L’Italia proroga di 15 giorni i controlli alle frontiere con la Spagna
L'Italia prolunga di altri 15 giorni i controlli alle frontiere aeree e marittime con la Spagna. La decisione è stata presa oggi, 15 settembre, dal ministro dell'Interno Matteo Piantedosi e comunicata alla Commissione europea e agli altri ministri dell'Interno dell'Unione. La misura, introdotta per la prima volta all'inizio di agosto dopo la crisi migratoria nella città autonoma spagnola di Ceuta, avrebbe dovuto terminare il 16 settembre. Resterà dunque in vigore per altre due settimane.
Alla base della nuova proroga ci sono, secondo il Viminale, il permanere di "elevati profili di rischio per la sicurezza interna" e il possibile pericolo di infiltrazioni terroristiche nei flussi migratori. Il provvedimento riguarda i collegamenti aerei e marittimi dalla Spagna verso l'Italia e non significa la chiusura delle frontiere né la fine della libera circolazione per chi viaggia tra i due Paesi. I controlli vengono effettuati sui passeggeri in arrivo e servono a verificare identità, nazionalità e documenti. La decisione di Roma arriva mentre anche Madrid continua a mantenere controlli sui viaggiatori provenienti dall'Italia, in una sorta di braccio di ferro nato proprio dalla crisi di Ceuta.
"Non è un atteggiamento contro qualcuno, non è una posizione politica. Il nostro problema è garantire la sicurezza interna e delle frontiere. Con la Spagna non c'è una frontiera, ci sono navi e aerei che arrivano dalla Spagna e credo sia giusto finché c'è una situazione così drammatica a Ceuta". Lo ha detto il ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani rispondendo alle domande sulla proroga del blocco di Schengen con la Spagna, a margine di un incontro con l'omologo sloveno Tone Kajzar. "Non va sottovalutato ciò che è successo e che sta ancora succedendo e quindi dobbiamo far sì che siano messe al sicuro le nostre frontiere".
Perché l'Italia ha ripristinato i controlli con la Spagna
La vicenda è iniziata alla fine di luglio, dopo un afflusso eccezionale di migranti verso Ceuta, territorio spagnolo situato sulla costa del Nord Africa e confinante con il Marocco. Il 30 luglio circa 72mila persone tentarono di entrare nell'enclave spagnola, in una delle più gravi crisi migratorie mai affrontate dalla città. Secondo le ricostruzioni più recenti, l'emergenza provocò decine di morti e lasciò migliaia di persone ancora presenti a Ceuta nelle settimane successive. La situazione ha spinto la Spagna a chiedere anche un intervento di Frontex per gestire l'accoglienza e le procedure di identificazione.
Per il governo italiano il problema non riguardava soltanto la situazione nella città spagnola, ma anche il rischio che persone entrate irregolarmente a Ceuta potessero successivamente spostarsi verso altri Paesi dell'area Schengen. Il primo agosto Roma ha quindi reintrodotto i controlli sulle frontiere aeree e marittime con la Spagna, richiamando ragioni di sicurezza, il rischio di nuove ondate migratorie e la possibilità di infiltrazioni terroristiche nei flussi. La Commissione europea ha registrato la misura come una reintroduzione temporanea dei controlli alle frontiere interne, prevista dal Codice delle frontiere Schengen nei casi di grave minaccia all'ordine pubblico o alla sicurezza interna.
La misura non equivale quindi a una sospensione completa dell'accordo di Schengen. I collegamenti tra Italia e Spagna continuano regolarmente e non è necessario ottenere un visto speciale per viaggiare. Ai passeggeri può però essere chiesto di esibire un documento durante i controlli alla frontiera. Per i cittadini di Paesi terzi vengono effettuate anche verifiche relative al titolo di soggiorno e agli altri requisiti necessari per l'ingresso.
Come sono andati i controlli: quasi 500mila passeggeri verificati e solo 31 respinti
I numeri raccolti durante il primo mese di controlli aiutano a capire perché la proroga sia stata discussa anche alla luce di risultati piuttosto limitati. Dal primo al 31 agosto, secondo i dati diffusi dal Viminale, sono state controllate attraverso le liste passeggeri quasi 500mila persone. Quelle effettivamente identificate al momento dell'ingresso in Italia dopo un viaggio dalla Spagna sono state oltre 180mila. I provvedimenti di respingimento sono stati 31, otto dei quali hanno riguardato cittadini marocchini. Sei, invece, le persone arrestate.
Il dato sui cittadini marocchini è particolarmente rilevante perché il Marocco è il Paese dal quale proveniva la grande maggioranza delle persone coinvolte nella crisi di Ceuta. Non risulta però che gli otto cittadini marocchini respinti dall'Italia fossero arrivati direttamente da Ceuta. Il bilancio dei controlli, quindi, non ha evidenziato un passaggio significativo verso l'Italia di persone coinvolte nella crisi migratoria.
Nonostante questi numeri, il governo italiano ha scelto di non interrompere la misura. Già alla fine di agosto Piantedosi aveva prorogato i controlli per altri 15 giorni, spiegando che restavano validi gli elementi che avevano portato alla loro introduzione. Il Viminale aveva però sottolineato anche le iniziative avviate dalla Spagna insieme all'Unione europea per riportare la situazione di Ceuta verso la normalità.