per "arginare" il partito del generale al primo turno e "provare a prendersi i suoi voti al secondo".
Secondo il ragionamento dei meloniani che sostengono questa proposta, come spiegato bene in questo articolo di Adriano Biondi, l'obiettivo è sostanzialmente neutralizzare i vannacciani, facendo a meno dell'alleanza con Fn: la speranza che sorregge questa strategia è che senza un accordo tra Fn e il centrodestra, in un eventuale secondo turno gli elettori di destra che magari si sentono più affini a Vannacci, voterebbero comunque per Meloni e i suoi, pur di non regalare una vittoria al centrosinistra.
"Per mesi Futuro Nazionale doveva essere irrilevante, destinato a scomparire. Adesso il consenso cresce e, improvvisamente, bisogna cambiare le regole. Non vogliono confrontarsi con noi, ma sperano che i nostri elettori si mettano in fila al ballottaggio. Troppo comodo. I voti non appartengono ai partiti e gli italiani non sono pacchi da trasferire da una coalizione all'altra", scrive Futuro Nazionale di Roberto Vannacci in un post sui canali social del partito.
Perché il ballottaggio sarebbe fallimentare per il centrodestra secondo i vannacciani
Ma per capire perché l'emendamento è definito dai vannacciani "la mossa della paura", abbiamo sentito il Massimiliano Simoni, consigliere regionale in Toscana nonché coordinatore nazionale di Fn, considerato vice dell'ex generale e suo fedelissimo. Secondo Simoni il piano di Fdi, targato Pera, sarebbe fallimentare, perché in questo modo comunque Futuro Nazionale farebbe incetta di voti al primo turno.
"Conosco molto bene il senatore Pera, non l'ho mai considerato un illuminato stratega – ironizza Simoni, contattato da Fanpage.it – È di Lucca, ricordo bene che è stato responsabile della distruzione del centrodestra in Toscana. A livello politico è sempre stato zero. Il fatto che lui concepisca il ballottaggio come norma ‘anti-vannacci' mi conferma questa tesi, non è cambiato. Un emendamento che nasce sicuramente con l'intenzione di bloccare Vannacci, alla fine per Vannacci e per Futuro Nazionale sarebbe irrilevante".
"All'elettorato si racconta negli ultimi tempi questa favola del ‘voto utile': in pratica si vuole far credere che dando un voto a Vannacci si dà un voto al centrosinistra, dando uno svantaggio al centrodestra. Ma se si introducesse un sistema a doppio turno, anche la vecchia storiella del voto utile verrebbe meno. Perché un elettore vicino a Vannacci sicuramente lo sceglierebbe al primo turno, pensando poi eventualmente di scegliere il centrodestra al secondo turno. Il risultato è che per Futuro Nazionale questo significherebbe massimizzare al primo turno il risultato, scardinando il ragionamento del cosiddetto ‘voto utile'. In assenza invece del ballottaggio invece un elettore potrebbe essere portato votare da subito il centrodestra, per paura di far vincere la sinistra".
Secondo Simoni però c'è un elemento da considerare, e cioè che storicamente il centrodestra perde sempre al ballottaggio: "Vince quando riesce a vincere al primo turno. Mi viene in mente il caso dell'attuale deputato di Forza Italia Cattaneo a Pavia, dove ha perso dopo aver preso il 46% dei consensi al primo turno".
"Il referendum sulla Giustizia ha dimostrato che il ‘voto utile' non esiste più"
In definitiva, secondo il braccio destro di Vannacci, alla fine una modifica di questo tipo al testo della legge elettorale farebbe solo male al centrodestra: "Ammazzerebbe il centrodestra, sarebbe illogico", dice. "In sostanza, se fosse vero il ragionamento sul ‘voto utile' che fa il centrodestra, il ballottaggio potrebbe solo avvantaggiarci. Ma in termini assoluti penalizzerebbe il centrodestra, visto che al secondo turno di solito perde, sia alle elezioni politiche sia alle amministrative", sintetizza Simoni, secondo cui comunque il cosiddetto ‘voto utile' non esiste più.
"Lo ha dimostrato già Meloni con il referendum sulla Giustizia, quando ha preso due milioni di voto in meno. Lei aveva già la legge elettorale pronta: se avesse vinto il referendum, prendendo 2 milioni di voti in più, con lo sbarramento al 5% si sarebbe decretata la fine di Fn. Ma ha perso quella consultazione elettorale e il film che si era fatta".
Secondo l'analisi del vannacciano l'obiettivo di Giorgia Meloni non è vincere le Politiche del 2027, è "fare il presidente della Repubblica. Ma questo obiettivo per lei è diventato più difficile, da quando ha perso il referendum. Se avesse vinto avrebbe trovato comunanza di intenti con Conte, che avrebbe votato la riforma di legge elettorale già pronta da un anno. Con il premierato Conte, pur perdendo le elezioni 2027, avrebbe potuto proporsi come premier della coalizione del centrosinistra. E nel 2029 Giorgia Meloni, con i voti del M5s avrebbe potuto diventare presidente della Repubblica. Questo insomma era lo schema che Meloni aveva in mente, ma che è saltato dopo la sconfitta al referendum".
Ora Futuro Nazionale fa paura, essendo arrivato in pochi mesi all'8% secondo i sondaggi. Per Simoni questa è una conseguenza del flop di Meloni al referendum di marzo 2026, che è stato da parte degli elettori un voto di sfiducia nei confronti della premier.
Un'alleanza tra Futuro Nazionale e il centrodestra è ancora possibile?
Pochi giorni fa ha fatto discutere nel partito di Meloni una dichiarazione del viceministro degli Esteri Edmondo Cirielli, il quale timidamente ha aperto a un'alleanza con Roberto Vannacci in vista delle prossime elezioni politiche: "Mi auguro che si possa governare insieme". Poco dopo però Fratelli d’Italia ha preso le distanze, bollando l'uscita come una semplice posizione personale, costringendo Cirielli a ritrattare. Ma è possibile che Fn sia considerato un alleato da coinvolgere nella prossima legislatura?
Massimiliano Simoni non sembra dare molto credito alle parole di Cirielli: "Lui è in difficoltà all'interno del partito, ha cercato visibilità, sfruttando il tema dell'alleanza con Vannacci. Noi non abbiamo tenuto più di tanto in considerazione quella frase, perché conosco bene la gerarchia interna a quel partito, e non è certo Cirielli che comanda, è irrilevante nello scacchiere del potere meloniano".
"Ora, l'onorevole Fazzolari, stretto collaboratore di Meloni, in merito a un possibile accordo con Futuro Nazionale, avrebbe affermato ‘Meglio perdere che perdersi'. Io penso invece che sia esattamente l'opposto, se Meloni non fa l'accordo con Vannacci e perde le elezioni è finita, perde tutto il partito e si scioglie come neve al sole. E non è detto che Vannacci la voglia fare un'alleanza con il centrodestra, ma Meloni non può prescindere da un accordo con lui. Soprattutto se continua a coltivare il sogno di andare al Quirinale nel 2029. Perché se Fn sta fuori dall'alleanza, e prende l'8%, con trenta deputati e 10 senatori riuscirebbe a determinare l'elezione del Presidente della Repubblica".
Giorgia Meloni è combattuta, secondo Simoni: "C'è un parte di Fdi che farebbe l'accordo con Vannacci domani mattina, è il sentiment dell'80% degli esponenti meloniani, anche se non lo dicono ad alta voce. E poi c'è un'altra parte, una minoranza, che invece vorrebbe perseguire questo suicidio, che vuole per esempio continuare a dare armi all'Ucraina".