Guerra Ucraina-Russia

Come finirà la guerra in Ucraina? Il politologo russo: “Putin avrà il Donbass, ma pagheremo per generazioni”

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Il politologo Vasily Kashin a Fanpage.it: “I costi del conflitto sono troppo alti e gli obiettivi strategici irraggiungibili, la nostra politica estera ne risentirà per decenni”. L’accademico vicino al Cremlino e spera in negoziati “nello spirito di Anchorage”: compromessi territoriali e Kyiv fuori dalla NATO, ma non sottomessa e legata all’UE.

Anche se Mosca conquisterà tutto il Donbass o lo otterrà a un tavolo negoziale, non potrà mai contare su un’Ucraina debole e sottomessa. Gli obiettivi di guerra erano irrealistici, il conflitto costa troppo e la Russia pagherà anche in futuro. La sua politica estera è compromessa per generazioni, le conviene la pace con concessioni reciproche e alla svelta. È quanto sostiene Vasily Kashin, politologo della Higher School of Economics di Mosca, considerato vicino agli ambienti del Cremlino.

Non è un oppositore. Difende l’invasione e considera il Donbass irrinunciabile. Proprio per questo le sue parole pesano: segnalano una rottura con i falchi che vogliono la capitolazione dell’Ucraina e l’annientamento dell’autonomia di Kyiv.

Le posizioni di Kashin indicano che una parte dell’establishment considera la guerra un disastro da archiviare appena si può, rinunciando a obiettivi fuori portata. Il politologo aveva già esposto alcune di queste tesi su Russia in Global Affairs, tribuna dell’élite diplomatica russa.

Se il direttore della rivista, Fyodor Lukyanov, gli ha dato luce verde per quell’articolo, significa che voleva che si aprisse un dibattito. E che il Cremlino era d’accordo di aprirlo. Kashin dice di aver avuto anche critiche favorevoli. La vittoria totale, sostiene, appartiene ai “sogni e alle fantasie” dei più guerrafondai, non a tutta la leadership russa.

È una crepa nella linea massimalista del Cremlino, è l’ammissione che combattere ancora offre pochi vantaggi e che Mosca ha fallito nel tentativo di riportare Kyiv nella propria sfera definitivamente e con ripercussioni economiche e strategiche gravi che persisteranno a lungo.

Vasily Kashin ritiene che la recente missione diplomatica degli inviati USA Steve Witkoff e Jared Kushner abbia inaugurato “un processo negoziale organizzato” e che la pace sia possibile sulla base di quanto discusso un anno fa ad Anchorage: ritiro ucraino dal Donbass e rinuncia alla NATO prima di un cessate il fuoco. Il resto dopo. Il Cremlino potrebbe accettare compromessi su alcuni dei territori ucraini occupati e garanzie occidentali per Kyiv, purché senza truppe straniere.

Professor Kashin, quel suo articolo su Russia in Global Affairs esprimeva una posizione personale o dava voce a un dibattito già presente nella élite russa?

Ho reso esplicita una posizione diversa dalla retorica radicale sulla guerra. Molti sostengono che si debba combattere fino alla completa distruzione dell’Ucraina. Io non credo che questa sia la vera politica del governo. Se così fosse, non sarebbe realistica. Qualcuno doveva dirlo. Troppi parlano di sogni e fantasie, non della situazione reale.

Il Cremlino ha lasciato circolare queste idee per misurare la reazione a eventuali compromessi negoziali?

L’iniziativa è stata mia. Ha creato un confronto tra una corrente favorevole a una linea massimalista e una più prudente. Un esponente del primo gruppo ha pubblicato un articolo su Russia in Global Affairs. Ho chiesto al direttore di poter rispondere. Mi ha detto sì.

Non cercavo di influenzare decisioni, volevo spiegare la politica russa. A volte il governo non comunica con chiarezza ciò che sta facendo e questo alimenta interpretazioni sbagliate, da noi e all’estero.

Quali reazioni ha avuto nellestablishment?

Ho rapporti con diverse strutture dello Stato, compreso il ministero degli Esteri. Alcuni hanno reagito positivamente, altri sono rimasti neutrali. Non ho ricevuto commenti negativi.

Dopo, però, Mosca ha intensificato i barrage missilistici sull’Ucraina. Hanno vinto i falchi?

Mosca ha risposto agli attacchi a lungo raggio sul territorio russo, alle nuove sanzioni contro le compagnie petrolifere e alla decisione americana di negare che ad Anchorage fosse stata raggiunta un’intesa.

Washington è tornata a chiedere un cessate il fuoco sulla linea del fronte senza che prima siano state stabilite precise condizioni politiche. La Russia ha concluso che non ci fossero più le basi per trattare. Ha reagito con attacchi più forti e una retorica più dura per non apparire debole.

La posizione russa resta quella di Anchorage? 

Non è cambiata, Mosca vuole negoziare sulle condizioni discusse in Alaska.

Gli attacchi ucraini sulle raffinerie sono un motivo in più per ritenere insostenibili i costi del conflitto?

Non cambiano l’equilibrio. Il mio argomento è un altro: una soluzione negoziata in tempi brevi conviene alla Russia perché, anche in caso di pieno successo militare, non ci sono più grandi obiettivi politici o strategici raggiungibili.

Che cosa chiede Mosca per fermare i combattimenti?

Un processo in due fasi. Prima, gli ucraini dovrebbero ritirarsi dal Donbass e accettare di non entrare nella NATO. Poi inizierebbe il cessate il fuoco. Le questioni politiche più ampie verrebbero discusse dopo.

Putin può dunque accettare una tregua prima di un trattato completo?

Certamente sì. Ma insiste sul ritiro dal Donbass perché vuole una prova concreta che Kyiv intenda davvero negoziare e non solo ricostruire le proprie forze.

Mosca accetterebbe garanzie occidentali per la sicurezza ucraina?

Un veto russo su qualsiasi garanzia non è realistico. L’Ucraina riceverà garanzie di sicurezza, la condizione decisiva per Mosca è che non ci siano truppe straniere sul territorio.

Cosa basterebbe a Putin per presentare la pace come una vittoria?

Il controllo del Donbass, l’Ucraina fuori dalla NATO, nessuna forza straniera al suo interno e l’impegno a proseguire negoziati politici. Con questi elementi potrebbe dichiarare vittoria e fermare la guerra.

Mosca può rinunciare ai territori occupati fuori dal Donbass?

Finché continueranno gli attacchi contro il territorio russo, Mosca amplierà quella che definisce una zona di sicurezza nelle regioni ucraine di Sumy e Kharkiv.

Se prenderà tutto il Donbass con la forza, non avrà ragione di scambiarlo con altri territori. Se invece si arrivasse prima a un negoziato, la questione potrebbe essere trattata.

Che cosa hanno portato di nuovo Witkoff e Kushner lo scorso fine settimana a Mosca e Kyiv?

Il metodo. Questa volta è arrivata una vera delegazione americana, con rappresentanti di diverse agenzie governative. In passato Witkoff si presentava da solo o quasi, con poco coordinamento con il resto dell’amministrazione. Ora sembra esserci un processo ben organizzato.

Putin potrebbe incontrare Zelensky?

È possibile solo alla fine del processo, con l’accordo pronto. I leader non possono negoziare i dettagli, devono formalizzare ciò che le delegazioni hanno già concordato.

Linvasione dell’Ucraina è stata una buona idea? Ha portato alla NATO nuovi membri, ha aumentato la spesa militare dell’Occidente, spinge sempre più lUcraina verso lEuropa…

All’inizio del 2022 ritenevo che la guerra fosse diventata inevitabile. Ha prodotto profonde trasformazioni politiche ed economiche in Russia, non tutte positive. E l’80% dell’Ucraina resta sotto il controllo di Kyiv.

L’Ucraina del dopoguerra sarà indipendente, strettamente legata all’Europa e fuori dall’influenza russa. La nostra politica estera avrà parecchi problemi e per un tempo lungo, intere generazioni

La Russia vuole ancora ricostruire la propria sfera di controllo nei confini dellUnione Sovietica?

No, gran parte dell’ex impero sovietico viene considerata un peso. La Russia non vuole assumersene di nuovo la responsabilità. La Bielorussia e l’Ucraina orientale però sono speciali. Mantenervi un certo grado di controllo è vitale per ragioni strategiche e di politica interna.

Quanto è alto il rischio di una guerra vera e propria tra Russia ed Europa?

Né la Russia, né l’Europa intendono iniziarla. Ma finché il conflitto ucraino continua, esiste il rischio costante di un’escalation, anche involontaria.

Dobbiamo far tacere le armi quanto prima e fissare regole di comportamento. Russia e Paesi europei resteranno a lungo ostili. Ma possono almeno porsi l’obiettivo di creare una situazione simile all’ultima fase della Guerra fredda: riarmo e deterrenza reciproca. Senza combattimenti diretti.

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