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Dobbiamo solo vergognarci per quanto ci fanno paura i migranti di Ceuta

Qualche migliaio di ragazzi raggiunge l’exclave spagnola di Ceuta a nuoto e in Europa, mezzo miliardi di abitanti, un terzo della ricchezza del pianeta, si guarda a quelle immagini come a un’invasione barbarica. È un immagine che dice tutto di cosa siamo diventati.
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Mettiamo le cose nella giusta prospettiva. C’è un continente di 452 milioni di persone, che da solo possiede più o meno il 30% della ricchezza globale, autonominatosi culla della civiltà, patria del diritto e dello Stato sociale, che guarda con terrore a poche migliaia di persone che raggiungono a nuoto una sua exclave in Marocco, a Ceuta. Non con fratellanza. Non con compassione. Non con empatia. Non con la pietà che si deve a diciotto persone morte nel farlo. No, con terrore.

Il terrore che fa schierare l’esercito a Pedro Sanchez. Il terrore che fa dire a Giorgia Meloni che sospenderà il trattato di Schengen con la Spagna, sebbene l’Italia nemmeno confini con la Spagna e quei ragazzi siano ancora, almeno geograficamente, nel continente africano. Il terrore che trasforma qualche migliaio di ragazzi – poco più di un centesimo di quelli che hanno assistito al concerto di Ultimo – in una “minaccia concreta per la sicurezza dei confini europei”. Testuale.

Intendiamoci: sappiamo benissimo che è terrore misto a cinismo. Sappiamo benissimo che a sinistra come a destra quelle poche migliaia di ragazzi sono un tema elettorale. Per Sanchez sono la paura che una risposta poco ferma eroda ulteriore consenso ai socialisti e lo regali ai popolari e soprattutto a Vox. Per Meloni rappresenta invece l’incidente perfetto per provare almeno a rallentare l’emorragia di consensi della destra al governo in Italia, ammesso e non concesso che la paura per lo straniero non spinga il voto degli italiani verso Roberto Vannacci. Per tutta Europa in generale, sono l’amo perfetto con cui le estreme destre pescano voti e prendono il potere.

Poco più di dieci anni fa – era il 2 settembre del 2015 – il naufragio di un imbarcazioni di migranti siriani a Bodrum, in Turchia, porto a riva il piccolo Aylan Kurdi, fotografato esanime sulla spiaggia, riverso prono coi suoi pantaloncini blu e la sua maglia rossa, e per un attimo sembrò che l’Europa potesse avere un sussulto di dignità. Che davvero potesse essere all’altezza delle sue alte aspirazioni di continente dell’universalismo dei diritti e delle opportunità.

Finì con la Brexit, con l’ascesa delle destre praticamente ovunque e con un accordo miliardario con la Turchia, che si tenesse tutti i migranti nei suoi campi profughi.

La speranza, è che la vergogna di Ceuta possa generare un processo eguale e contrario, che un giorno come ieri possa davvero nascere un’Europa diversa, accogliente e solidale. Ma forse – più probabile – deve andare ancora un po’ peggio, prima che vada meglio.

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