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La Russia minaccia l’Europa, ma Trump dice che Putin non attaccherà la Nato

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Dalla Russia arrivano segnali contrastanti. Da un lato le minacce esplicite della portavoce del ministero degli Esteri, Maria Zakharova, che dice che Mosca potrebbe prendere di mira le basi del Regno Unito in Europa in risposta agli attacchi ucraini fatti con armi britanniche; dall’altro i tentativi di abbassare i toni del portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, per cui questi allarmi sono “solo spauracchi” e non hanno nulla a che vedere con la realtà delle cose. Una versione, quest’ultima, sostenuta anche dal presidente statunitense Donald Trump, che dallo Studio Ovale ha detto di aver parlato con Vladimir Putin e ha assicurato che non attaccherà il territorio della Nato.

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La tensione però è elevata. Secondo diversi esperti di intelligence – questa è ad esempio la ricostruzione del Wall Street Journal – la visita a Mosca del direttore della CIA John Ratcliffe aveva proprio l’obiettivo di dissuadere il Cremlino dal predisporre per il prossimo futuro un attacco contro i Paesi della Nato, come ad esempio le repubbliche Baltiche. Del resto, scrive ad esempio il Corriere della Sera, la città estone di Narva, al confine proprio con la Russia, ospita la maggior parte dei cittadini russofoni che vivono nel Paese: il Cremlino potrebbe intervenire, come già ha fatto in passato nel Donbass e nella Crimea, dicendo di voler semplicemente proteggere una minoranza russa. Oppure, ci sarebbero le isole scandinave nell’Artico, dove Mosca ha altri interessi. O ancora, pensando alle parole di Zakharova, la base britannica a Cipro, che tra l’altro è già stata colpita da un drone iraniano nei primi mesi di guerra tra Washington e Teheran.

Le minacce della Russia

Anche in questo caso, Trump ha smentito. Ha detto che il viaggio del capo della CIA in Russia è stato praticamente di routine. Anche se, in realtà, sarebbe la prima volta che un direttore dell’intelligence statunitense mette piedi sul suolo russo dallo scoppio della guerra in Ucraina. E proprio il fatto che non sia stata tenuta segreta ha fatto pensare agli esperti di intelligence che si sia trattato di una sorta di avvertimento esplicito.

Il timore è infatti che la Russia possa voler approfittare della debilitazione degli Stati Uniti dovuta alla guerra con l’Iran (parliamo in primis della riduzione delle scorte militari) per alzare il livello dello scontro, intensificando le operazioni contro gli interessi degli alleati della Casa Bianca in Europa. Secondo gran parte della stampa statunitense, quindi, Ratcliffe sarebbe volato a Mosca per intimare al Cremlino di non azzardarsi a colpire la Nato, nel tentativo di mettere alla prova l’Alleanza in un momento complesso per gli Stati Uniti e, allo stesso tempo, uscire dallo stallo in Ucraina.

La CIA e gli attacchi ibridi

Il New York Times, invece, ha ricostruito gli ultimi giorni in modo un po’ diverso. Ha scritto che Ratcliffe avrebbe detto chiaramente ai russi che gli Stati Uniti sono a conoscenza di come la situazione sia in campo militare che economico sia nera per Mosca, e avrebbe quindi esortato a raggiungere il prima possibile un accordo.

In entrambe le eventualità, comunque, gli europei sono stati tenuti ai margini, ancora una volta, nonostante la minaccia contro il Vecchio Continente sembri sempre più elevata. Politico ha scritto che la guerra ibrida della Russia contro l’Europa è sempre meno ibrida. Il giornale cita gli esplosivi che sono stati trovati in Germania, collegati a un attacco pianificato contro l’aeroporto di Lipsia; il drone che la Romania ha distrutto vicino a un impianto per l’estrazione di gas naturale sul mar Nero; il piano, scoperto dall’intelligence statunitense, per assassinare il CEO di un’azienda tedesca produttrice delle armi.

L'Europa a rischio

Secondo Politico bisognerebbe fare una riflessione: mentre Mosca continua ad alzare l’asticella delle azioni offensive in Europa – che si parli appunto di sabotaggi alle infrastrutture, cyber attacchi, complotti di assassinii – dovremmo chiederci se siamo ancora nel campo della guerra ibrida. O se questa non sia semplicemente guerra.

Da un lato, scrive sempre Politico, usare un linguaggio più soft permette di evitare l’escalation del confronto, ma dall’altro potrebbe portare a sottovalutare le minacce che ci sono effettivamente in campo. E cita Camille Grand, ex vicesegretario generale della Nato e attuale dirigente dell'Associazione europea delle industrie aerospaziali, della sicurezza e della difesa, secondo cui siamo in una guerra ibrida che non è più così ibrida.

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