Concorso Agenzia Entrate per 622 posti va rifatto: bocciato requisito cittadinanza italiana, spazio anche agli stranieri

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Il Tribunale di Milano ha dichiarato discriminatorio il requisito della cittadinanza italiana previsto nel concorso dell’Agenzia delle Entrate per 622 posti nell’area assistenti. Il bando dovrà essere modificato per consentire la partecipazione anche alle categorie di cittadini stranieri ammesse dalla legge. Per il giudice, le mansioni non giustificano la riserva di nazionalità.

Il concorso dell'Agenzia delle Entrate per 622 posti nell'area assistenti dovrà essere modificato. Il Tribunale di Milano ha infatti dichiarato discriminatorio il requisito della cittadinanza italiana previsto dal bando pubblicato il 15 maggio 2026, stabilendo che la selezione dovrà essere aperta anche alle categorie di cittadini stranieri che la legge ammette ai concorsi pubblici. La procedura era rivolta alle persone iscritte al collocamento mirato previsto dalla legge 68/1999, quindi prevalentemente a persone con disabilità.

La decisione è arrivata dopo il ricorso presentato da Avvocati per Niente (APN), Associazione per gli Studi Giuridici sull'Immigrazione (ASGI), CGIL Lombardia e LEDHA. Il giudice della Sezione Lavoro, Luigi Pazienza, ha ritenuto che per la qualifica messa a bando non sussistessero i presupposti per applicare la cosiddetta riserva di nazionalità.

Perché il bando prevedeva la cittadinanza italiana

Alla base della scelta dell'Agenzia c'è un Dpcm del 1994, che prevede la cittadinanza italiana per alcune assunzioni nelle amministrazioni riconducibili all'allora Ministero delle Finanze, da cui deriva l'attuale Agenzia delle Entrate. Nel frattempo, però, la normativa generale sull'accesso al pubblico impiego è cambiata e oggi consente la partecipazione anche ad alcune categorie di cittadini stranieri, tra cui, in determinate condizioni, i familiari di cittadini dell'Unione europea, i soggiornanti di lungo periodo e i titolari di protezione internazionale.

Il Tribunale ha chiarito che la cittadinanza italiana non può essere richiesta automaticamente per ogni posto all'interno della pubblica amministrazione. Occorre verificare quali siano le mansioni previste dal singolo incarico e se comportino effettivamente l'esercizio di poteri pubblici o responsabilità legate alla tutela degli interessi generali dello Stato. Nel caso degli assistenti dell'Agenzia delle Entrate, secondo il giudice, questo non avviene: le attività previste dal contratto non implicano l'esercizio di poteri autoritativi tali da giustificare una riserva di nazionalità.

La sentenza distingue quindi questi incarichi da quelli affidati a figure più specializzate dell'amministrazione, per le quali possono invece essere previste funzioni connesse all'esercizio di pubblici poteri e, di conseguenza, una diversa disciplina sull'accesso.

L'Agenzia dovrà modificare il bando

Con la sentenza depositata il 23 settembre, il Tribunale ha ordinato all'Agenzia delle Entrate di modificare il bando e consentire la partecipazione alle categorie di cittadini stranieri ammesse dalla legge. L'amministrazione avrà 30 giorni dalla comunicazione della decisione per adeguarsi; in caso di ritardo è previsto il pagamento di 100 euro per ogni giorno di inadempimento. Il provvedimento dovrà inoltre essere pubblicato sul sito dell'Agenzia e l'amministrazione dovrà versare 8mila euro alle associazioni che hanno promosso il ricorso.

La pronuncia arriva dopo una recente decisione della Corte di Cassazione sullo stesso principio. A luglio, con la sentenza 23818/2026, la Suprema Corte aveva affrontato una questione relativa a un concorso del Ministero dell'Interno, stabilendo che la riserva della cittadinanza italiana deve essere collegata alle caratteristiche concrete delle mansioni e all'eventuale esercizio di pubblici poteri, e non può essere applicata automaticamente a ogni incarico nella pubblica amministrazione.

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