Gasolio oltre 2,2 euro, la rabbia di un operaio: “Anche andare a lavorare è diventato un lusso”
Le guerre e le speculazioni finanziarie stanno trascinando milioni di italiani nella povertà: con l'aumento senza freni dei costi del carburante fare il pieno è diventato un lusso per milioni di persone che ogni giorno devono andare al lavoro. Se sei una di loro, puoi raccontarci la tua storia e le tue difficoltà compilando questo form o inviando una mail a segnalazioni@fanpage.it.
Lavorare per potersi permettere solo di… andare a lavorare. È questa la vita che stanno conducendo milioni di italiani schiacciati da un nuovo, ennesimo rialzo dei prezzi dei carburanti, ma con gli stipendi inchiodati da anni e per di più erosi dall'aumento dell'inflazione. I viaggi all'estero e le cene al ristorante? Un lusso, se ogni giorno hai almeno 40-50 chilometri da percorrere in auto per andare in fabbrica o recarti a scuola. Per non parlare delle altre rinunce obbligatorie, quando si aggiungono mutui o spese impreviste, ad esempio per un'emergenza come una visita medica da fare per forza con un privato.
Ne sa qualcosa Sergio, un operaio metalmeccanico di 44 della provincia di Teramo. Fino a pochi anni fa il suo salario gli consentiva di condurre una vita tranquilla e "normale": nessun lusso, ma qualche sfizio da togliersi di tanto in tanto per dare un senso ai sacrifici quotidiani e alle ore passate in fabbrica. Dopo lo scoppio della guerra in Ucraina il quadro è peggiorato ma è stato a seguito dell'attacco degli Stati Uniti all'Iran che il caro prezzi è diventato insostenibile: un vero e proprio colpo di grazia. "Convivo con la mia compagna in un comune del teramano. Non abbiamo figli, sfortunatamente. Le entrate in casa, con mutuo da pagare, sono due. E costa tutto in modo sproporzionato. Abbiamo uno stile di vita normale composto principalmente da turni lavorativi e qualche serata in compagnia".
Da alcuni mesi a questa parte l'incidenza dell'aumento del prezzo del petrolio è iniziata a diventare un serio problema. Ma a far vacillare il bilancio familiari è stato l'ennesimo incremento dei giorni scorsi, con il gasolio che oggi ha superato i 2,2 euro al litro e nessuna prospettiva di un calo all'orizzonte. "Giorni fa – racconta Sergio – analizzavo uno degli aumenti più frenetici degli ultimi mesi sul carburante. E valutavo anche l'idea di potermi recare a lavoro con una bici elettrica. Sono costretto a desistere per vari motivi: distanza, stanchezza, mancanza di infrastrutture, percorrenza di strade ad alto scorrimento, il raddoppio o il triplicare i tempi di spostamento. Purtroppo non possiamo fare a meno dell'auto, un mezzo che sta diventando un vero e proprio lusso. Cinquanta euro di diesel corrispondono a meno di 23 litri, nemmeno metà serbatoio. Ventitré anni fa erano il pieno alla mia Punto".
Il caro carburanti si aggiunge all'incremento di praticamente ogni altra voce di spesa, come – aggiunge Sergio – "l'assicurazione auto, che aumenta anche senza aver avuto incidenti. Il bollo, una tassa indecente se si somma alle accise. Le bollette di luce e gas e il carrello della spesa. Anche quando si va al supermercato ormai con 50 euro si acquistano poche cose essenziali. Non posso immaginare cosa potrebbe significare vivere con uno o due figli, ma sentendo parlare colleghi e amici è un ‘lusso' anche quello. Eppure con i loro stipendi i nostri genitori e nonni hanno potuto crescere famiglie intere, permettendosi a volte anche le famose vacanze d'agosto".
Quello che più indigna Sergio, e molti altri come lui, è che questa situazione sembra non interessare davvero a nessuno; magari ci si lamenta tra le mura di casa con i propri cari, si tira la cinghia ogni giorni rinunciando anche ai beni primari, ma non ci si mobilita, non si protesta, non si scende in piazza: "Tutti tacciono. Tutti. A cominciare da noi. Nessuna mobilitazione da parte di una qualsiasi sigla sindacale. Intanto i politici e il governo sono troppo impegnati a dare la caccia al nero per potersi occupare dei problemi reali delle persone".
"La verità – conclude Sergio – è che non si tratta più di vivere ma semplicemente di sopravvivere. Ogni respiro economico è contingentato, ogni spesa imprevista diventa una voragine. E quando persino il diritto elementare di andare a lavorare in auto, di riscaldare la propria casa o di mettere in tavola il necessario viene subordinato alla speculazione finanziaria o a un blocco navale a migliaia di chilometri di distanza, il contratto sociale si rompe. Resta solo la fatica di galleggiare, mese dopo mese, mentre il futuro si restringe fino a diventare un lusso. Il mio è solo uno sfogo. Ma è lo sfogo di chi sente che la misura è ormai colma".