Debito pubblico italiano a 3.200 miliardi: i dati di Bankitalia su spesa, investitori ed entrate fiscali
La salute dei conti pubblici del nostro Paese viene misurata e fotografata periodicamente dalla Banca d'Italia, che nel suo consueto report analizza l'andamento della spesa statale, l'incasso delle tasse e l'accumulo dei prestiti. Nell'ultimo aggiornamento diffuso dall'istituto di Via Nazionale, i numeri mostrano una duplice realtà: da un lato il debito complessivo dell'Italia ha superato la cifra record di 3.200 miliardi di euro, dall'altro lato prosegue il trend positivo delle entrate fiscali. Per comprendere la portata reale di queste rilevazioni è necessario analizzare in modo semplice le ragioni che hanno spinto il debito verso l'alto, verificare quali soggetti stanno acquistando i titoli di Stato e valutare la tenuta delle casse pubbliche.
Per quale motivo il debito pubblico è aumentato
Nel solo mese di giugno il debito dello Stato è aumentato di oltre 26 miliardi di euro rispetto al mese precedente. Questa crescita si spiega con tre motivi principali legate al funzionamento della macchina pubblica. Il primo motivo riguarda le spese quotidiane dello Stato per far funzionare servizi, stipendi e opere pubbliche, le quali in quel mese hanno superato le entrate di oltre 13 miliardi di euro, creando un fabbisogno che è stato coperto chiedendo nuovi prestiti. Il secondo motivo è una scelta strategica del Ministero dell'Economia, che ha deciso di mettere da parte circa 10 miliardi di euro di riserva in cassa, aumentando la propria scorta di liquidità per essere pronto a pagare le prossime scadenze. Infine, la parte restante dell'aumento deriva da calcoli tecnici di mercato, come l'adeguamento dei titoli di Stato che sono collegati all'andamento dell'inflazione e le variazioni dei tassi di cambio.
Chi sta comprando il debito dell'Italia
Quando lo Stato ha bisogno di soldi emette i titoli di Stato, ossia buoni del tesoro che i risparmiatori e le banche possono comprare in cambio di un interesse. I dati di Banca d'Italia mostrano un cambiamento importante su chi possiede oggi questi titoli. La quota di debito in mano agli investitori stranieri e ai fondi esteri è salita sfiorando il 36% del totale, un segnale che evidenzia come i mercati internazionali continuino a fidarsi dell'Italia e trovino convenienti i tassi di interesse offerti. Contemporaneamente scende la percentuale di debito in mano alla Banca d'Italia, scesa poco sopra il 16% perché le autorità europee stanno riducendo gli acquisti straordinari di titoli che facevano in passato. Si registra infine una leggera riduzione della quota in mano ai piccoli risparmiatori italiani, come famiglie e aziende, che possiedono poco più del 14% dei titoli complessivi.
Come vanno le entrate dello Stato grazie alle tasse
Per sostenere un debito così grande è fondamentale che lo Stato continui a registrare entrate solide. Su questo fronte i dati offrono un quadro di tenuta: nei primi sei mesi dell'anno lo Stato ha incassato complessivamente 261 miliardi di euro dalle tasse, con un incremento dell'1,4% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Questo significa che le casse pubbliche hanno potuto contare su oltre tre miliardi e mezzo di euro in più. Anche se nel singolo mese di giugno si è registrata una lieve flessione congiunturale delle entrate, il bilancio del primo semestre conferma la stabilità del gettito fiscale, un elemento indispensabile per sostenere la spesa pubblica e garantire la copertura degli interessi sul debito.