“Non si possono buttare le persone come sacchi dell’immondizia”. Sanchez risponde alle critiche sulla gestione di Ceuta

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All’indomani delle manifestazioni di piazza indette dalla destra il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez si trova ad affrontare lo snodo politico più critico del suo mandato da capo del governo. Intervenendo al Congresso, il leader socialista ha difeso l’operato del governo sulla crisi migratoria di Ceuta. “Abbiamo risposto con umanità. Non si può semplicemente afferrare una persona per un braccio e buttarla oltre il confine come un sacco di immondizia”.

A poco più di un mese dalla crisi migratoria di Ceuta – ovvero dall'arrivo in massa di oltre 70mila persone dal Marocco il 30 e 31 luglio presso la città autonoma spagnola situata nel Nordafrica – il primo ministro iberico Pedro Sánchez si trova ad affrontare quello che secondo molti è lo snodo politico più critico del suo mandato da capo del governo. All'indomani delle grandi manifestazioni di piazza convocate dal partito di estrema destra Vox per attaccare il leader socialista sulla questione migratoria, il premier iberico è intervenuto questa mattina al Congresso dei Deputati per riferire della gestione dell'emergenza Ceuta da parte delle autorità spagnole, del presunto ruolo del Marocco nei fatti di un mese fa e delle informazioni precedentemente in possesso da parte del Centro Nazionale di Intelligence (CNI), accusato da membri dell'opposizione di non aver saputo prevedere ed evitare in tempo la crisi.

Dopo aver espresso la sua solidarietà alla popolazione di Ceuta e ai migranti morti in mare nel tentativo di raggiungere l'exclave, e dopo aver ringraziato i dipendenti del settore pubblico "che lavorano instancabilmente per superare le crisi che abbiamo dovuto affrontare negli ultimi anni", Sanchez ha esortato a evitare ricostruzioni semplicistiche. "Non illudiamoci, né creiamo confusione. Quello che sta succedendo a Ceuta è molto più complesso e sfaccettato. Ci troviamo di fronte a un episodio in cui convergono numerosi attori e interessi, insieme a diverse questioni sociali, tecnologiche e geopolitiche. Capisco che questa complessità possa sconcertare molti e infastidire altri che preferiscono vivere in un mondo di slogan, messaggi semplici e titoli di giornale. Ma negarla o ignorarla significherebbe fare un torto alla verità, e quindi a Ceuta e alla Spagna".

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Il Primo Ministro ha difeso le Forze di Sicurezza dello Stato. "Hanno fatto la cosa giusta, la cosa più intelligente, e direi anche la cosa più coraggiosa, perché di fronte alla minaccia hanno saputo rispondere con umanità", perché "non si può semplicemente afferrare una persona per un braccio e buttarla oltre il confine come un sacco di immondizia, come sembra essere implicito in alcune dichiarazioni che abbiamo sentito non solo da esperti e commentatori, ma anche, purtroppo, da leader politici".

Sanchez ha quindi smentito chi da settimane sostiene che "l'invasione" sia stata prevista da tempo. "Abbiamo esaminato tutti i rapporti, tutti i messaggi, le note verbali delle Forze e dei Corpi di Sicurezza dello Stato, compreso il nostro Centro Nazionale di Intelligence (CNI), che sono stati inviati sia alle autorità politiche che alla Delegazione del Governo della Città Autonoma di Ceuta in quei giorni. E posso assicurarvi che nessuno di essi è andato oltre la descrizione dei dati o il consueto avvertimento, e che nessuno, per inciso, ha previsto ciò che alla fine è accaduto".

Il leader socialista si è concentrato anche sul presunto ruolo del Marocco, un'ipotesi emersa con forza negli ultimi giorni dopo la pubblicazione di un report interno del CENIF, il Centro nazionale per l'immigrazione e le frontiere, che indica che agenti e uomini dei servizi segreti marocchini avrebbero "guidato" gli immigrati verso il confine, facilitandone quindi l'arrivo a Ceuta. Secondo il documento, trapelato anche sulla stampa, sarebbe riscontrabile "l'esistenza di una pianificazione preventiva e, di conseguenza, di una previa paternità intellettuale e simultanea paternità materiale, volta a minare l'integrità territoriale della Spagna". Insomma, secondo questo dossier l'emergenza Ceuta sarebbe stata artificiosamente provocata dal Marocco, circostanza sempre categoricamente smentita dal governo spagnolo. La questione è politicamente cruciale: qualsiasi mancata reazione a segnali d’allarme riguardanti la sicurezza nazionale equivarrebbe a una grave negligenza e potrebbe alimentare le richieste di una mozione di sfiducia contro il primo ministro e il suo esecutivo.

Nel suo intervento al Congresso, Sánchez ha rivolto la sua attenzione proprio al dossier del CENIF: "Ha generato molte speculazioni nei media", ma il governo "non ha nulla da nascondere in questa vicenda tanto che ho ordinato la pubblicazione di un dossier con tutte le relazioni, proprio tutte, affinché i media e il pubblico possano esaminarle", ha annunciato il premier. "I nostri talk show e i social media erano pieni di voci che indicavano il Marocco come responsabile, e me ne assumo la responsabilità. È chiaro che il Marocco è al confine meridionale del nostro Paese e svolge un ruolo chiave nella gestione dei flussi migratori", tuttavia "nessuno ha fornito al Governo prove che ci permettano di concludere il coinvolgimento delle autorità marocchine. Sono a conoscenza dei dubbi, degli indizi, delle domande che circolano e me ne assumo la responsabilità. Ma in qualità di Primo Ministro, è mia responsabilità gestire questa crisi con rigore e prudenza, difendendo l'interesse generale, difendendo gli interessi del popolo spagnolo e prendendo decisioni basate su prove, non su sospetti, senza verifiche né pregiudizi".

Il Primo Ministro ha assicurato ai membri del Parlamento che le azioni del Centro Nazionale per l'Immigrazione e le Frontiere, che indicano un possibile coinvolgimento dei gendarmi marocchini nell'ingresso dei migranti, "dovranno essere chiarite". "Perché il Cenif non ha inviato una nota informativa datata 29 luglio a nessun superiore nella catena di comando della Polizia Nazionale e anche al Ministero dell'Interno?", ha chiesto Pedro Sánchez. "Perché il contenuto di una relazione commissionata in questo caso da un giudice, e con potenziali implicazioni per la sicurezza nazionale, non è stato condiviso con i loro superiori e con il governo spagnolo? Anche questo dovrà essere chiarito, signore e signori", ha insistito.

Il giorno dopo che decine di migliaia di persone sono scese in piazza in Spagna per protestare – guidate dal Partito Popolare (PP) e da Vox – contro la gestione della situazione a Ceuta da parte del governo, Sanchez ha denunciato la "retorica reazionaria, l'atteggiamento retrogrado e la mancanza di rispetto per i diritti umani". Il leader socialista ha promesso che il governo avrebbe raddoppiato il proprio impegno nella cooperazione allo sviluppo per aiutare "questi paesi a migliorare le loro possibilità di crescita economica". Perché, ha ragionato Sánchez, "non saremo mai in grado di garantire una sicurezza al 100% alle nostre frontiere". Dietro recinzioni, torri di guardia e posti di blocco, "la disuguaglianza e la ricerca di opportunità persistono".

Pedro Sánchez ha quindi annunciato che Re Felipe VI visiterà Ceuta "nelle prossime settimane". Dopo aver elencato i numerosi ministri e sottosegretari che hanno visitato la città autonoma nell'ultimo mese, ha dichiarato che "Ceuta ha bisogno del sostegno dello Stato più che mai, e proprio per questo motivo il Governo ha deciso che, dopo 20 anni senza una visita del Capo dello Stato a Ceuta e Melilla, il Capo dello Stato visiterà queste due città spagnole nelle prossime settimane e trasmetterà l'assoluto impegno dello Stato nei confronti di queste due città autonome".

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