Caso Revolut, la Procura di Reggio Calabria apre un’inchiesta. Hacker: “Rubati anche dati della polizia italiana”

Immagine
Immagine di repertorio.
La Procura di Reggio Calabria ha aperto un’inchiesta sul caso Revolut. Un gruppo di hacker è riuscito a ottenere dati di 680 clienti in 33 Paesi. Attivata anche la Direzione nazionale antimafia ed antiterrorismo. IAmNotAVillain: “Abbiamo anche dati interni della Polizia italiana”.

La Procura della Repubblica di Reggio Calabria ha aperto un'inchiesta sul caso Revolut. All'azienda di servizi bancari britannica un gruppo di hacker è riuscito a sottrarre dati di centinaia di clienti utilizzando di una email istituzionale compromessa appartenente alla Prefettura reggina.

Il reato ipotizzato, a quanto si apprende, è il 615 ter comma 3 del codice penale, intrusione in un sistema informatico di pubblico interesse. Stando a quanto si apprende, al momento gli investigatori non hanno la certezza che sia stato compromesso un computer della Prefettura o del Viminale.

Le richieste ricevute dalla banca erano arrivate tramite il sistema Pec italiano, gli scambi sarebbero proseguiti per diversi mesi, stando a quanto ricostruito. Nel mirino sono così finiti 680 clienti di 33 Paesi, prevalentemente europei, come Svizzera, Francia, Regno Unito, Germania e Spagna.

Per fare chiarezza sul caso è stata attivata anche la Direzione nazionale antimafia ed antiterrorismo. I magistrati della Dna intervengono quando la violazione riguarda un ente governativo. La prima informativa della Polizia postale dà conto di un'azione molto sofisticata.

Si sta cercando di capire se l'email certificata della prefettura sia stata ‘bucata' oppure clonata. Analisi sono in corso anche sulla rivendicazione apparsa a nome del gruppo hacker IAmNotAVillain e si sta monitorando il dark web per verificare un'eventuale messa in vendita di dati trafugati ai correntisti della fintech inglese.

IAmNotAVillain ha riferito al Financial Times tramite Telegram di aver ottenuto dati riservati di quasi 700 clienti dopo aver compromesso il sistema di posta elettronica certificata del ministero dell'Interno italiano.

Il gruppo ha affermato di possedere anche circa 147 gigabyte di dati interni delle forze dell'ordine italiane. Per mesi si sarebbero finti agenti, chiedendo alla banca indirizzi, telefoni e cronologie di transazioni.

Nei messaggi il gruppo ha spiegato di aver contattato per la prima volta Revolut "un paio di mesi fa, fingendosi un ente delle forze dell'ordine" dall'Italia.

Nelle settimane successive, i cybercriminali hanno detto di aver ripetutamente chiesto alla banca digitale di condividere dettagli riservati sui conti di specifici clienti, tra cui indirizzi, numeri di telefono e cronologie delle transazioni, sostenendo che le informazioni fossero necessarie per accertamenti in corso.

"Revolut ha collaborato come un ‘bravo ragazzo'", hanno detto ancora gli hacker. Il gruppo ha poi condiviso alcuni screenshot con il Financial Times, comprese immagini di alcune email.

autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views