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Per Sanchez ci sono reti russe e israeliane dietro l’arrivo di 70mila migranti a Ceuta

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Tra il 30 e il 31 luglio, quindi esattamente un mese fa, oltre 70 mila persone sono entrate nell’exclave spagnola di Ceuta, in Marocco, superando le barriere di frontiera. Molte di loro sono arrivate a nuoto. Un centinaio ha perso la vita nel tentativo. Una crisi che, nonostante per la maggior parte si è risolta nel giro di 24 o 48 ore, ha lasciato parecchi strascichi e che continua a pesare moltissimo ancora oggi nel dibattito pubblico spagnolo, e non solo. In questo momento rimangono a Ceuta circa 5mila migranti, tra cui 1.200 non accompagnati. Non sembrerebbero essere numeri difficili da gestire, soprattutto per un Paese di frontiera, abituato alle ondate migratorie. Ma, ovviamente, il fatto di trovarsi a Ceuta, in un’exclave, complica parecchio le cose. Senza contare le ripercussioni che i fatti di fine luglio hanno avuto a livello europeo.

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Stop a Schengen rinnovato per 15 giorni

Oggi il governo italiano ha annunciato di voler rinnovare per altri 15 giorni la sospensione di Schengen con la Spagna, una misura che aveva attivato lo scorso 1 agosto e che aveva generato molte polemiche. Da un lato se ne questionava pragmaticamente l’utilità, contando che se avessero voluto venire in Italia, quei migranti difficilmente lo avrebbero fatto con un normale volo di linea e i documenti alla mano, pronti ad attestare la loro irregolarità. Dall’altro si sottolineava che in un momento di crisi la cosa opportuna da fare era mostrare solidarietà, non sigillare i confini. Del resto, è quello che l’Italia ha sempre chiesto nei suoi confronti: soprattutto nei momenti in cui, attraverso il Mediterraneo, arrivavano ogni giorno migliaia di persone sulle coste italiane, da Roma (legittimamente) si è sempre sottolineato che la gestione di quei flussi non potesse essere lasciata solo all’Italia. Le coste italiane sono le coste europee, si è sempre detto. Eppure, quando è toccato alla Spagna, il governo di Giorgia Meloni ha scelto di sospendere Schengen con il Paese, invece di trattare la crisi come una crisi europea.

E oggi la misura – che in particolare riguarda il ripristino dei controlli alle frontiere aeree e marittime sui viaggiatori in arrivo dalla Spagna – è stata prorogata per due settimane. Il Viminale ha fatto sapere che la decisione è stata presa in linea con uno studio del Comitato analisi immigrazione e sicurezza delle frontiere “in ragione del permanere degli elementi di valutazione che erano stati alla base della loro reintroduzione lo scorso 1° agosto, ma al contempo anche tenendo conto delle iniziative già avviate dalla Spagna, insieme all’Unione Europea, affinché in quell’area la situazione possa avviarsi a una prossima normalizzazione”.

La spiegazione del Viminale, la risposta della Spagna

Insomma, da un lato i problemi di sicurezza che avevano portato il governo a sospendere il trattato per la libera circolazione non sarebbero ancora stati risolti – e da qui la proroga – dall’altro si riconosce che il governo spagnolo stia facendo ciò che deve fare per venire a capo della situazione e quindi, come ha detto anche poi il ministro Matteo Piantedosi, si confida che dopo questi 15 giorni non ci saranno altri rinnovi. Intanto però la Spagna, da parte sua, ha attivato la contromisura, cioè altri 15 giorni di controlli per chi arriva nel Paese dall’Italia. Lo hanno fatto, segnalano dal ministero dell’Interno spagnolo, per reciprocità.

Oggi Pedro Sanchez ha rilasciato un’intervista a Cadena Ser per parlare proprio della situazione a Ceuta, che continua a essere un argomento di primissimo piano nel dibattito pubblico spagnolo, e ha nuovamente chiesto maggiore solidarietà europea. Ripercorrendo tutto quello che è successo, Sanchez ha scagionato il Marocco: ha detto che chiaramente si continua a indagare su questo arrivo di massa – che chiaramente non è casuale – ma ha escluso che ci sia stato di mezzo lo zampino delle autorità marocchine. Quello che è stato confermato anche da fonti di intelligence, ha spiegato sempre Sanchez, è che sicuramente alla base di tutto ci sia stato un fraintendimento di una sentenza della Corte Suprema, che impediva di respingere in automatico le persone che riuscivano a entrare nell’exclave.

Dov'è la solidarietà europea?

Secondo Sanchez ci sono state reti russe e israeliane che hanno attivamente diffuso delle menzogne, dicendo che entrando via mare si fosse immuni al respingimento. Cosa ovviamente non vera. Una campagna di disinformazione, insomma, volta ad attaccare e isolare la Spagna. Quindi a spaccare e indebolire l’Europa.

Ora il governo spagnolo sta provando in tutti i modi a superare la crisi. Nonostante ci siano appena 5mila persone a Ceuta – che di abitanti ne conta circa 80mila – le tensioni rimangono elevate. Nel fine settimana alcuni cittadini marocchini sono stati fermati con l’accusa di aver lanciato delle pietre contro i soldati spagnoli di pattuglia. Pochi giorni prima una decina di migranti, sempre di nazionalità marocchina, era stata arrestata per aver ferito un militare colpendo con delle pietre la camionetta dell’esercito.

Ceuta in crisi

Sempre negli ultimi giorni ci sono state anche le incursioni violente di alcune persone negli accampamenti dei migranti, che avevano costruito delle tende di fortuna lungo la spiaggia del Trampolin e quella di Benitez. Il centro di accoglienza dell’isola conta infatti poco più di 500 posti, costringendo i migranti che rimangono nell’exclave ad accamparsi per strada. Solo che, appunto, alcune persone hanno dato fuoco a questi accampamenti, in modo da cacciare i migranti. Secondo i media spagnoli ci sarebbero di mezzo alcuni militanti di estrema destra, ma non solo. Anche residenti di Ceuta esasperati, dopo un mese in cui non si è trovata una soluzione e migliaia di persone rimangono ancora per strada. Incidenti del genere si sono susseguiti per giorni. Alcuni residenti hanno anche cercato di bloccare il passaggio delle macchine della Croce Rossa che portavano acqua, cibo e assistenza ai migranti.

Ora il governo sta cercando di trovare una quadra. Ha annunciato investimenti per 165 milioni di dollari e anche che re Felipe VI visiterà l’exclave. Al di là di tutti questi segnali, però, la situazione rimane complessa a Ceuta e le polemiche, in Spagna e in Europa, non sembrano destinate ad affievolirsi domani.

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