Modello 730, manca poco alla scadenza: cosa succede a chi lo presenta dopo il 30 settembre 2026
C'è tempo fino al 30 settembre per presentare il modello 730/2026. Chi non l'ha ancora fatto può utilizzare il servizio online dell'Agenzia delle Entrate oppure rivolgersi a un Caf, a un professionista abilitato o, quando previsto, al proprio sostituto d'imposta. La scadenza vale sia per il 730 precompilato sia per quello ordinario.
Per chi arriva a settembre, però, c'è un aspetto da considerare: se dal 730 emerge un debito il tempo per recuperare la somma si accorcia. E questo può farsi sentire sulla busta paga o sulla pensione.
Il rischio di rate più pesanti
Quando dalle verifiche risulta che durante l'anno sono state versate meno imposte di quelle dovute, la differenza viene recuperata dal Fisco. Per dipendenti e pensionati il pagamento avviene normalmente tramite il sostituto d'imposta, quindi direttamente con trattenute dalla busta paga o dal cedolino. Saldo e primo acconto possono essere pagati a rate, ma più ci si avvicina alla scadenza del 30 settembre e meno rate restano a disposizione. Chi presenta il 730 a settembre può, quindi, ritrovarsi con appena due o tre trattenute e con importi più alti.
Ciò può capitare, vista la richiesta di tempi di lavorazione più lunghi, a chi nel corso dell'anno ha lavorato per più datori senza un conguaglio complessivo, oppure a chi ha avuto altri redditi, come quelli derivanti da un immobile dato in affitto.
Nel mese di novembre viene trattenuto il secondo o unico acconto delle imposte, che deve essere versato in un'unica soluzione. Per chi è già alle prese con le rate del debito risultante dal 730, le due cose possono quindi arrivare insieme. Il netto dello stipendio o della pensione può ridursi parecchio proprio in quel mese. C'è una possibilità per ridurre o azzerare il secondo acconto, ma non vale per tutti. Bisogna poter prevedere con sufficiente sicurezza che l'imposta effettivamente dovuta sarà più bassa. La richiesta al sostituto d'imposta deve essere presentata entro il 10 ottobre.
Cosa succede a chi invia il Modello 730 in ritardo o non lo invia
Il 30 settembre 2026 è la scadenza ordinaria, ma arrivare oltre questa data non significa automaticamente andare incontro a un procedimento penale. Nei 90 giorni successivi è ancora possibile regolarizzare la situazione, anche se possono scattare sanzioni amministrative e, quando ci sono somme da pagare, interessi e ulteriori sanzioni. Trascorsi i 90 giorni, la dichiarazione viene considerata omessa ai fini tributari e le conseguenze diventano più pesanti.
Il penale riguarda soltanto i casi più gravi: per l'omessa dichiarazione devono esserci condizioni specifiche, tra cui un'imposta evasa superiore a 50mila euro per una singola imposta e la volontà di evadere il Fisco. Il semplice mancato invio del 730, quindi, non significa automaticamente commettere un reato.
Come si fa la dichiarazione dei redditi e cosa controllare
Il 730 precompilato si trova nell'area riservata dell'Agenzia delle Entrate e si può raggiungere con Spid, Cie o Cns. I dati già presenti possono essere confermati oppure modificati e integrati, per esempio aggiungendo redditi o spese detraibili che non compaiono nella versione iniziale. Prima dell'invio bisogna verificare che le informazioni siano corrette. Chi presenta la dichiarazione autonomamente deve indicare, quando necessario, il sostituto d'imposta che dovrà effettuare il conguaglio.
Nella scheda per la destinazione dell'8, 5 e 2 per mille dell'Irpef bisogna comunque compilare la parte prevista anche se non si vuole effettuare alcuna scelta. Il 730 può essere presentato anche senza sostituto d'imposta, anche se nel corso del 2026 se ne ha uno.
Quando arrivano i rimborsi Irpef
Se il risultato è a credito, per i lavoratori dipendenti il rimborso arriva generalmente a partire dalla prima busta paga utile. Per i pensionati, invece, le prime erogazioni arrivano di norma da agosto o settembre. Chi presenta il 730 più tardi può quindi ricevere il rimborso in un momento successivo.
In alcuni casi il conguaglio non passa dalla busta paga o dalla pensione: è il contribuente a dover versare quanto dovuto con il modello F24. La regola riguarda alcune specifiche situazioni fiscali. Eventuali somme a credito che non vengono utilizzate possono invece essere rimborsate dall'Agenzia delle Entrate.